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Le auto elettriche sono una panacea o solo una bufala?

Oltre alle difficoltà di autonomia, del tempo di ricarica e dei costi c'è un altro aspetto da non sottovalutare: quello legato all'inquinamento


20/01/2020

di Damiano Pignalosa


“I sogni son desideri, di felicità”, intonava la colonna sonora di Cenerentola. Ma cosa c’entra questo con tutto l’ecosistema delle auto elettriche? Beh qualcosa in comune ce l’hanno eccome: il sogno è quello di una mobilità ad impatto zero, ciò rende tutti felici visti anche i vantaggi economici e… si, sono entrami una favola perché di reale fino a questo momento c’è ben poco.
Negli ultimi anni si è scatenata una vera e propria battaglia mediatica che mira sempre di più a demonizzare le vecchie e obsolete auto termiche puntando il dito soprattutto sui diesel. Il passaggio generazionale e mentale viene spinto lanciando nell’immaginario della gente la soluzione di una mobilità basata su vetture elettriche che riuscirebbero ad abbattere l’inquinamento essendo ad emissioni zero, con un ritorno economico dato sui risparmi che si potrebbero ottenere dalla minore manutenzione dei mezzi, abbinati ai costi di ricarica inferiori rispetto al solito pieno di carburante.
Per comprendere nel modo migliore questo fenomeno è importante partire dalla base di tutto:
Da cosa viene prodotta l’energia elettrica?
In base ai numeri di Eurostat sappiamo che nel nostro Paese poco meno del 17% di energia consumata proviene dal rinnovabile, un valore superiore di quattro punti circa alla media europea e maggiore rispetto a Spagna, Germania, Francia e Regno Unito. In tutta l’Ue la stragrande maggioranza dell’energia viene da centrali nucleari e da combustibili fossili, per capirci stiamo parlando del caro e vecchio petrolio. A questo bisogna sommare l’inquinamento generato dalle case produttrici di automobili che nella realizzazione di queste vetture utilizzano perlopiù fonti energetiche tradizionali e non green, senza tralasciare l’enorme problema riguardante lo smaltimento delle batterie agli ioni di litio che una volta usurate risultano essere tra le più difficili da smaltire o riutilizzare. Ad oggi, guardando le dotazioni nazionali e l’avanzamento tecnologico fin qui utilizzato, maggiore sarà la richiesta di energia elettrica e maggiore sarà l’utilizzo di fonti inquinanti per produrla, con buona pace delle emissioni zero.
In confronto, quanto inquinano i diesel o comunque le auto termiche?
Per comprendere a pieno la reale minaccia e sottolineo reale, del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, bisogna sviscerare un po’ di numeri che riguardano l’impatto che hanno le autovetture tradizionali sull’ambiente. L’inquinamento prodotto da questi mezzi incide, a livello globale, per il 9%. Praticamente lo stesso livello di Co2 prodotto dagli allevamenti intensivi di animali, soprattutto quelli riguardanti mucche e bovini di ogni tipo. In sostanza, una decina di grandi navi da crociera inquinano quanto tutto il parco auto europeo, senza contare le grandi emissioni prodotte dal traffico aereo, industriale e quello riguardante il riscaldamento degli appartamenti. È di pochi giorni fa la notizia del blocco totale dei diesel a Roma con l’inclusione anche gli Euro 6 di ultima generazione che, dati alla mano, di sostanze inquinanti ne producono davvero poche. Nonostante il divieto di circolazione di questi mezzi, i livelli di Co2 rilevati nella città eterna sono addirittura aumentati facendo capire un po’ a tutti che forse gli interventi da effettuare sono altri e vietare di circolare alla propria popolazione anche con le vetture più moderne a basso impatto, non ha fatto altro che limitare la libertà dei cittadini senza nessun dato oggettivo che lo giustificasse.
I vantaggi economici prospettati sono reali e applicabili nel lungo periodo?
Con il passare del tempo aumentano sempre di più gli incentivi per acquistare un’autovettura elettrica con proposte vantaggiose soprattutto se si intende rottamare il proprio veicolo termico. Le promozioni riguardanti la possibilità di ricaricare il proprio veicolo gratis o con un costo esiguo, con l’utilizzo da poter effettuare anche nelle Ztl non pagando neanche la sosta sulle strisce blu in alcune città, fanno gola ai più e attirano l’attenzione soprattutto di chi nei centri abitati ci vive o ci lavora.
