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Le misure per l'occupazione non frenano l'esodo dei nostri giovani verso l'estero


23/10/2017

di Artemisia


Gli incentivi che dovrebbero favorire l’occupazione non convincono o quantomeno non sono tali da frenare l’esodo dei giovani verso Paesi che danno maggiori possibilità di lavoro. Dopo varie misure di sgravi fiscali e contributivi, dopo il jobs act, il governo ci riprova con la nuova legge di bilancio. Questa prevede la decontribuzione al 50% per tre anni per chi assume a tempo indeterminato under 34enni il primo anno e poi fino a 24 anni il secondo e terzo anno. Nel 2018 dovrebbero essere stanziati per questa operazione 338 milioni.
Finora iniziative simili si sono rivelate poco efficaci. Il precariato sotto pagato è aumentato, e di conseguenza è cresciuto il ritmo di quanti hanno deciso di fare le valige e abbandonare il nostro Paese. Secondo la Fondazione Migrantes della Cei, sono 5 milioni i connazionali residenti all’estero (l’8,2% degli italiani) che nell’ultimo anno sono aumentati del 3,3%. L’esodo più importante (48.600 nel 2016) riguarda la fascia di età compresa tra 18 e 24 anni con un incremento del 23,3% rispetto al 2015. La Lombardia si conferma, con 23mila espatriati, la prima regione da cui si parte, seguita da Veneto (11mila circa), Sicilia, Lazio e Piemonte.
Le destinazioni più appetibili continuano ad essere il Regno Unito, la Germania, la Svizzera, la Francia, gli Stati Uniti e la Spagna, che assorbono, nel complesso, il 65% dei migranti italiani. Negli ultimi anni, a queste mete tradizionali si sono aggiunte la Cina e gli Emirati Arabi, soprattutto Abu Dhabi e Dubai. Qui l’aumento, tra il 2014 e il 2015, è stato attorno al 20%. 
Il 25% della migrazione complessiva viene da province quali Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo. La classe di età più numerosa (1.163.968) ha tra i 35 e i 49 anni, è cioè nel pieno dell’età lavorativa (23,4%); sotto al milione (946.901, il 19,0%) vi è chi ha tra i 50 e i 64 anni. 
Spesso la migrazione non è individuale ma di 'famiglia', intendendo sia il nucleo più ristretto, ovvero quello che comprende i minori (oltre il 20%, di cui il 12,9% ha meno di 10 anni) sia la famiglia allargata, in cui i genitori – ormai over 65 – diventano 'accompagnatori e sostenitori' del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale). A questi si aggiunge il 9,7% di chi ha tra i 50 e i 64 anni, ovvero i tanti disoccupati senza speranza. 
Per quanto riguarda il titolo di studio, il 27,9% di chi ha fatto le valige per l’estero ha un diploma di scuola superiore, con una leggera prevalenza degli uomini (il 28,2% contro il 27,6% delle donne).

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