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Le Sardine? Dei piddini mascherati per fermare in qualche modo Salvini

E per quanto riguarda il Quirinale? Ci vuole un uomo preparato. Antonio Patuelli dell'Abi, ad esempio


25/11/2019

di Sandro Vacchi


Antonio Patuelli

“La sovranità appartiene al popolo”. Non lo dicono (solamente) Matteo Salvini e i pericolosissimi sovranisti-fascisti-reazionari-xenofobi, bensì il secondo capoverso del primo articolo della Costituzione italiana, quella che da un po' di tempo - chissà perché – i comici che ci governano e quello che gli faceva da grancassa non definiscono più “la più bella del mondo”. Questo giusto per chiarire che l'accusa di sovranismo, lanciata a ogni pie' sospinto dai bempensanti “democratici” a chi sta dall'altra parte della barricata, è istituzionalmente ridicola, per non dire altro. A maggior ragione proseguendo nella lettura dell'articolo 1: “... popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” 
Dovremmo pensare che il presidente emerito Giorgio Napolitano non abbia mai letto la suprema Carta, oppure che abbia sorvolato, visto come consentì al popolo di esercitare la propria sovranità? Sergio Mattarella, suo successore, è tutt'altro che un cuor di leone e preferisce ascoltare piuttosto che fare proclami, però nutre un concetto della democrazia che di bolscevico non ha nulla. Così non è un mistero che, qualora il secondo dicastero Conte continuasse a essere più surreale del primo, aprirebbe la Costituzione a pagina 1 e allora ne vedremmo delle belle. 
Si arriverebbe al “redde rationem”, come sanno anche i neonati, se in gennaio il Partito Demente si trasformasse in Partito Defunto, senza neppure la necessità di cambiare sigla, almeno questa volta. Basterà che perda le elezioni regionali in Emilia-Romagna, ecco perché Giuseppe Conte trema come un altro Giuseppe (Stalin) al cospetto delle armate tedesche. Baffone chiamò a raccolta i russi chiamandoli fratelli e sorelle, non certo compagni, come aveva fatto fino ad allora, e l'ebbe vinta: la Grande guerra patriottica (i bolscevichi si appellavano alla patria? Non saranno stati salviniani?) fu il trionfo dell'Armata Rossa. 
DIETRO UN BANCO DI SARDINE - I compagni italiani, molti anni più tardi, si attaccano invece alle Sardine. Lo fanno lodando i giovani delle piazze, attenti però a tenerli a distanza (non si sa mai), come movimento spontaneo di protesta. Ma certo! Si protesta contro l'opposizione e non contro il governo, forse per la prima volta al mondo. Il mitizzato Sessantotto, causa prima del disastro scolastico e intellettuale dell'Italia, era almeno un autentico movimento spontaneo, di opposizione e contro il sistema, non certo di sostegno alla Dc e al pentapartito. E i Girotondi, il Popolo Viola, la Pantera, gli Indignati? Nessuno ha mai avuto la faccia tosta di raccontarci che non contestassero ferocemente i governi Berlusconi e che non fossero emanazione della sinistra, per quanto meno scalcinata di quella attuale, che peraltro sinistra non lo è più da tempo. 
Ipocrita lo è sempre, invece, perciò manda avanti altri per vedere come si mette. Va male? E chi li conosce? Va bene? Sono figli nostri, compagni che hanno ragione. Non che sbagliano, quelli si chiamavano Brigate Rosse e sparavano in testa alla gente, non sparavano fanfaluche nella testa della gente. 
Si dà il caso che, se le terre fra Piacenza e le Romagne cadranno preda di Matteo dalle Bande Nere, la pacchia sarà finita. Addio ai vantaggi fiscali per le cooperative, al loro sostegno economico al Partito, all'interscambio politico, alla rete assistenziale diffusa: insomma, al “Non si muove foglia che il Partito non voglia”. Valanghe di denaro troverebbero altri amministratori e altre strade. Per rimanere terra terra, una sconfitta del Partito Democratico il 26 gennaio aprirebbe la strada a inevitabili elezioni nazionali, sull'esito delle quali sussistono ben pochi dubbi, come sul colore che sta assumendo lo Stivale da Nord a Sud. 
