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L’utopia di una donna ai vertici del potere in un Paese “machista”. Fra assalti populistici e miasmi da social

È questa la scottante tematica che tiene banco ne Il soffitto di cristallo. Un romanzo di intrigante lettura che - come ci racconta l’autore - ha per protagonista una giovane politica di sinistra, bella quanto spregiudicata, che diventa primo ministro in seguito a un complotto. A fronte di un epilogo dai risvolti gialli


05/03/2020

di Gianni Perrelli


Il mio ultimo romanzo - Il soffitto di cristallo (Di Renzo editore, pagg. 208, euro 15,00) - nasce da uno spunto di riflessione sull’utopia di una donna ai vertici del potere in un Paese machista come l’Italia e dal tentativo di fissare in un fermo immagine lo stato confusionale di una politica scossa dagli assalti dei populismi e intossicata dai miasmi dei social. Una storia molto contemporanea che può anche essere interpretata come una rielaborazione nostrana di House of Cards
La protagonista è Livia Serantoni, una giovane politica di sinistra bella e spregiudicata. Diventa primo ministro in seguito a un complotto ordito dalle forze del sistema per ostacolare il populismo dilagante. Viene lanciata come una madonna laica che per le doti di freschezza e di glamour è in grado di calamitare facili consensi presso un elettorato smanioso di novità. Ma non è una marionetta manovrata dalle segreterie dei partiti. E’ competente, colta, grintosa. Ha un curriculum inattaccabile che poggia su un percorso di battaglie civili e sulla coerenza nella difesa dei valori. L’ambizione prevale però sull’integrità quando le viene offerta l’occasione di entrare nella Storia. 
La principale vittima della macchinazione è Paolo, il Pigmalione-amante di Livia. È il capo dell’opposizione che l’ha lanciata in politica. Che si opponeva all’inciucio fra le forze a lungo avverse della destra e della sinistra. E che viene detronizzato da uno scandalo di mazzette costruito ad arte dai suoi nemici contro i quali non trova l’energia per difendersi. Livia non partecipa in prima persona alla congiura ma quando fiuta la possibilità di salire a Palazzo Chigi non fa nulla per andare in soccorso al suo uomo che sa innocente. Lei, tra il giubilo prevalente delle masse compiaciute dalla svolta storica, diventa primo ministro. Lui lascia la vita pubblica e mettendo a profitto una laurea in medicina fonda un’Ong e apre un ospedale in Sudan. Continua a far politica mettendosi al servizio degli ultimi. 
Livia, inebriata dal potere che le consente di incontrare e affrontare a viso aperto i grandi della terra, è costretta a barcamenarsi fra i compromessi allontanandosi dai suoi valori. Si batte sì quotidianamente con energia per imporre la sua agenda ma sbatte quasi sempre contro un muro di gomma e scopre che per galleggiare ai vertici una donna deve ricorrere agli stessi stratagemmi degli uomini. 
Per vincere la frustrazione di un’immagine che si va via via appannando, evadere dalla tirannia della routine governativa e recuperare una dimensione privata intreccia una relazione clandestina con un influente giornalista di destra, sposato e con figli, che incontra saltuariamente di notte nella casetta di vacanze che lui possiede al mare. Ma non riesce a liberarsi di Paolo che ha avuto un ruolo troppo importante nella sua vita. Gli invia ogni notte una mail ammiccante da un indirizzo farlocco. In cui gli confida i suoi segreti. Ma in cui gli chiede anche consigli sugli enormi problemi di cui deve farsi carico. Lui non risponde mai. Non per rancore ma per reale disinteresse a riallacciare un rapporto che considera archiviato. Si limita a leggere i messaggi. 
A interrogarsi sui rapporti interpersonali, sul caos prodotto nella vita quotidiana dalla rivoluzione digitale, sulle schizofreniche dinamiche della società, sui cambiamenti turbinosi di una politica in rapida trasformazione. E a discuterne con la nuova fiamma, una signora della buona società che lo ha seguito in Sudan dopo una tragedia familiare e gli fa da assistente nell’ospedale africano. 
Nell’epilogo la storia clandestina ha i risvolti di un giallo. In cui Livia matura una certezza. Se è difficile sfondare il soffitto di cristallo lo è ancor di più resistere sulla vetta senza rinunciare ai propri valori.

(riproduzione riservata)