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Le "litigate" da pianerottolo fra Salvini e Di Maio hanno un loro fine politico e pratico?

Una cosa è certa: consentono al leader leghista di allargare il suo raggio di azione sia in Italia che all’estero, dove ha iniziato a imitare Trump. Mentre pidiessini e boldriniani benpensanti continuano a blaterare al vento


24/06/2019

di Sandro Vacchi


E' sempre più lecito dubitare dell'intelligenza dei giornalisti (e per onestà mi inserisco fra quelli discutibili). Così come di quella dei politici, in Italia scesa a livelli sotterranei da quando i Cinque Stelle frequentano le stanze del potere. Prima di loro c'erano sì fior di cialtroni, di volponi, di ipocriti, di doppiogiochisti, ma la percentuale di fessi era nettamente inferiore a quella odierna. 
Fra le iene scrivane (copyright del giornalista Massimo D'Alema) i furbastri sono sempre stati maggioranza, ma oggi l'astuzia ha svoltato in maniera secca verso l'idiozia. Non parlo, per una volta, dei fascisti travestiti da antifascisti che moraleggiano sulle pagine della coalizione Repubblica-Espresso-Micromega e su tutte le reti televisive, riversando masochisticamente voti sulla Lega salviniana. No, per una volta parlo di sesso. 
Fuori tempo massimo rispetto al movimento “me too”, una anziana giornalista americana è saltata su dicendo che il più cattivo degli yankee, Donald Trump, omologo di Matteo Salvini che è il più cattivo degli europei, le ha messo le mani addosso, nel senso di sotto i vestiti, prima di strapparglieli di dosso e di stuprarla in una cabina-spogliatoio di un grande magazzino. 
Si sa che è una delle pratiche più frequenti fra i ricchissimi sibariti americani quella di “farsi” le ultracinquantenni nel retrobottega dei negozi di abbigliamento, soprattutto se hanno a disposizione le più belle donne sulla piazza. Ammettiamo, comunque, che Trump sia un imitatore dell'inimitabile Silvio Berlusconi, recordman dei politici ad alto tasso testosteronico, e che quindi salti addosso a tutte, belle e brutte, ricche e giovani: nell'eros tutto è possibile, ricordate l'“avvenenza” della cameriera d'albergo che troncò la carriera di Dominique Strauss-Kahn lanciato verso l'Eliseo? Allora, al platinato Donald Maniaco sarebbe scoppiata la vena e zacchete! Addosso alla cronista. 
La quale, quanto a tempestività nel dare le notizie, era ed è, senza condizionali e senza supposizioni, una incapace da licenziamento in tronco. Ci ha messo infatti ventitré anni, 276 mesi, a rivelare la cosa. E dire che Trump mica era un signor Nessuno, a quel tempo, anzi, era già fra gli uomini più ricchi d'America, un Vip coi controfiocchi. Soltanto che adesso è addirittura l'uomo più potente del pianeta, il presidente degli Stati Uniti d'America, l'uomo che ha fatto a pezzi (solo politicamente) Hillary Clinton e ha mandato nei matti i sinceri democratici dei salotti, i buonisti politicamente corretti e tanto a modino, colti, raffinati e spesso gonfi di soldoni. 
Quale miglior occasione per sputtanarlo un po', anche se con un quarto di secolo di ritardo? Con i porci xenofobi razzisti retrogradi e ignoranti il tempo non conta (in Italia gli si dà ancora dei “fascisti”): non conta, soprattutto, se si è appena scritto un libro, freschissimo di stampa, con cui la oggi settantacinquenne Joan ci dettaglia su quanto piacesse ai maschi ancora a mezzo secolo suonato, su quanti la palpeggiassero e la mettessero a gambe aperte, compreso Trump. 
Esimia collega Joan, vuoi saperla una cosa? Sei tu che stupri quel puzzone di Trump, che approfitti di lui – e di tutti gli altri che avrebbero indebitamente goduto delle tue grazie – per farti un sacco di pubblicità e per farne a un libro, il tuo, che dev'essere una delle innumerevoli ciofeche pseudofemministe per onanisti compulsivi. A chi credi di darla a bere, verginella della terza età? Noi italiani abbiamo scritto “Porci con le ali”, abbiamo girato “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci e “Salò” di Pasolini, abbiamo avuto Boccaccio e l'Aretino, perfino Aldo Busi, e tu, poverella, ci propini una trombata d'annata col presidente in carica. Solo per farci sapere quanto facevi attizzare gli uomini? 
Collega un tempo (forse) bella, ma di certo mai signorile né riservata, sei soltanto un'erede molto minore di Monica Lewinsky, che si fece un bel po' di pubblicità per una storia (quella sì, vera) con un altro presidente, quella volta democratico. Il tuo libro andrà di certo a ruba: prima di finire dove merita, “in the garbage bucket”, nel bidone dell'immondizia. 
Visto che abbondo di fantasia, mi permetto un consiglio agli amici del Partito Democratico, ai boldriniani, ai bempensanti. Non dev'essere impossibile rintracciare ancora una nonnina nata intorno ai primi anni Venti, che sostenga di essere stata “fatta sua” da Mussolini in persona, ladro della sua verginità, poi fortunatamente vendicata a Piazzale Loreto. Pensateci, compagni, può darsi che rifiliate qualche altro voto a Dracula Salvini. 
