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L’ultimo atto del Risorgimento: la conquista di Roma

Il 20 settembre 1870 è una data storica perché segna la fine del millenario potere temporale dei Papi e l’inizio di una diversa presenza della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo


12/10/2020

di Giambattista Pepi


Alle 10 del mattino del 20 settembre 1870, i cannoni dell’artiglieria italiana cessano di tuonare contro le mura di Roma e la fanteria e i bersaglieri del Regno d’Italia si lanciano all’assalto di Porta Pia, contrastati ancora dal fuoco di fucileria dei militari pontifici del Papa. 
Da giorni, 60mila soldati del generale Raffaele Cadorna sono schierati lungo le vie Salaria, Appia, Aurelia e Tiburtina e stanno convergendo sulla città. La conquista non è cruenta: 49 morti e 141 feriti tra le fila dell’esercito italiano e 20 morti e 49 feriti tra quelle dell’esercito pontificio, grazie alla decisione di Pio IX di ordinare una resistenza solo simbolica e di aver fatto esporre la bandiera bianca. 
La presa della città è dunque quasi solo un atto formale e poco tempo dopo la breccia, un plebiscito svolto il 2 ottobre 1870 sanziona a schiacciante maggioranza l’annessione di Roma e di quello che rimaneva dello Stato Pontificio al Regno d’Italia. 
Con la legge n. 33 del 3 febbraio 1871 la capitale venne trasferita da Firenze a Roma. Il Pontefice non riconobbe la sovranità del Regno d’Italia sui domini della Chiesa e respinse la Legge delle Guarentigie con la quale il Governo italiano nel maggio 1871 intendeva assegnarle l’usufrutto dei beni che ora appartengono alla Città del Vaticano e si conferivano al Papa una serie di garanzie sulla sua indipendenza. Si conclude così l’ultimo atto del Risorgimento nazionale.   
Di questo evento memorabile della storia mondiale che decreta la fine del millenario potere temporale dei Papi e segna l’inizio di una diversa presenza della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo, parla Vittorio Vidotto nel libro 20 settembre 1870 (Laterza, pagg. 224, euro 18,00). 
Gli italiani si muovono dopo le sconfitte francesi nella guerra contro la Prussia. È chiaro, infatti, che la Francia non intende intervenire più a difesa del Papa dopo il crollo dell’impero di Napoleone III e la nascita della Terza repubblica a seguito della sconfitta di Sedan nella guerra franco-prussiana.  A questo punto, ci sono le condizioni per la conquista di Roma e il Governo non può desistere se non mettendosi contro l’opinione pubblica e l’obiettivo finale del Risorgimento.
Fino all’ultimo si cerca una soluzione pacifica: la preferisce il Governo, timoroso delle reazioni delle potenze straniere, e anche il re Vittorio Emanuele II che, da cattolico, vorrebbe evitare lo scontro diretto con il Papa. Ma Pio IX respinge le profferte italiane e acconsente alla difesa armata chiesta dai suoi soldati, pronti a battersi come nuovi crociati. Lo scontro, seppure limitato, mostrerebbe a tutto il mondo la violenza subita. 
Il libro ricostruisce in dettaglio l’avvicinarsi delle truppe italiane a Roma, l’organizzazione delle difese pontificie e l’assalto alla città. Segue poi gli sviluppi successivi, dai festeggiamenti al plebiscito di annessione fino all’avvio di una nuova politica nel quadro del sistema costituzionale rappresentativo italiano.
La data del 20 settembre conosce alterne fortune e divide le coscienze, continuando nel tempo ad accendere lo scontro ideologico fra clericalismo e anticlericalismo. Festa nazionale nel 1895, viene cancellata definitivamente nel 1929 con la firma dei Patti Lateranensi. Da quel giorno, da quel momento, al di là delle ricorrenze e del loro valore simbolico, nasce una nuova consapevolezza: la laicità dello Stato e la missione interamente religiosa della Chiesa.

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