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Le "barzellette" dei vescovi italiani? Davvero eccezionali

Dopo quasi due millenni di dominio più o meno incontrastato la Chiesa di Bergoglio è pronta a farsi sbriciolare 


12/11/2018

di Sandro Vacchi


Sono alla frutta, anzi, all'ammazzacaffè. Due, tre, dieci indizi lo provano inequivocabilmente, stanno sbroccando nelle due Chiese, non sapendo più che pesci pigliare: l'emorragia di fedeli è costante come quella di elettori, ormai frequentano i sacramenti solo le vecchine e vanno la sera in sezione i nostalgici del Migliore, ma a farsi una partita a briscola, così semmai almeno qualche volta vincono. 
L'ultima dei vescovi italiani ha il sapore di una barzelletta, ma in seno alla Conferenza episcopale è vissuta come una tragedia economica. 
Dunque, per colpa di Matteo Salvini, che ha preso il posto di Silvio Berlusconi come responsabile di ogni nefandezza, peccato e reato, molti giovani professionisti qualificati perderanno il posto, si parla di diciottomila persone. Ohibò! Il Ruspa ha forse bloccato la Tav? Ha mandato in malora i pensionati? Ha svuotato le tasche bucate dello Stato con il reddito di cittadinanza? Ah no, queste boiate sono farina del sacco dei grillini suoi eccentrici alleati. No, è successo che l'energumeno padano ha bloccato quasi del tutto gli sbarchi di clandestini sulle sacre sponde, provvedimento che gli ha consentito di raddoppiare – dicesi raddoppiare! 100 per cento in più – i consensi dal 4 marzo a oggi. A dimostrazione del fatto che gli italiani hanno ampiamente gradito, perfino dalle parti degli elettori piddini non accecati da falci e martelli sugli occhi. 
Che i poveri cristi a rischio siano giovani, professionisti e qualificati è tutto da dimostrare. E' comunque un fatto che, se lo Stato taglia le spese per corsi di formazione, psicologi di sostegno, vitto, alloggio e assistenza volontaria, certe figure più o meno professionali verranno meno. Compresi i simpatici “educatori” che portavano i vari Abdul e Mohamed in piscina per svagarsi, o che insegnavano loro come abbordare le ragazze italiane, o che li avviavano al golf: non sono battutacce razziste, è accaduto davvero. 
Naturalmente a spese di chi, quando ha proprio fortuna, si rompe la schiena lavorando, quando non ce l'ha si spara un colpo in testa per la disperazione. 
Non mi dilungo in considerazioni personali che annoierebbero i lettori, ma faccio cronaca utilizzando i commenti piovuti a raffica sul Web. E' uno spaccato di vita più esplicito di un trattato di sociologia, di dieci articoli di Paolo Flores d'Arcais e di cento trasmissioni di Fabio Fazio, una finestra spalancata sull'Italia che dice tutto sul Partito Democratico in agonia e sulla Chiesa di Roma che dirotta l'attenzione dai preti pedofili, dal rinverdito caso di Emanuela Orlandi e da Imu e Ici da pagare. 
Il tentativo di suicidio dei porporati vale perfino più del harakiri di Pierluigi Bersani, capace di riesumare lo “jus soli” quale necessità primaria del Paese proprio mentre non se ne può più di immigrazione incontrollata, stupri, furti, rapine, omicidi, squartamenti, scarcerazioni istantanee, pasti rovesciati per strada, spesa sanitaria alle stelle e milioni di sudatissimi euro gettati nella pattumiera buonista e boldriniana. 
Dice Akamai 66: «Ci saranno meno fannulloni ed energumeni in giro». 
Italiota: «Meno magna-magna delle coop». CapeCode: «Chi lucrava e guadagnava su clandestini e delinquenti è bene che finisca in mezzo a una strada». RedNet: «Spostate il Vaticano in Africa». Papillon 50: «Alle nostre madri questo Stato di m.... eroga pensioni da vergogna e poi spende mille euro al mese per un esercito di africani fancazzisti perché ce lo impone Bergoglio e il suo esercito di pedofili o le coop rosse». VittorioMar: «Hanno anche calcolato il calo di spacciatori?». 
Leserin: «Se si spende anche solo una parte di quello che ci costano in ricerca, scuola, investimenti nel turismo, si creano migliaia di posti di lavoro per i nostri giovani altrimenti costretti a emigrare». 
Giancristi: «Si trovino un lavoro onesto». Ammazzalupi: «Ma non eravate tutti amore e misericordia? Tutti volontari amorevoli e caritatevoli?». Maurizio 50: «Imbecilli! Ci dobbiamo riempire di trogloditi, farabutti e accattoni per creare posti di lavoro?». 
Ancora. Massimom: «Smascherata l'ipocrisia cattocomunista. Non posso credere che le zecche rosse e i loro amici preti facciano il lavoro di accoglienza a pagamento, essendo buoni, belli, intelligenti, umani e disinteressati». Fjr: «I preti dovranno inventarsi qualcosa di nuovo per tirare gente dentro le chiese». Aura 17: «L'industria del migrante, che a detta di qualche delinquente rende più della droga, è finita». Rossini: «Ma non erano i migranti che venivano per farci da badanti?». Jaguar: «Mal che vada percepiranno il reddito di cittadinanza». Manitzss: «Tanto vale mantenere a sbafo solo i gestori e non gli invasori». Stenos: «Ammettono che è solo un business». 