Lui se ne frega degli smutandamenti di Trump e va a trovarlo negli Stati Uniti. Per la verità non l'ha nemmeno visto (e neppure Melania, ahi lui), e si è accontentato del segretario di Stato Mike Pompeo. E qui saltano fuori i dubbi sull'intelligenza dei grullini. Da Davide Casaleggio in giù, sotto almeno una delle Cinque Stelle, penose come quelle della bandiera europea, qualcuno si è posto la domanda: come mai col ministro degli Esteri americano va a colloquio il ministro degli Interni italiano e non il suo omologo Enzo Moavero Milanesi? Forse per lo stesso motivo per il quale sempre il medesimo ministro degli Interni riceverà il mese prossimo i sindacati? Non toccherebbe invece al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio? E quel ministro degli Interrni, in quale veste lancia come un aut aut il varo della flat tax? Non è forse materia di Giovanni Tria, ministro dell'Economia? 
Ecco, se io fossi Crimi, la Lombardi, la Taverna, Toninelli e tutti quei tipetti lì mi interrogherei: se il ministro degli Interni italiano fa anche il ministro degli Esteri, del Lavoro e dell'Economia, che cosa sta succedendo? Semplice, povere creature: succede che l'Italia ha un nuovo presidente del Consiglio, ma non ve ne siete accorti, e non ditelo a Giuseppe Conte, sennò gli va il ciuffo di traverso. 
All'estero se ne sono già accorti tutti, in Italia tutti meno i grillini, non a caso svillaneggiati come grullini. Come reagiscono, infatti? Di Maio fa la vocina grossa quando gli fanno notare che Salvini è dappertutto mentre lui non è da nessuna parte. Il gelataio dello stadio San Paolo replica che il milanese si muove con voli di Stato. La replica: «Solamente per impegni istituzionali. Siamo pronti a querelare chiunque dica il contrario». Querelato da Salvini, che con uno schiocco di dita potrebbe rispedirlo sugli spalti? Giggino si è subito zittito. Per polemizzare con un avversario che abbaia molto ma non morde, Alessandro Di Battista. Costui ha scritto un libro (se lo fa Di Battista, la signora americana può farsi coraggio, sembrerà Virginia Woolf) in cui parla di burocrati dentro i ministeri. E Giggino s'è incazzato, ha detto proprio così. Come mai? Secondo lui i burocrati dove stanno, se non nei ministeri? Nelle officine? Nelle farmacie? 
Questa litigata da pianerottolo fotografa il livello degli scappati da casa (copyright Silvio Berlusconi) mentre l'amico-arcinemico li tiene per il naso, o per appendici più delicate, e sta facendogli le scarpe. 
I livelli del contendere sono estremamente dissimili. Da un lato il nuovo padrone dell'Italia, consegnatagli su un piatto d'argento da un partito di incapaci supponenti come il PD, dall'altra un movimento di incapaci “tout court” tesi ormai soltanto alla conservazione del posto, da miracolati quali sono. I due galletti grillini si beccano per la leadership in una “cosa” politica da cui Beppe Grillo è sempre più lontano e assente. La loro speranza è quella di raschiare voti a sinistra (Di Battista) contro quella di mantenere un po' delle schede in fuga (Di Maio). 
Il Che Guevara della Magliana, campione del fancazzismo e dell'urlo senza senso, guida l'ala sinistra e movimentista dei Cinque Stelle, diciamo pure manettara e giustizialista. Sono i nuovi comunisti, ma ben fuori tempo massimo: sono contro le pensioni “d'oro”, che sarebbero quelle oltre i duemila euro; contro le grandi opere, che “arricchirebbero” le aziende private; contro la crescita, meglio una sana povertà diffusa. E naturalmente contro una riduzione delle tasse, in quanto a loro avviso chi ha un po' di soldi o è un ladro o poco ci manca. 
La “flat tax” di Salvini è quanto di più contrario ci sia alla tassazione progressiva punitiva del reddito oggi in vigore in Italia, che colpisce il reddito con scaglioni: 27 per cento fra 15 mila e 28 mila euro, 38 per cento fino a 55 mila, 41 per cento fino a 75 mila, 43 per cento oltre 75 mila euro. Con la flat tax, ideata da Milton Friedman, l'aliquota è invece fissa. Poniamo che sia al 15 per cento. Se un signore guadagna 55 mila euro, oggi ne versa più di ventimila al Fisco, dopo ne verserebbe poco più ottomila. Dodicimila euro in più in tasca all'anno, cioè mille in più al mese, significherebbero più risparmi, ma anche più soldi spesi, più entrate con l'Iva, ossigeno per la produzione e il commercio, quindi più lavoro. E altro risparmio, altre spese, altra Iva, altro lavoro... Invece i grillini preferiscono il reddito di cittadinanza, cioè l'elemosina ai nullafacenti votata anche da Salvini, mai perdonato dai suoi. 
Intanto è andato ad accreditarsi negli Stati Uniti, mentre i fessacchiotti litigavano qui da noi. Non solo Putin, ma anche Trump, sono le sponde di Salvini in una strategia di opposizione all'attuale Unione Europea che potrebbe arrivare a sostenere Angela Merkel quale nuova presidente della Commissione, ma in opposizione alla Francia di Macron: Berlino ha il terrore di un contenzioso commerciale con Washington e Roma potrebbe, da un lato, affrancare in parte l'Italia dall'onnivora Unione Europea, dall'altro incassare l'appoggio delle due più potenti nazioni del mondo, i due grandi nemici al tempo della Guerra fredda. 
Di Battista? Di Maio? Di Corsa... a casa!

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