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La voce del Mediterraneo "subalterno e negato"

Lain Chambers e Marta Cariello ci propongono, attraverso un insieme di considerazioni interdisciplinari e transculturali, di rileggere la questione mediterranea in modo diverso rispetto alla narrazione abituale


17/06/2019

di Tancredi Re


Non c’è secondo noi al mondo una terra che possa raccontare la storia nel segno dell’egemonia di alcuni popoli e nazioni su altri oppressi e subalterni come il Mediterraneo. Questa regione (che comprende il mare che ne porta il nome e i Paesi di tre continenti, Europa, Asia e Africa, che vi si affacciano) riassume icasticamente tutte le regioni a sud del mondo, rese strutturalmente inferiori e subalterne dagli inizi dell’epoca moderna. 
Era stato già Antonio Gramsci (uno tra i più grandi intellettuali del XX secolo e tra i fondatori del Partito Comunista) ad avere proposto in un testo incompiuto del 1926 conosciuto in seguito come “La questione meridionale” (originariamente intitolato Alcuni temi della questione meridionale pubblicato nel 1930 a Parigi sulla rivista Lo Stato operaio) ad avere intuito, elaborato e proposto la storia del Mediterraneo in una chiave nuova e diversa rispetto alle “letture” della storiografia tradizionale. 
Elaborò in particolare il concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne. 
Secondo Gramsci la questione meridionale rifletteva la subordinazione del Mezzogiorno al Nord Italia e la sua maggiore distanza dall’Europa moderna. Estendendo questo concetto ad altre aree del mondo, il Mediterraneo e i diversi Sud del mondo venivano resi inferiori e si trovavano in una condizione di subalternità fin dagli inizi dell’epoca moderna. 
Una lettura geopolitica fatta dal dominatore, che non permette di cogliere l’altro Mediterraneo: quello subalterno, nascosto, che fa fatica ad emergere, a farsi vedere, ad avere voce. 
E a questo mare è dedicato il libro La questione mediterranea (Mondadori, pagg. 149, euro 12,00) scritto da Iain Chambers e Marta Cariello. Gli autori (entrambi docenti universitari) rispondono anzitutto ad una domanda di fondo. Cos’è oggi il Mediterraneo? “Oggi è sospeso tra le presunte radici antiche in rovina e gli odierni svaghi di vacanze. Il recente arrivo di immigrati “illegali”, accompagnati dalle ombre delle migliaia di corpi che giacciono in fondo al mare, ha drammaticamente bucato questa immagine, spezzando la sua storia”. Ed è proprio questo il punto: la complessità della formazione storica e culturale del Mezzogiorno torna in tutta la sua forza. E ce ne siamo accorti, ce ne stiamo accorgendo già da qualche anno, da quando i migranti si avventurano nelle acque del Mediterraneo e approdano nelle nostre spiagge, coste, porti, in cerca di un rifugio sfidando il freddo, gli stenti, la paura, la morte, pur di mettersi in gioco e coltivare la speranza di un futuro diverso. 
Ebbene, “l’arrivo non autorizzato del migrante ha riaperto quell’archivio, stracciato la geografia che una volta lo aveva confinato in luoghi precisi – altrove, dall’altra parte, non in Europa - ed esposto il Mediterraneo e l’Europa moderna a una serie di sguardi e voci inaspettati”. 
Prima le rivolte della primavera araba contro regimi corrotti e dispotici, poi i conflitti interetnici nei Balcani (Jugoslavia, Kosovo, Macedonia), quindi la continua guerra coloniale di Israele cominciata nel 1948 contro i palestinesi e non ancora terminata, rimettono il Mediterraneo alla ribalta in un modo nuovo e inaspettato e, con esso, pongono nuovi interrogativi, pongono questioni ineludibili. “Premono – scrivono gli autori – non solo sulle questioni geopolitiche, ma anche sulle definizioni di cittadinanza, di diritti e di appartenenza”. 
L’obiettivo del volume è offrire, attraverso un insieme di considerazioni interdisciplinari e transculturali, l’altro Mediterraneo, quello subalterno, rimosso e negato capace di interrogare e di interrompere la narrazione abituale.

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