Infine una perla di Ursus 47: «E' come lamentarsi della chiusura di un reparto di oncologia perché non ci sono più malati». E la conclusione, tratta da tale Tutankamon: «Questa affermazione corrisponde a un 5 per cento di voti in più per Salvini». 
Appunto, ma la Chiesa bergogliana è questa, pronta a farsi sbriciolare dopo quasi due millenni di dominio più o meno incontrastato. Più miserevolmente il PD e i suoi avi possono vantare soltanto alcuni decenni di imperium sugli Stati e sulle coscienze. Quando l'egemonia è messa in discussione, è abitudine di compagni e compagnucci italiani piangere sulla spalla di qualche toga: è accaduto quando governava Berlusconi, si ripete con Salvini, chiamato a trovare 49 milioni di euro per un reato non commesso da lui. 
Si tratta, inoltre, non di soldi imboscati da Umberto Bossi e dal tesoriere Belsito, alcune centinaia di migliaia di euro, ma dei contributi incassati sulla base dei voti presi dalla Lega che, secondo molte interpretazioni, è semmai parte lesa. Salvini non fa una piega: si è già accordato con l'Avvocatura dello Stato per pagare a rate in ottant'anni: proprio così, intanto campa cavallo. E per il momento studia il piano per conquistare Roma. 
Infatti Virginia Raggi è stata assolta dal suo peccatuccio di sindaca che avrebbe mentito perché “costretta” dalla ferrea legge dei Cinque Stelle, capirai!, che altrimenti l'avrebbero espulsa dal partito. Per mettersi dalla parte dei bottoni, Robespierre – Di Maio aveva avvertito la poveretta che, in caso di sconfitta, avrebbe dovuto mollare la poltrona. Invece ha vinto e il furbetto che era pronto a scaricarla ha rigirato la frittata, prendendosela con chi? Ma con i giornalisti, è ovvio, bersagliati con insulti sparsi come coriandoli da lui e da Alessandro Di Battista, altro dispregiatore della libertà di stampa. 
Noto la curiosa circostanza che chi ha un cognome che inizia con la lettera D odia a morte i giornalisti: Massimo D'Alema li definiva iene scrivane. Ah, è giornalista anche lui, ha diretto “L'Unità”, e pare lo sia anche Giggino. E pure tale Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio e odiatore di vecchi e ragazzi down, specialista nel farla fuori dal vaso. 
Giggino da Avellino è un politico inventato, ma soprattutto a termine ancor più di Virginia Raggi. I Cinque Stelle di cui è responsabile, infatti, si sono impiccati al reddito di cittadinanza, pressoché impossibile da ottenere per mancanza di fondi e soprattutto di lavoro da offrire ai beneficiandi finché si degnino di accettarlo. 
Succede così che a Torino nascano i Sì Tav, in contrapposizione ai No Tav che da anni si oppongono alla linea Torino-Lione, con l'appoggio tutt'altro che silente proprio dei grillini. I Sì Tav vogliono invece che questa, come altre grandi opere ormai improrogabili, si faccia, e alla svelta: lo vogliono, gli imprenditori, gli operai, i sindacati e – ma guarda un po' – la Lega, che dei grillini è alleata di governo, quella Lega monolitica che naviga col vento in poppa e non fantastica di dare quattrini a chi non fa niente, ma di costruire, lavorare, e quindi mettere in circolazione denaro. Il suo unico rischio è di tirare troppo per le lunghe il matrimonio assurdo con i pentastellati, la demenza dei quali potrebbe essere contagiosa. 
I grillini espulsi per non aver votato sul decreto sicurezza, ma anche un drappello crescente di parlamentari senz'arte né parte, tremano all'idea di elezioni anticipate che per loro significherebbe perdere il lavoro ottimamente remunerato. Paradossalmente le loro speranze poggiano sulla Lega affinché si rafforzi ancora alle elezioni europee del prossimo maggio, non così tanto, però, da poter far saltare il banco per governare da sola in Italia. 
Mentre noi ci balocchiamo facendo questi palloncini con il chewingum, gli americani sul lavoro fanno sul serio eccome. Ci sono sette milioni di annunci di lavoro e solo cinque milioni di disoccupati, il 3,7 per cento della forza lavoro, vale a dire il minimo dal 1969. E i salari salgono del 3,1 per cento, il PIL del 3,5. Cosa ne dicono i nostri governanti gialloverdi? 
Forse aspettano lumi dall'Unione Europea, che su di noi comanda e dispone. Per esempio su questioni fondamentali come l'eliminazione di nome e cognome dai campanelli delle porte. Questione di privacy, si dice. Una volta si chiamava idiozia, ma adesso avrà cambiato nome: basta non metterlo sul campanello.

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