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Le ingarbugliate esagerazioni della principessa Qualcosa di Troppo

Chiara Gamberale, all’insegna della teoria degli eccessi, strizza l’occhio alle favole con la collaborazione del fumettista Tuono Pettinato


15/05/2017

di Maddalena Dalli


Una favola leggera e profonda al tempo stesso, per bambini dai 3 ai 99 anni; un viaggio nell’amore («Che va distinto fra il bisogno di stare insieme a qualcuno e il desiderio di farlo»), nell’amicizia e anche nel dolore («Le dimensioni senza le quali siamo destinati a fallire»); una ricerca sui sentimenti pronta a sconfinare nella poesia, ma anche nelle nostre più nascoste ossessioni; una storia che si barcamena fra il Troppo («Tutte le mie protagoniste hanno un qualcosa di troppo»... ma se da un lato l’eccesso ci può togliere il fiato, dall’altro ci rende impreparati a smussare gli spigoli della vita) e il Niente; un racconto che si rifà alla tradizione dei Calvino e dei Rodari, giocando sulla nostalgia ma anche consigliando, in maniera maliziosa, di tenere i piedi ancorati alla terra.
Tutto questo, e molto altro, nell’ultimo libro (siamo arrivati a quota dodici) di Chiara Gamberale, una delle autrici più amate dagli italiani, con un milione di copie vendute negli ultimi cinque anni. Ovvero Qualcosa (Longanesi, pagg. 178, euro 16,90), un lavoro - arricchito dalle illustrazioni di Tuono Pettinato, nom de plume di Andrea Paggiaro, uno dei più quotati fumettisti italiani - fatto di profonde riflessioni sulla speranza (o sarebbe meglio dire esigenza?) di riuscire a mettere in equilibrio i nostri eccessi, destreggiandosi anche fra i pregi e i difetti della nostra società e del mondo che ci circonda.
Ma di cosa vuole parlarci Chiara Gamberale in questa fiaba, che tale forse non è e i cui proventi saranno in parte destinati all’associazione CasaOz? Di una bambina, la principessa Qualcosa di Troppo, che fin dalla nascita rivela di non avere limiti, di essere esagerata in tutto quello che fa. Vuole infatti parlare e parlare, essere sempre ascoltata, piangere e giocare sino all’eccesso. D’altra parte lei è la figlia del re Qualcosa di Importante e della regina Una di Noi. Ma questa sua “bulimia” la porta a inimicarsi i coetanei, gli Abbastanza, che così la evitano. Tuttavia lei è la principessa, tutto le è dovuto… Purtroppo, però, la vita non sempre guarda al titolo nobiliare e, a volte, può riservare amare sorprese. Succede infatti che Qualcosa di Troppo a tredici anni perda l’amata mamma. E sarà un dolore forte, che la sorprenderà per la prima volta, facendola ritrovare con un buco al posto del cuore.
«Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente, che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a non fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la principessa «scoprirà il valore del non fare, del silenzio», uno stato che si porta però al seguito la monotonia (ovvero Madama Noia), una gran brutta compagna di viaggio. Tanto che, presto, la principessa si ribellerà, e lo farà «tuffandosi in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti. Così si innamorerà di un Principe Sempre Allegro, di un Conte Sempre Triste, di un Duca Sempre Indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile nostalgia di Niente che la perseguita, vivrà tante, troppe avventure…». Fino ad arrivare in un misterioso tempio color pistacchio dove capirà perché è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura.
Come da note editoriali, Chiara Gamberale, «abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo», con la conseguente sensazione di inadeguatezza, solitudine, incomprensione che a volte ci attanaglia. E lo fa, all’insegna della metafora, con tono sognante e divertito, alla ricerca di Qualcosa che ci aiuti a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, invitandoci a fare pace con il Niente. Fermo restando che «il dolore e l’amore sono momenti di crescita».
Per la cronaca, l’autrice è nata a Roma il 27 aprile 1977, città dove peraltro vive. Figlia del noto manager Vito Gamberale, si è laureata al DAMS dell’Università di Bologna. Nella narrativa - lei che si propone anche come conduttrice di programmi radiofonici e televisivi, oltre che collaboratrice di diverse testate quotidiane e settimanali - aveva debuttato giovanissima, pubblicando nel 1999 Una vita sottile, per poi dare, fra gli altri, alle stampe («Sono fortunata: mi piace scrivere e non so cosa sia l’incubo della pagina bianca») La zona cieca, Le luci nelle case degli altri, Per dieci minuti e Adesso.

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