Una buona metà di parlamentari dovrebbero trovarsi un mestiere alternativo, missione ingrata soprattutto per i grillini, talmente ridicoli che il loro leader è stato appena commissariato da un capocomico. Aspettiamo che Lino Banfi faccia lo stesso con Nicola Zingaretti, al quale assomiglia anche fisicamente. Un Parlamento rivoluzionato dalle elezioni significherebbe Matteo Salvini capo del governo e chissà chi al Quirinale, comunque non Prodi, non Bersani, e nemmeno Gad Lerner o Fabio Fazio. Insomma, una tragedia sovranista per l'Unione Europea, per le ONG, per il Vaticano globalista, per le sinistre o sedicenti tali. Fateci caso: tutte entità in crisi più o meno profonda. 
La crisi ideologica di un partito che, nel profondo, non è mai autenticamente cambiato, lo ha trasformato in reazionario da rivoluzionario quale voleva essere, e ne induce i vertici a escogitare improbabili piani B, C, ormai anche Z per trovare vie di scampo. L'ultimo di questi è il piano S, come Sardine. Le quali non sono che piddini camuffati, in quanto i titolari del nome si vergognano di sé stessi, al punto che hanno cambiato già quattro volte in trent'anni la ragione sociale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. 
Incapaci di contenere la Lega, la quale a sua volta ha cancellato “Nord” dalla carta d'identità, gli eredi di Togliatti e Berlinguer mandano in avanscoperta le Sardine. Pur senza le lacrime di coccodrillo di Achille Occhetto al primo mutamento anagrafico, consapevoli dei propri segretari che durano ormai quanto gli yogurt, e della pochezza dei quali il più sicuro sembra Matteo Renzi, ex segretario pure lui, che li propone, li fa nominare e poi li pianta in asso, in qualche modo cercano di stare a galla: le Sardine saranno pesci, ma almeno non dovrebbero puzzare di stantio quanto il vecchio e glorioso Partito. 
I bravi ragazzi apolitici e apartitici, come vuole la leggenda metropolitana, scendono dunque in piazza per vedere se, almeno loro, riescono a tenere a bada Salvini, il Male Assoluto, e intonano “Bella ciao”, canto apartitico per eccellenza, vero? Prima idiozia tattica: Salvini quali provvedimenti sta prendendo? Quali leggi antidemocratiche propone? Quali manovre economiche dispone per affamare il popolo? Fingono di non sapere che è all'opposizione. Perché non manifestano contro il reddito di cittadinanza, il tracollo di Ilva e Alitalia, le case ad affitto figurato per gli ex ministri, il conflitto di interessi di altri, le pensioni erose come il formaggio dai topi, le mani pubbliche pronte a infilarsi nei conti correnti? Perché sono tutti temi che fanno capo al governo, e nel governo c'è anche il PD, eccome se c'è! Allora bisogna protestare contro chi protesta contro il governo, vale a dire la Lega. E' demenziale, ma cosa non lo è in quest'Italia? 
CONTESTATA L'OPPOSIZIONE - Questa contorsione del pensiero salta agli occhi per un secondo elemento di valutazione. I ragazzi che protestano, affiancati peraltro da numerosi signori e signore di mezza età, lo fanno tanto spontaneamente e sono a tal punto apartitici che diversi di loro fanno capo, più o meno direttamente, a organismi e riviste apparentati strettamente al PD e a suoi esponenti. 
Non solo. Salta fuori che una “pacifica” Sardina, studentessa che ha impiccato Salvini a testa in giù, è tunisina, e che un Sardone protestatario, anch'egli studente in Italia, è marocchino. In quale veste si sentono in dovere di dire la loro in casa nostra? Forse perché Salvini aveva quasi del tutto bloccato gli ingressi dal Nord Africa? Allora provate voi, con cittadinanza italiana, a partecipare a una manifestazione a Tunisi o a Rabat sui diritti civili, la parità delle donne, la pace nel mondo e la fine dell'inquinamento, per vedere se non vi mettono in gattabuia. 
