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Le Sardine messe a nudo: chi sono, chi ne muove le fila, cosa vogliono e perché

Francesco Borgonovo rompe la bolla mediatica in cui sono immerse e, con il suo sguardo irriverente, ne svela le contraddizioni


17/02/2020

di Giambattista Pepi


La politica è come le stagioni. Agli inverni si alternano le estati. Ci fu un tempo in cui, tramontate le ideologie del Novecento, incarnate dai partiti storici travolti dall’inchiesta Mani Pulite. La fiducia verso la politica toccò il minimo storico. Negli anni Novanta si assistette ad una fase di effervescenza e rinnamoramento degli italiani che credettero alla rinascita della politica depurata dalla corruzione e dalle nefandezze della partitocrazia. Nacque così Forza Italia (un successo di marketing prima ancora che politico), guidata da un imprenditore creso e carismatico, Silvio Berlusconi, che prometteva urbi et orbi la “rivoluzione liberale”. 
La vecchia Destra nazionale (incarnata fino ad allora dal paffuto e signorile Giorgio Almirante) si trasformò in Alleanza nazionale, un partito conservatore, capeggiato dal rampante Gianfranco Fini. Gli eredi dell’ex Dc (Buttiglione, Rotondi, Casini, Follini e così via) diedero vita, nel corso degli anni Novanta, alla formazione di diversi partiti di ispirazione cattolica (Cdu, Ccd, Udc e il vecchio simbolo della Dc portato in giro come una santa in processione) e la fondazione del movimento secessionista della Lega Nord di Umberto Bossi e Gianfranco Miglio. A sinistra, con la svolta della Bolognina, muore il Pce e nasce il Pds, poi Pd, con la fusione con il Partito Popolare di sturziana memoria. 
Insomma una nuova stagione, con attori mai visti prima sulla scena, nuovi mirabolanti programmi. Ma l’innamoramento verso il nuovo ceto politico, formato anche da riciclati ed ex trombati, dura poco: corruzione, tracotanza, insipienza, sprechi, fanno precipitare la nuova generazione di politici nell’indice di gradimento degli italiani, e la politica torna ad essere detestata. E siamo arrivati ad oggi. 
Dal disgusto per la vecchia politica, nascono nuovi attori: la Lega con Matteo Salvini diventa un partito nazionale con un’identità ed un programma precisi e va anche al governo con il popolare Movimento 5 Stelle lanciato 15 anni fa con i VDay dall’ex comico Beppe Grillo come reazione alla vecchia e compromessa classe politica post Tangentopoli, che nei fatti sostituisce il Pd che si imborghesisce e declina nelle simpatie e nei consensi. Nasce un altro partito di destra, Fratelli d’Italia, guidato da Giorgia Meloni. 
Ma il laboratorio politico è sempre in funzione e sforna partiti e partitini a ritmo sostenuto: da una costola del Pd nasce Italia Viva (Renzi), l’ex ministro grillino della Pubblica Istruzione, Lorenzo Fioramonti tiene a battesimo Eco, Carlo Calenda (ex Pd) fonda Azione, Giovanni Toti (ex Forsa Italia e presidente della Regione Liguria), anima Cambiamo, e così via. Bastano? No davvero. Così tra il lusco ed il brusco compaiono le Sardine. 
Il battesimo avviene il 14 novembre 2019. Quel giorno la Lega organizzò un evento al Paladozza di Bologna, nel quale Salvini lanciò la candidatura di Lucia Borgonzoni.  Contemporaneamente alla manifestazione leghista, un gruppo di quattro amici (Mattia Santori, Giulia Trappoloni, Andrea Garreffa e Roberto Morotti) creò su Facebook un evento d’opposizione denominato “6000 sardine contro Salvini”. 
Ma chi sono realmente le Sardine? Chi ne muove le fila? Perché hanno conosciuto un così grande successo? E cosa vogliono veramente? 
A queste e ad altre domande prova a rispondere Francesco Borgonovo nel libro Contro l’onda che sale. Perché le sardine e gli altri pesci lessi della sinistra sono un bluff (Piemme, pagg. 172, euro 15,90), il quale, con il suo sguardo irriverente, ne svela le contraddizioni e l’assenza di una vera e propria strategia politica. 
“Le sardine non esistono come fenomeno spontaneo, come esigenza insopprimibile - scrive l’autore (vicedirettore del quotidiano La Verità e collaboratore di Panorama) nell’introduzione. In fondo, importa relativamente sapere “chi ci sia dietro ai pesciolini”. Conta di più rendersi conto che non si tratta di un moto epocale, di un fenomeno scaturito dalla carne pulsante della nazione. A scendere in piazza è una minoranza di persone che rappresenta un’altra minoranza appena più ampia”. 
Borgonovo pensa che le Sardine siano una fazione politica - la sinistra italiana o quel che ne rimane - che tenta di fermare il fenomeno, quello sì, di enormi dimensioni e di portata sovranazionale, che prende il nome di sovranismo. 
Riprendendo quanto affermato dal giovane leader del movimento, Mattia Santori, alla manifestazione del 14 dicembre 2019 a Piazza San Giovanni a Roma (“Le Sardine non esistono. Non sono mai esistite, sono persone che riempiono spazi, con le loro idee e che vedono un nemico, il pensiero semplificato populista”), Borgonovo arzigogola sulle espressioni, sulle dichiarazioni, sulle sfumature di questo manipolo di giovani. 
Contro l’onda che sale è un pamphlet lucido e spietato, che nello smontare pezzo a pezzo la retorica delle Sardine e la bolla in cui sono immerse, racconta i fallimenti dei progressisti e la superficialità di un establishment e di una vulgata main stream ormai decotti e terribilmente conformisti. 
Se le Sardine non esistono o, se esistono, sono niente altro che il condensato del peggio della vecchia politica della sinistra salottiera e conformista, è legittimo porsi una domanda: ne valeva la pena dare alle stampe questo volume? Ma il nostro non fa una piega e risponde così: “Intanto perché la bolla mediatica merita di essere sgonfiata. Ma la ragione più rilevante è un’altra: le Sardine non rappresentano il popolo, ma sono comunque una delle più visibili manifestazioni di vizi antichi della sinistra italiana. Sono l’espressione potente di una cultura basata sulla demonizzazione dell’avversario, sulla superiorità morale e intellettuale, sul pregiudizio elevato a pensiero politico. Per questo vanno combattute”. 
Quello dell’autore è un giudizio che può piacere o meno, ma è la democrazia bellezza! In ogni caso, le Sardine di oggi e quelle di domani sono ancora neonate e hanno dunque la possibilità ed il tempo di crescere, di diventare adulte, di definire meglio piattaforma programmatica ed obiettivi provando a contribuire a fare una buona politica per il bene supremo del nostro Paese.

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