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Le aziende vogliono assumere ma non ci riescono perché la domanda non incrocia l'offerta

Sempre più difficile reperire operai specializzati, tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni. Nel trimestre settembre-novembre ne servirebbero oltre 1,1 milioni, il 5,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Ma manca la “materia prima”


23/09/2019

di Tancredi Re


Entro questo mese le aziende del comparto industriale e terziario attiveranno oltre 435mila contratti di lavoro, circa 20mila in più rispetto allo stesso mese del 2018, con un incremento di 4,8 punti percentuali. Il numero delle assunzioni si ottiene sommando le diverse tipologie contrattuali con cui saranno attivate tra contratti di lavoro a tempo indeterminato, determinato e part time, di formazione e lavoro, nonché le varie forme di collaborazione (coordinata e continuativa, a progetto e così via). 
Quasi la metà (il 44,5%) delle aziende ha previsto di assumere personale entro questo mese di settembre (ed è il valore mensile più alto dallo scorso anno). Queste imprese, inoltre, presentano il più alto tasso di entrata (dato dal rapporto tra il numero di contratti previsti e i lavoratori già presenti in azienda) registrato nell’arco degli ultimi dodici mesi. Nel trimestre settembre-novembre 2019, il numero delle persone da assumere sale vertiginosamente e si attesta a 1.174.080, ovvero 62.630 in più dello stesso periodo del 2018 (+5,6%). In tempi di vacche magre sul mercato del lavoro, questi “numeri” - contenuti nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal - fanno piacere specie se davvero le imprese procederanno alle assunzioni come annunciano di voler fare. 
I comparti più dinamici sono, per l’industria, la meccatronica e la filiera metallurgico-metallica, che prevedono di attivare rispettivamente 21mila contratti circa e 18,2mila (con incrementi tendenziali del 3,9% e del 7,7%). In calo, invece, il settore alimentare che presenta una flessione su base annua di circa 1.500 contratti. 
Nei servizi, oltre alla filiera turistica che prevede circa 57,5mila entrate e dovrebbe registrare un incremento del 18,9% in chiave tendenziale, spicca la rilevante crescita rispetto a settembre 2018 del comparto media e comunicazione, che segna un aumento di 1.370 unità; allargando poi la previsione all’intero trimestre settembre-novembre, l’incremento tendenziale di questo comparto dovrebbe superare le 5mila unità. 
Non sono state poche anche in questo mese le difficoltà da parte delle aziende nel reperire le figure professionali richieste. Il 31% delle entrate previste risulta, infatti, non facile da trovare, con un incremento, rispetto a settembre 2018, di cinque punti percentuali. 
Scorrendo poi il Borsino delle Professioni si nota come siano soprattutto gli operai specializzati (in particolare fabbri ferrai, saldatori, lattonieri e altre figure), come pure i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni, a essere maggiormente richiesti. Tutti comunque difficili da reperire, con percentuali superiori al 50% se non addirittura al 60%. Si tratta di figure principalmente richieste dalle medie imprese dei comparti della metallurgia e della meccanica, che presentano valori rilevanti dei contratti da attivare nel mese come pure nell’intero trimestre settembre-novembre. 
A livello territoriale una più alta incidenza di contratti destinati a figure a elevata specializzazione (quali dirigenti, professionisti, specialisti, e così via) si registra non solo nelle aree più dinamiche del Nord, ma anche in contesti provinciali della Sardegna o della Sicilia: segnale questo di una crescente richiesta del sistema imprenditoriale meridionale che necessita non solo di operai o di artigiani, ma anche di figure manageriali e tecniche.

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