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Le bugie possono regalare un po’ di pace e rendere magari felici?

In un romanzo fra detective story e saga familiare l’americana Liz Moore dà voce a una storia di legami, imbastita fra presente e passato, che va “oltre i semplici vincoli di sangue”


01/06/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


“Sui binari di Gurney Street c’è un cadavere. Donna, età imprecisata, probabile overdose, dice il centralino. Io penso: Kacey. È un tic, un riflesso condizionato, qualcosa di tagliente e inconscio che vive dentro di me e spedisce lo stesso messaggio, alla stessa area primordiale del mio cervello ogni volta che viene segnalato un cadavere di sesso femminile. Poi arriva, arrancando, la parte di me più razionale, letargica, ottusa, un soldato zelante e tonto che mi snocciola probabilità e statistiche: l’anno scorso a Kensington ci sono stati novecento morti per overdose. E nessuno di loro era Kacey…”. 
L’approccio alla storia, non ci vuole molto a rendersene conto, è quello di una detective story imbastita a maglie strette su una saga familiare che si dipana fra presente e passato. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da pensare. Se non fosse per l’abilità dell’autrice, la trentasettenne americana Liz Moore (è nata infatti il 25 maggio 1983), nel giocare a rimpiattino con le parole. O, meglio ancora, su una verità che potrebbe cambiare le circostanze della protagonista, l’agente di polizia Michaela Fitzpatrick, una donna vulnerabile e coraggiosa, tormentata da scelte sbagliate ma sempre fedele al suo senso di giustizia. Una figura che cattura e intriga, alle prese però con “bugie statiche”, bugie che le danno pace e che la rendono felice. 
È questa, in estrema sintesi la filigrana che agisce da collante nel romanzo I cieli di Philadelphia (NN Editore, pagg. 462, euro 18,00), una storia tradotta come si conviene da Ada Arduini (fra i suoi autori figurano, fra gli altri, Colm Toibin, Catherine Dunne, Joshua Ferris, Jon McGregor e Saki), da anni attiva anche nel campo della cultura indipendente. 
La quale Arduini regala al lettore, in chiusura di romanzo, una nota nella quale sottolinea la capacità dell’autrice nell’entrare nella vita delle persone con discrezione e grande empatia. “Una nano delicata, ma ferma” quanto mai abile nel regalare intriganti atmosfere, utilizzando - con una robusta attenzione ai dettagli - pennellate leggere che restano nella mente del lettore. Tratteggiando peraltro i suoi personaggi, anche quelli minori, con cura certosina. Sempre all’insegna dell’equilibrio e di una innegabile consapevolezza. 
A tenere la scena ne I cieli di Philadelphia è la citata Michaela (per molti “Mickey”), figura coraggiosa e complessa a livello letterario che acquista via via, dopo un approccio segnato da generosità e riscatto da una vita di crudeltà e privazioni, imbarazzanti sfaccettature segnate da inaspettate ombre. Assediata com’è da un innegabile senso di inadeguatezza, impaccio e titubanza- “Rivelandosi così - annota ancora la Arduini - una specie di antieroina piena di difetti e di mancanze. Capace comunque di riprendere in mano la propria vita e accogliere quello che è il suo alter-ego, la sorella Kacey (fra le due donne c’è solo un anno di differenza, ma è come si trattasse di un abisso di tempo), per ricomporre insieme la frattura apertasi tanti anni prima con la morte della loro giovane madre…”.       
Ma veniamo alla sinossi. Michaela Fitzpatrick - che di mestiere, come accennato, fa la poliziotta - vive da sola e tra mille difficoltà, prendendosi cura del figlio Thomas, un bambino dolce e intelligente. Quando è di servizio pattuglia le strade del citato Kensington, il quartiere di Philadelphia ai margini del sogno americano, ma cuore pulsante di un’umanità genuina e desiderosa di riscatto, dove è cresciuta e dove il destino di molti viene condizionato. Il motivo? Vuole tenere d’occhio l’amata Kacey, che vive per strada e si prostituisce per una dose. 
Nonostante le attenzioni che le rivolge la nostra poliziotta, un brutto giorno Kacey scompare, proprio nel momento in cui qualcuno comincia a uccidere le prostitute del quartiere. Michaela teme che sua sorella possa essere la prossima vittima (vedi l’incipit) e con l’aiuto del suo ex partner, Truman, inizierà a cercarla con ostinazione, mettendo in pericolo le persone più care, ma anche rivelando una verità che lei stessa prova a negare con tutte le sue forze. 
Che dire: una storia che, sia pure non nuovissima, ha il merito di essere stata scritta col cuore dall’autrice, che si propone anche come musicista (passione che le aveva ispirato la scrittura del suo primo libro, The Words of Every Song, edito nel 2007) nonché insegnante di Scrittura creativa presso la Temple University di Philadelphia, città dove peraltro vive con il marito e la loro figlia. Il tutto all’insegna di una gratificante vena narrativa impregnata del coraggio di affrontare i propri errori in nome della verità. 
Quella stessa vena narrativa che strada facendo l’aveva portata a vincere, fra l’altro, il Roma Prize nel 2014. E proprio nella nostra Capitale aveva trascorso un anno frequentando l’American Academy e sotto il Cupolone aveva peraltro completato la stesura di The Unseen World, di prossima pubblicazione da parte della NNE dopo essere stato dato alle stampe quattro anni fa negli States. Si tratta di un romanzo graffiante, definito da Louisa Hall, sulle pagine del New York Times, “ferocemente intelligente”. Lo attendiamo quindi con interesse. Con un ringraziamento al seguito da parte nostra all’editore: quello di rispettare l’italiano. Come ad esempio avviene con la punteggiatura. Chi vuole intendere, intenda. 

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