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Le mappe che spiegano le sfide del nostro tempo firmate dal giornalista Maurizio Molinari

Conflitti, migrazioni, parità di genere, diseguaglianze, populismo-sovranismo, clima, razzismo, pandemie: otto lezioni, da non perdere, sul mondo che verrà


02/11/2020

di LUCIO MALRESTA


Non siate prevenuti: le otto tematiche, sorrette da un corretto realismo, che Maurizio Molinari tratta da par suo nel saggio Atlante del mondo che cambia (Rizzoli, pagg. 204, euro 22,00, formato 18x24,5 centimetri) intrigano e inducono alla riflessione. In quanto, prendendone atto, ci si renderà conto di quanto finiscano per pesare, e non poco, sul nostro vivere quotidiano. 
Ovvero i conflitti (che fra il 2017 e il 2018 hanno causato 193mila vittime in Africa, Asia e Medio Oriente); le migrazioni (secondo una ricerca dell’Asian Economic Integration Report del febbraio 2019, l’Asia, con un terzo del totale, rimane la principale fonte di migranti nel mondo); il clima (i cambiamenti ambientali rappresentano la sfida decisiva per tutti, Stati e cittadini); la parità di genere (le barriere all’inclusione economica e sociale delle donne sono solide, estese, radicate. E vanno abbattute); il razzismo (improvviso, sistematico, violento, subdolo, latente, feroce: in tutto il mondo rischia di minare alla radice la convivenza civile). 
E poi le diseguaglianze (la cui prima causa non è la povertà, combattuta nel Novecento attraverso il welfare state, ma quella che investe l’intero ceto medio, colpendo anche le persone che hanno un reddito); il sovranismo e il populismo (sono le maggiori novità politiche del XXI secolo, che finiscono però per indebolire le democrazie) e, in chiusura, le pandemie (il Covid-19, ad esempio, ha sconvolto e sta sconvolgendo il nostro pianeta). 
Più in particolare si tratta di otto lezioni sul mondo reale, tutte supportate da mappe, grafici e dati che consentono al lettore di “orientarsi nell’analisi di un presente che sfida la nostra immaginazione”. 
Già, le mappe, una passione che risale all’infanzia dell’autore e che, sino altro ieri verrebbe da dire, gli servivano per trovare una via d’uscita a situazioni complicate. Come quando, ha avuto modo di raccontare in una intervista, arrivò a New Orleans dopo l’Uragano Katrina alloggiando al Baton Rouge e lì gli “venne indicata da uno sfollato, appunto su una mappa, una delle poche strade non allagate che portavano dritte in città, consentendogli di raggiungerla”. 
E poi riprendiamo, in quanto meritevoli, stralci di vita che pochi altri hanno vissuto. Lui giornalista e saggista, laureato in Scienze Politiche e in Storia a La Sapienza di Roma (città dove è nato da una famiglia di origine ebraica il 28 ottobre 1964), oltre che uno dei massimi esperti di geopolitica e relazioni internazionali, la cui carriera si è dipanata dai ruoli di inviato e corrispondente a quello di direttore (de La Stampa prima e dal 23 aprile scorso de la Repubblica, dove si propone anche come direttore editoriale delle testate del gruppo Gedi). 
State a sentire: “La prima volta che andai a intervistare Gheddafi, nel 1994, una splendida novantenne di origine libica che aveva vissuto dal 1967 a Roma mi regalò una mappa di Tripoli dell’epoca italiana: le strade erano le stesse, ma i nomi delle vie erano quelli dell’epoca, tutti in italiano. Gli uomini dell’intelligence libica che mi seguivano ovunque erano sorpresi della facilità con cui mi muovevo fra la Città Giardino, la piazza della Cattedrale e Corso Sicilia. Appunto per questo mi chiesero: Ma lei come fa a conoscere Tripoli così bene se non c’è mai stato? La risposta era in quella mappa che avevo in tasca, frutto dell’abilità di chi l’aveva disegnata oltre 60 anni prima”. 
Insomma, mappe che si propongono come compagne di avventura di ogni pioniere, quelle stesse che hanno consentito nel tempo all’umanità di vedere oltre l’orizzonte. E che oggi possono aiutarci “nell’esplorazione di una realtà che, sotto i nostri occhi, muta senza sosta nei suoi equilibri politici, sociali, ambientali”. Ma si tratta di mappe particolari, realizzate per rappresentare i grandi fenomeni attraverso l’elaborazione del numero enorme di dati che abbiamo a disposizione, positivi o negativi poco importa, per stabilirne le giuste connessioni attraverso un testo di facile accesso. 
In buona sostanza Molinari (dal 1994 sposato con l’avvocato Micol Braha, ebrea italo-libica, dalla quale ha avuto quattro figli, tutti nati a New York: una compagna di viaggio che gli ha insegnato a guardare sempre avanti, oltre ogni ostacolo) ha individuato “otto linee della trasformazione in corso”: dai conflitti veri e propri a quelli latenti, dall’emergenza climatica alla ferita delle discriminazioni razziali, dalle diseguaglianze sociali al vento populista-sovranista, passando per il fenomeno migratorio, l’urgenza della parità di genere e l’emergenza sanitaria legata all’esplodere delle epidemie. Contesti di cui ha cercato di descrivere i mutamenti anticipandone le conseguenze profonde. 
Mettendo peraltro a punto, “con l’acutezza dell’osservatore esperto e la lucidità del giornalista, uno strumento prezioso per chiunque voglia esplorare, come un pioniere che traccia la sua rotta, l’orizzonte che sta prendendo forma. Che vuole essere compreso per poter essere governato, e in cui ognuno di noi ha il dovere di fare la propria parte”. 
Di fatto questi gravosi spaccati di quotidiano - tiene a precisare l’autore - regalano “tre possibili chiavi di lettura: una più superficiale, limitata alla mera comprensione di quanto scritto; una più analitica, che scava in profondità nei contenuti e infine una terza, votata a scovare e svelare i relativi segreti. E le mappe riportate rappresentano l’occasione di testare quest’ultimo approccio. In tale ambito, se la lettura in superficie resta ancorata ai numeri e alla distribuzione grafica sulle cartine, quella analitica si poggia sul testo che corre attorno alle immagini ed estrae dai dati le linee profonde sulle quali orientare le riflessioni”. 
Detto questo, come è nata l’idea di questo libro? Dalla consapevolezza e dall'urgenza di tratteggiare con chiarezza e approfondire le grandi tendenze in atto, utilizzando uno strumento antico, quello delle mappe, unito alla più avanzata cartografia e alla ricerca sui dati per offrire al lettore la descrizione del mondo che cambia. 
Che altro? Per comprendere nella loro complessità le trasformazioni e le contraddizioni che hanno segnato i primi vent’anni del XXI secolo Molinari ha scelto di “sovrapporre geografia, infografica e analisi dei dati sui grandi temi con i quali Stati nazionali, popoli, aziende globali, movimenti, leader politici e singoli cittadini devono misurarsi per trovare una rotta e orientarsi in questo oceano in serrato divenire”. In effetti da sempre il nostro mondo è percorso da mutamenti e metamorfosi, tanto sul piano geopolitico quanto sul fronte economico e sociale. Mai però la velocità e la frequenza di tali trasformazioni ha raggiunto l’intensità di cui siamo stati testimoni dall’inizio del secondo millennio.

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