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Le ambizioni e i sogni di un giovane architetto in bilico fra Napoli e Londra

In un romanzo dal sapore autobiografico - In cima al mondo, in fondo al cuore - Mario Coppola si addentra con garbo ed efficacia nel mondo della precarietà


18/04/2017

di Maddalena Dalli


È giovane e ambizioso, come peraltro emerge dalle sue note di vita; tuttavia, narrativamente parlando, invita alla lettura grazie a una prosa, semplice e graffiante al tempo stesso, incentrata su una tematica che tiene banco nel nostro quotidiano, ovvero quella del precariato e della carriera. Il suo nome? Mario Coppola, anche se non ha niente a che fare con l’omonimo professore romano che era stato genialmente attivo nel campo della fisica nucleare, se non altro per ragioni anagrafiche, essendo nato a Napoli nel 1984. Forte di una laurea in architettura, che gli ha regalato varie soddisfazioni, ora Mario Coppola si sta facendo largo anche in libreria, dando voce ai sogni, alle paure e alle incertezze di tanti giovani che devono cercare fortuna all’estero per inventarsi un futuro.
Tutto questo e molto altro nel romanzo In cima al mondo, in fondo al cuore (Giunti, pagg. 296, euro 16,00), una storia generazionale mutuata da un’esperienza, coraggiosa e inconsueta, dello stesso autore. Il quale è riuscito, come da note editoriali, «a dare vita a un’epopea contemporanea divertente eppure drammaticamente seria, perché in essa possono rispecchiarsi i percorsi di tutte le ragazze e i ragazzi che ogni giorno lasciano l’Italia sperando di veder riconosciuto all’estero il loro talento. A fronte di pagine che vibrano dell’entusiasmo e della freschezza con cui tutti, a vent’anni, siamo corsi incontro al futuro, e con quella stessa forza ci pongono domande importanti sul mondo che stiamo costruendo, sul destino dei nostri sogni».
A tenere la scena è Michelangelo, un ragazzo creativo e competitivo, che studia architettura a Napoli e ha un mal mascherato obiettivo: quello di entrare nello star system internazionale, il jet set delle riviste patinate sulle quali sogna a occhi aperti. E per questo è disposto a tutto: a lasciare la sua città e il suo parco organico ai Ponti Rossi, ai quali risulta profondamente legato, ma anche la ragazza che ama e l’adorata famiglia. D’altra parte al Sud trovare lavoro non è facile… Ma non è per questo che Michelangelo vuole andar via: «lui vuole arrivare in cima al mondo, diventare come l’archistar Hadid che ha cambiato l’immaginario collettivo con i suoi progetti rivoluzionari».
Già, Zaha Hadid, presso il cui studio di Londra Mario Coppola ha lavorato a diversi progetti («Il primo quand’ero ancora studente e avevo 23 anni») prima di tornare a casa nel 2010 e dedicarsi allo sviluppo di una ricerca sulla fusione tra design, architettura e ambiente, peraltro fondando anche Ecosistema Studio, «per realizzare progetti volti a una simbiosi tra persone e biosfera». Ma l'affetto legato al periodo londinese è ancora vivo e il ricordo di quella brutta notizia arrivata il 31 marzo 2016 (quando da poco aveva ricevuto il via libera dalla Giunti al suo debutto sugli scaffali), ovvero la morte prematura di Zaha Hadid, a 65 anni, per un infarto, fa sprigionare riflessioni legate alla sua maturazione professionale: «Pochissimi artisti hanno cambiato radicalmente l’immaginario globale come lei, avendo avuto il coraggio e la capacità di intercettare lo spirito del presente, l’insieme di questioni sociali, psico-culturali, geopolitiche, tecniche e ambientali, senza le quali è impossibile produrre qualcosa in grado di ispirare e trasformare una parte così grande del mondo».
Ma torniamo al percorso di Michelangelo che, spinto dall’ambizione e dal desiderio di emergere, si lascia alle spalle luoghi, amore e amici e taglia in anticipo tutti i traguardi fino a ritrovarsi, ancora studente, proprio nello studio più famoso del mondo (insomma, una specie di rivisitazione del percorso professionale dell’autore). «I giorni passano, le soddisfazioni e i soldi non mancano, ma qualcosa non torna: come se lontano da casa e dagli affetti persino la gloria sia inutile. Nella frenetica e brillante City Michelangelo si accorge di avere delle radici penzoloni, ma scopre anche la solitudine e la malinconia fino a chiedersi se, malgrado l’Italia del precariato e la Napoli della spazzatura, il successo all'estero possa dare davvero la felicità».
Detto del libro, qualche altra nota su Mario Coppola, che si propone anche come designer e professore a contratto di Composizione architettonica presso l’università Federico II di Napoli. Un giovane intraprendente che nel 2014 si è portato a casa un dottorato di ricerca in Progettazione e che, l’anno successivo, ha pubblicato Architettura PostDecostruttivista Vol. I - La linea della complessità (un testo che si rifà alla lettura dell’architettura contemporanea attraverso la teoria della complessità). Di grande semplicità è invece il suo romanzo In cima al mondo, in fondo al cuore, che dà voce ai ricordi con un garbo e una profondità che meritano di essere sottolineati: Mentre attraversiamo il Tamigi su un ponte, le mille luci di questa città incantevole si riflettono sull’acqua, si stampano nella mia memoria e io ripenso alla mattina del primo giorno di università, quando in centinaia, davanti alle porte di Palazzo Gravina, aspettavamo di sapere chi saremmo stati, che cosa saremmo diventati. Negli occhi avevamo un bagliore, come se per magia, a un tratto, quelle porte si dovessero aprire e un professore eterno ci dovesse svelare il nostro futuro…

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