Alcune delle difficoltà note un po’ a tutti nell’utilizzo quotidiano di un mezzo green riguardano principalmente l’individuazione di colonnine di ricarica e i tempi necessari per effettuarla, con l’incognita legata ai costi che risultano essere variabili e soggettivi rispetto all’ente da cui ci si approvvigiona. Attualmente se si utilizzasse una stazione di ricarica di Enel, il più grande distributore di energia italiano, si avrebbe una potenza di erogazione pari a 50 Kwh che mediamente, in base alla capienza delle batterie, riuscirebbero a portarci al 100% in circa un’ora e mezza con costi che si aggirano intorno ai 50 centesimi di euro per Kwh. Ciò vuol dire che per la capienza media di una batteria che si aggira intorno ai 70 Kwh si spenderebbero circa 35 euro. Il problema resta quello legato alla difficoltà di trovare facilmente delle colonnine di ricarica e l’attesa non indifferente per compiere una carica completa. Nel mercato si stanno affacciando sempre più proposte che promettono di ridurre i tempi in maniera significativa, si parte dalle supercharger di Tesla fino ad arrivare alle stazioni di Ionity, una società che ha come partner alcuni dei più grandi marchi di automobili, perlopiù tedeschi, che offrono una ricarica di 350 Kwh, un bel passo avanti rispetto ai 50 Kwh di Enel. Un grande passo avanti se solo non si pensasse ai costi per effettuare questa ricarica che arriverebbero a 79 centesimi di euro per Kwh. Calcolando sempre la batteria dell’auto da 70 Kwh, stiamo parlando di 55,3 euro per arrivare al 100%. Praticamente quanto un pieno di carburante tradizionale con l’aggiunta dell’attesa di ricarica e dell’individuazione della colonnina che difficilmente sarà dietro casa.
Vista la pressione mediatica, a quanto ammontano le unità di auto elettriche vendute?
A fine 2018 circolavano nel mondo 5,1 milioni di veicoli elettrici con una crescita di 2 milioni di pezzi in un anno. Nel 2030, secondo le proiezioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, la cifra salirà a 23 milioni in un anno, per uno stock complessivo di 13 milioni di pezzi. Cifre importanti ma pari solo a un decimo del parco vetture totale sempre più popolato di ruggenti Suv a motore termico che, nel 2019, rappresentano il 45 per cento delle vendite negli Stati Uniti, il 34 in Europa e anche il 42 in Cina. In Italia, fa sapere l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), sono stati venduti 10.566 veicoli con propulsione solo elettrica nel 2019: il numero non è esaltante ma è comunque il doppio rispetto a quello che si è registrato durante l’anno precedente. Ogni anno, nel nostro paese, vengono vendute circa 2 milioni di auto, una cifra che posiziona il mercato tricolore al quarto posto in Europa, preceduto solamente da Germania, Francia e Regno Unito. Nonostante le tante automobili nuove che vengono vendute, faticano a decollare le vendite delle auto elettriche. I modelli ad emissione zero, al momento, corrispondono solo a circa lo 0,5% di tutto il mercato automobilistico italiano.
In conclusione
Si potrebbe continuare a scrivere per ore su questo argomento, la realtà dei fatti è che le tecnologie attuali ancora non soddisfano il fabbisogno delle masse, con difficoltà evidenti nella percorrenza di chilometri, individuazione di colonnine di ricarica, tempi e costi. Augurandoci e auspicando una riduzione della produzione di Co2 in tutti i settori e non solo quello dell’auto, quello che ci chiediamo è se siano giuste tutte le manovre effettuate dai comuni o dalle nazioni intere che mettono al bando anche i diesel di ultima generazione, andando a limitare senza alcun dubbio la libertà di movimento dei cittadini in favore di un mercato che attualmente, per esempio in Italia, vale lo 0,5% del totale, con tutte le difficoltà e le criticità sopraelencate. Think different, think green, but think… (pensa diversamente, pensa ecologico, ma pensa…). 

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