Sono antidemocratico? No, sono loro che approfittano di una democrazia sfilacciata che li ospita per contribuire a rivoltare le carte in tavola, protestando contro l'opposizione parlamentare di partiti votati più di altri. 
Per giocare a nascondino bisogna comunque disporre di un nascondiglio che non faccia ribrezzo all'elettorato perduto, ecco allora le Sardine fresche come mascheratura: indipendenti, apolitiche, spontanee, giovani, ci raccontano, quando sono invece la nuova Fgci. Se Salvini spinge Lucia Borgonzoni, potrebbe mai essere il budino Zingaretti il traino di Stefano Bonaccini? Il governatore uscente trema alla sola idea di trovarselo fra i piedi. Così ecco una bella schiusa di sardine, che però, fino al giorno prima di apparire a Bologna, nessuno nemmeno sapeva che esistessero. 
Poi hanno ottenuto la piazza mentre il più cattivo d'Italia arringava i lanzichenecchi al Paladozza: lo hanno impiccato a testa in giù, per ora solamente in effigie, come quell'altro col nome che fa rima con Salvini; lo hanno mandato al diavolo e insultato, hanno intonato a squarciagola l'inno che accompagna sempre le adunate del PD, che per vergogna ha messo in cantina “Bandiera Rossa” insieme con l'aggettivo “comunista”. 
E nessuno, proprio nessuno, che si sia preso la briga di contare le Sardine prima di metterle nella scatola politicamente corretta col marchio anti Lega. I pesciolini sono tutti signori fra i 20 e i 35 anni, quindi in età di voto: dov'erano il 26 maggio alle elezioni europee? 
Se hanno votato PD fanno già parte di quel 22 per cento incassato dal partito, perciò non sono affatto nuovi e sognatori, ma solamente piddini quasi in incognito. 
Se, invece, fossero nuovi, allora sarebbero astensionisti convertiti, decisi a tornare alle urne contro Salvini. Votando per chi, visto che non si presenteranno in proprio? Per il PD e Bonaccini in Emilia-Romagna, dunque, idem come sopra: non sono nuovi, ma soltanto piddini camuffati, forse con qualche iniezione di centri sociali, di giovinastri convinti che l'anarchia consista nello spaccare automobili e vetrine, di veterofemministe perennemente arrabbiate e di propulsori della droga libera: una fauna che apertamente detesta Salvini, ricambiata. Gente che un partito come il PD, antioperaio, bempensante e aggrappato a una presunta immagine immacolata, il partito dei Migliori e della superiorità morale teorizzata da Enrico Berlinguer, non può arruolare apertamente, altrimenti si spaventerebbero la Merkel, la sua corte, le madamine abbonate a “Repubblica”, le professoresse che assegnano temi sul rigurgito fascista, ma soprattutto l'alta finanza internazionale, che delle truppe “fresche” e di impeto giovanile ha un'opinione peggiore di quella dello stesso Salvini. 
Se fossero nuove davvero, le Sardine, come mai non pronunciano mezza parola contro il conclamato, insopportabile vecchiume del PD specializzato in giravolte? Contro Zingaretti che, appena fatto a pezzi in Umbria, non trova di meglio che riesumare ius soli e ius culturae? Contro il reddito di cittadinanza che ha aperto una breccia insanabile nei conti dello Stato? Contro l'aumento inarrestabile delle tasse che occhieggia da ogni pertugio della manovra economica giallorossa? Contro il sospetto conflitto di interessi del premier Conte? Contro l'immensamente più grave, se provato, accordo sottobanco per il nuovo Meccanismo europeo di stabilità che potrebbe taglieggiare i risparmi degli italiani? Contro l'idea stessa che si possano congelare i conti correnti in caso di pendenze con la Pubblica amministrazione? Semplice: non fiatano perché non sono niente di diverso dal PD che le manda in avanscoperta. 
