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Le Marocchinate, la pagina nera della guerra di Liberazione nazi-fascista

La giornalista francese, ma di origini italiane, Eliane Patriarca indaga sulle violenze e gli stupri commessi sui civili nella Ciociaria e nel Frusinate dai militari del Corpo di spedizione francese durante la campagna d’Italia (1943-45)


21/05/2018

di Giambattista Pepi


Avete sentito parlare dei goumiers? La parola goumier (storpiatura francese della parola araba qum, che significa “squadrone” o “banda”) indicava un soldato di nazionalità marocchina incorporato nell’esercito francese, tra il 1908 e il 1956.  Erano contadini molto poveri e, in gran parte analfabeti. Provenivano dalle tribù montane dell’Atlante (in particolare dalle zone di idioma Chaouia, Sidi Boubaker, Ouled Said, Settat, Kasbeth Ben Ahmed, Dar Bouazza e Sidi Slimane). Ma più tardi sarebbero stati reclutati anche in altre ex colonie del Maghreb francese (Tunisia e Algeria). Intuendo la convenienza di formare milizie irregolari con soldati del luogo che garantivano un valido supporto alle truppe regolari, data la conoscenza del territorio, i goumiers furono gradualmente integrati nell’apparato militare sotto la guida del comando francese ed utilizzati dal 1908 in Marocco. Sulla carta dipendevano dal Sultano del Marocco, ma in pratica formavano un’estensione dell’esercito francese e il loro utilizzo fu fondamentalmente quello di “pacificazione del Marocco”. 
goumiers non furono utilizzati al di fuori del Marocco durante la Prima guerra mondiale. La loro presenza permise comunque al generale Louis Hubert Golzalve Lyautey di ritirare una parte considerevole delle truppe francesi regolari dal Marocco per spostarle sul fronte occidentale. Ma nella Seconda guerra mondiale i francesi non si fecero tanti scrupoli e fecero ricorso ai soldati marocchini facendoli combattere a fianco degli alleati e, soprattutto, li impiegarono durante la Campagna d’Italia (1943-45). In tutto erano 12mila uomini. Abituati alla dura vita di montagna, resistenti al freddo e alla fame, erano specializzati in raid notturni e, combattendo contro i fascisti italiani e i nazisti tedeschi, prediligevano l’uso di un lungo coltello (“koumia”) per assaltare i nemici, che venivano sgozzati e spesso mutilati. Questo modo di combattere costò allo stesso tempo pesanti perdite tra le fila dei goumiers. Combattenti valorosi, dunque, penserete, arditi, coraggiosi e disposti a tutto. In parte è vero, ma essi hanno sulla loro coscienza reati infamanti per dei militari: aver compiuti rappresaglie contro civili inermi, proprio contro coloro che avrebbero dovuto liberale e proteggere dai “nemici”. 
Tutto iniziò nel luglio 1943, quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia. Nella risalita lungo la penisola, furono molti i soldati che si lasciarono andare a episodi di violenza. Infatti, passando per le campagne, le contrade ed i villaggi nel Sud Italia, durante la guerra di Liberazione, si macchiarono di orrendi delitti: incendi, saccheggi, omicidi e oltre 7mila stupri. Questi stupri furono ricordati in seguito dagli italiani come “Marocchinate” e furono perpetrati contro donne, bambini e uomini, perfino diversi preti vennero brutalmente sodomizzati, in particolare durante la battaglia di Montecassino. Ad Esperia, paese che al tempo contava circa 2500 abitanti, 700 subirono atti di violenza in occasione del passaggio delle truppe ed alcuni sarebbero morti in seguito alle ferrite riportate e allo choc causato dall’aggressione. Ma anche nella Ciociaria e nel Frusinate furono diverse migliaia le donne violentate, abusate e uccise durante la marcia dei “liberatori”. Non solo dai “goumiers” al comando del generale Alphonse Juin ma anche da parte di altri soldati regolari con la complicità di generali e ufficiali che chiudevano gli occhi e si voltavano dall’altra parte quando assistevano impassibili a questi crimini orrendi. C’è voluto tempo prima che si potesse squarciare il velo che aveva tenuti nascosti all’opinione pubblica questi turpi episodi della storia della Liberazione dell’Italia da parte delle truppe alleate. Per anni si era preferito tacere, le donne per pudore e autodifesa, le istituzioni italiane e francesi per non macchiare l’onore e non urtare la sensibilità dei rispettivi eroi della Liberazione dai nazi-fascisti. 
Tra i primi ad occuparsi degli scempi dei “goumiers” era stato nel 1960 Alberto Moravia in La ciociara (Bompiani), da cui sarebbe stato tratto l’omonimo film diretto da Vittorio De Sica, con l’adattamento del testo da parte di Cesare Zavattini, interpretato da Sophia Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Carlo Ninchi e Andrea Checchi. Più recentemente nel 2015 è stata Stefania Catallo con Le marocchinate (Edizioni Sensibili alle foglie) a tornare a parlare di questo argomento. 
Adesso Eliane Patriarca, giornalista francese, ma di origini italiane, in La colpa dei vincitori (Piemme, pagg. 180, euro 17,50), indaga in maniera approfondita su questi fatti poco conosciuti sia in Francia, che in Italia, anche per scoprire se ai suoi nonni, originari di quelle zone, era toccata quella sorte. 
Un ritorno alle radici e un’indagine storica che, raccogliendo testimonianze terribili e sempre vivide, tocca un nervo ancora scoperto della nostra storia. “Solo qualche anno fa – racconta l’autrice - ho sentito parlare per la prima volta delle sofferenze inflitte dai “liberatori”. “Un amico italiano mi accennò agli innumerevoli stupri perpetrati dal corpo di spedizione francese, il CEF (Corps expéditionnaire français en Italiendr) che faceva parte della coalizione alleata sotto il comando americano. Era stato nella Ciociaria, la mia zona d’origine, che le truppe coloniali francesi si erano scatenate in modo particolare. Rimasi senza parole. Era tutto vero”. 
La testimonianza che offre Patriarca serve a farci conoscere da vicino e senza filtri la verità su una delle pagine più turpi e ignobili della storia della Liberazione dell’Italia. Una macchia che, tuttavia, non deve inficiare il giudizio sugli alleati anglo-americani, canadesi e francesi che, anche a prezzo delle loro vite, hanno restituito al nostro Paese la libertà che avevamo perduto con il Fascismo e la successiva democrazia. Base e premessa indispensabili di un periodo di prosperità e di pace che dura ininterrottamente da 73 anni.  

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