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Le tre caravelle del Def: Iva, cuneo fiscale e quota 100

Partono i lavori sulla nuova legge di bilancio che avrà il duro compito di scongiurare gli aumenti riducendo allo stesso tempo le tasse


30/09/2019

di Damiano Pignalosa


Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie… e la legge di bilancio. Settembre ormai è passato e il nuovo Governo giallo-rosso inizia a mettere le basi per il prossimo Def che dovrà fare i conti subito con tre enormi scaglioni, che determineranno anche la messa in opera di tutto il documento: evitare l’aumento dell’Iva, ridurre il cuneo fiscale e la possibile revisione di quota 100. L’intenzione è quella di chiedere maggiore flessibilità a Bruxelles per poter aumentare il nostro deficit dall𔃼,1% attuale al 2,2/2,3%, facendo leva sul bisogno del Paese di investire le proprie risorse in proposte di salvaguardia e tutela dei cittadini. 
Aumento dell’Iva 
Si parte dall’argomento più delicato. Per evitare l’uragano che si abbatterebbe sui consumi degli italiani servono 23,1 miliardi pari all𔃻,25% del Pil. Al momento sul tavolo ci sono delle proposte di diversificazione che dovrebbero ricorrere a un meccanismo di riconoscimento in base allo strumento di pagamento, con Iva più alta per chi paga in contanti e più bassa per chi utilizza carte di credito e bancomat, incentivando quindi la tracciabilità utile, a detta del Governo, a far emergere l'evasione fiscale. Il maggiore utilizzo della cosiddetta moneta elettronica passa attraverso una tassazione differente dei Pos con taglio delle commissioni per commercianti, esercenti e professionisti. O il cosiddetto cash back, ossia un rimborso fiscale del 2% per chi acquista con carte di credito, bancomat o app. Per le diverse aliquote sull’Iva quindi la premessa è quella di escludere i beni di largo consumo ma all’atto pratico la realtà dimostra che il rompicapo non è stato ancora risolto e bisogna tirar fuori dal cilindro il coniglio che metta tutti d’accordo senza far abbattere quest’ennesima tempesta economica sul popolo italiano che, senza ombra di dubbio, segnerebbe un punto di non ritorno per la ripartenza dei consumi interni del Paese. 
Taglio del cuneo fiscale 
La seconda patata bollente da gestire è il percorso per centrare il taglio del cuneo fiscale, ovvero la tassazione sul lavoro. Dopo aver compreso per davvero il bluff della flat tax che era tanto bella quanto inapplicabile a livello di coperture, nelle scorse settimane i tecnici ministeriali hanno lavorato su due ipotesi. La prima prevede il taglio del cuneo sotto forma di credito d'imposta, che assorba il bonus Renzi da 80 euro, per far entrare nelle disponibilità dei lavoratori fino a 1.500 euro in un'unica mensilità, a luglio. La seconda consiste nel taglio secco dei contributi a carico dei lavoratori, sempre con l'identico obiettivo di far crescere le buste paga e rilanciare i consumi. Il Governo punta a una riduzione da 5 miliardi di euro su base annua. Ma le esigenze di risparmio potrebbero spostare ad aprile o a giugno la partenza nel 2020, con un alleggerimento di costi fino a 2,5 miliardi l'anno prossimo. Su questo fronte, decisiva sarà la trattativa con Bruxelles sui margini di flessibilità sul deficit. Il taglio delle tasse sul lavoro rappresenta una carta che da sempre è stata utilizzata da ogni forza politica, soprattutto nel nostro Paese che vive perennemente in un regime di campagna elettorale, ma nessuno è riuscito ancora ad applicare per davvero questo passo che darebbe una vera e consistente iniezione di fiducia e di denaro in tutta la forza lavoro che rappresenta e sposta gli equilibri dell’aumento o della diminuzione dei consumi interni. 
Quota 100 
Si sta pensando sempre di più ad una revisione della manovra che permette di andare in pensione in anticipo quando la somma tra età anagrafica e anni di contribuzione previdenziale è pari a 100. Bisogna registrare un dato fondamentale: finora sono arrivate all'Inps circa la metà delle domande previste. Ciò potrebbe ridurre fino a quasi 4 miliardi la maggiore spesa previdenziale pervista per il 2020 aprendo a varie strade, dalla rimodulazione delle finestre di uscita all'innalzamento di uno dei due requisiti di “Quota 100”, fino alla reintroduzione degli adeguamenti automatici all'aspettativa di vita. Da escludere invece, secondo il presidente Inps Pasquale Tridico, l'ipotesi, pure studiata dai tecnici, di uno stop anticipato della sperimentazione prevista dall'ultima legge di bilancio (a fine 2020 anziché a fine 2021). Quindi nonostante l’utilizzo inferiore alle attese da parte dei cittadini, Quota 100 andrà avanti chiudendo come previsto i tre anni di sperimentazione. 
La coperta è sempre più corta e si ha come l’impressione che in qualche modo si vogliano riparare le buche di un percorso che avrebbe ormai bisogno di nuovo manto stradale. Le regole europee non possono aiutare nella ripartenza dell’economia quindi urge una manovra Ue che potrebbe portare a due strade ben precise: lo svincolo da parte delle nazioni sulle proprie politiche economiche e la ridiscussione dei vincoli che limitano la competitività nei confronti dei Paesi emergenti. Senza un intervento deciso che stimoli la rinascita e la crescita dell’intera area euro continueremo a camminare su questa strada dissestata che porta soltanto sull’orlo del precipizio…

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