Dicono invece: <Amiamo la bellezza, le cose diverse, la non violenza, la creatività, l'ascolto.> Testuale. Sono i nuovi Figli dei fiori, allora, gli Arancioni del ventunesimo secolo, predicatori della pace universale, della fine delle guerre e della povertà... Ma a chi vogliono raccontare le favole? E se non c'entrano nulla col PD, come mai Zingaretti si entusiasma, definendo “bellissima” la piazza delle Sardine, se davvero non è “roba” sua? Sono perfino incapaci di mentire, da quelle parti, dopo che Matteo Renzi ha cambiato parrocchia. Oppure vogliamo prendere per buona la storia delle Sardine espressione del “pensiero” di Luxuria, di Greta e di Carola? Allora il PD non prenderà un voto in più, perché quelli li ha già. 
GENTE SERIA E QUIRINALE - Se il PD fosse una cosa seria, e non comica con tanto di “spalla” grillina, affronterebbe i temi concreti e le minacce incombenti, come fa Salvini, pur a modo suo. Chi ha parlato di alto tradimento se si dimostrasse un'intesa sottobanco, occulta, sulla riforma del Meccanismo europeo di salvaguardia, il vecchio fondo salva Stati? Aiuti da Bruxelles in cambio di riforme strutturali, quindi di sacrifici: tradotto, ridurre il valore nominale dei titoli pubblici. Chi ha prestato soldi allo Stato sotto forma di Btp potrebbe dunque vederne calare il valore, e anche di parecchio. Poiché per il 70 per cento il debito pubblico è in mano a risparmiatori italiani, sarebbe una tragedia nazionale. 
L'ipotesi di un papocchio, che lascerebbe altri pezzi di sovranità finanziaria italiana in mano all'Europa, ha trovato la netta opposizione non del sovranista Salvini, ma dei due principali banchieri del Paese, niente affatto sospettabili di antieuropeismo. 
Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha detto: «Il semplice parlare di ristrutturazione del debito è una turbativa per il mercato». Antonio Patuelli, presidente dell'Associazione bancaria, che con lui si è rifatta una verginità, è persona serissima, un liberale, non certo un arruffapopoli. Ha dichiarato, palesemente innervosito: <Le banche non sono state informate. Se una cosa del genere dovesse passare, non compreremo più titoli di Stato.> Chiaro, “avvocato degli italiani” Giuseppe Conte? Sembra che il governo non abbia informato gli istituti di credito, i quali non hanno però alcun vincolo di acquistare i titoli del debito pubblico. E cosa dispone lo Stato per tutelare questo debito sottoscritto in gran parte dai cittadini, invece di metterli nell'ansia? 
Fossi in Matteo Salvini, smetterei di farmi il sangue marcio leggendo le intemerate di Corrado Augias sulla presunta pochezza intellettuale e morale della destra, contrapposta alla fantasmagorica intelligenza della sinistra, dimentico di allegre alleanze come quella fra Hitler e Stalin, del colonialismo sovietico su mezza Europa e mezza Asia, della pluriennale dipendenza economica del nostrano Partito comunista dai rubli del Cremlino. Mi concentrerei invece su cose concrete come il MES e su persone di poche ma ponderate parole, pronunciate a ragion veduta. 
Il monopoli sul prossimo presidente della Repubblica è già cominciato. Al discusso, oltre che anzianotto, Romano Prodi, per ora si affianca Mario Draghi, difficile da contestare se non da parte di Giorgia Meloni. 
Dopo dichiarazioni come quelle che ha reso, perché non prendere in seria considerazione Antonio Patuelli? E' un uomo di comprovata esperienza politica, anche se non di primissimo piano, e di ancor più consolidata e apprezzata preparazione finanziaria, come ha dimostrato in anni al vertice delle banche italiane; è inoltre impossibile trovare anche la più flebile chiacchiera sul suo conto. Le parole sulla questione MES sono inoltre un viatico di non poco conto sulla sua considerazione del risparmio dei connazionali. Un Salvini vincente, e soprattutto con la necessità di “ripulirsi” in Europa, dovrebbe riflettere su un'idea che difficilmente incontrerebbe argomenti sostenibili per essere bocciata.

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