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Le troppe guerre di Aba Abate e del suo segreto, che non può rivelare a nessuno

Roberto Costantini ripropone la sua nuova eroina, lasciando ancora in panchina Michele Balistreri. Torna in scena anche Emilio Martini e, a seguire, un debutto da applausi per Allie Reynolds


19/04/2021

di Mauro Castelli


Un nome una garanzia, quello di Roberto Costantini, che per i tipi della Longanesi ha rimesso in pista Aba Abate, moglie, madre e impiegata modello ma anche agente segreto sotto il nome in codice di Ice, che avevamo imparato a conoscere lo scorso anno come protagonista di Una donna normale. E che ora torna sugli scaffali in Una donna in guerra (Longanesi, pagg. 400, euro 22,00), “seconda spy story di una quadrilogia nella quale la mia protagonista (che non è né una poliziotta né un agente segreto in senso stretto) viene trascinata nell’inferno di certi luoghi geografici”. 
La qual cosa sta prolungando la panchina del mitico Michele Balistreri, il poliziotto più controverso della nostra narrativa in abbinata, anche se per altre ragioni, al vicequestore aggiunto Rocco Schiavone, uscito dalla penna di Antonio Manzini e in servizio ad Aosta. Ovvero il personaggio irrequieto e ribelle che aveva contribuito al successo della “Trilogia del Male” (ovvero Tu sei il male, Alle radici del male e Il male non dimentica), premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 come “miglior opera noir degli anni 2000”, peraltro sbarcata vincente negli Stati Uniti e negli undici maggiori Paesi europei. A seguire questa carismatica figura avrebbe tenuto banco anche fra le pagine de La moglie perfetta (finalista al Bancarella 2016), Ballando nel buio e Da molto lontano. 
Ma torniamo alla nuova eroina di Costantini, che strada facendo si è presentata ai lettori in questo modo: “Mi chiamo Aba Abate. Mio padre, il generale Adelmo Abate - l’uomo che ha modernizzato l’Arma dei carabinieri e i Servizi segreti - voleva sempre che fossi la prima, a cominciare dall’appello all’asilo. E sin da bambina mi ha addestrata a rendere indistinguibili verità e menzogna, oltre a insegnarmi a superare persino il poligrafo. Quelli che mi amano sanno chi sono, ma non sanno cosa sono davvero. Quelli che lavorano con me sanno cosa sono, non chi sono. Sono infatti capace di ingannare chiunque. Tranne me stessa”. 
In altre parole una figura sfuggente e complicata, alle prese con un marito geniale quanto inconcludente (un pubblicitario colto che aspira a diventare scrittore), dal quale ha avuto Francesco e Cristina, due adolescenti problematici e conflittuali. E poi c’è la sua unica vera amica sin dai tempi della scuola, Tiziana, che gestisce una libreria e che continua a cercare il grande amore. Che forse troverà nel… posto sbagliato. 
Aba vive a Roma, dove nessuno sa chi è anche se forse, nel suo inconscio, lo vorrebbe. Lei che sul lavoro riveste il ruolo di una semplice impiegata ministeriale ma che, nella realtà, è una funzionaria dei Servizi segreti italiani con un compito delicatissimo: reclutare e gestire infiltrati nelle moschee. Un doppio ruolo difficile da portare avanti, impregnato di tante, troppe guerre da combattere allo stesso tempo. E non sa più se riuscirà ancora a tenere insieme i pezzi della sua doppia vita come ha sempre fatto. Insomma, il punto di rottura sembra avvicinarsi ogni giorno di più. 
Anche perché, nel tentativo riuscito di bloccare la prima strage islamica in Italia, ha perso il suo punto di riferimento: l’unico uomo e amico che ha sempre saputo vederla per quello che è, Aba e Ice insieme. E adesso dovrà scoprire chi ci sia dietro quella cospirazione ordita da due pericolosi terroristi. Mentre suo marito le nasconde una parte di verità, alcune rivelazioni sul suo conto faranno crollare le sottili fondamenta su cui Aba ha costruito tutta l’esistenza. 
Inoltre, quello “che Aba ancora non sa, e che Ice fatica a scoprire, è che il vento del deserto sta per portare nella sua fragile vita un pericolo più distruttivo di quanto abbia mai immaginato. Quello che Aba ancora non sa, e che Ice nemmeno immagina, è che il confine tra vita personale e vita lavorativa in realtà è già crollato. Quello che Aba ancora non sa, e che Ice capirà forse troppo tardi, è che non esiste più nemmeno un posto al mondo in cui lei non sia una donna in guerra”. 
Che dire: una storia - realistica quanto ben documentata, ambientata fra Italia, Libia e Stati Uniti - che viaggia a cento all’ora fra voci devianti, piani oscuri, inaspettati colpi di scena e un incipit che fa subito salire la pressione; una storia che si nutre di violenze, disillusioni, senso della sconfitta e di figure al limite, sull’orlo del precipizio, che si confrontano con un destino per certi versi già scritto; una storia, per certi versi dolorosa, che si legge che è un piacere, con l’unica certezza di un finale doloroso.     
Detto del libro, spazio all’autore. Come abbiamo già riportato su queste stesse colonne Roberto Costantini è nato a Tripoli, in Libia, il 12 settembre 1952, dove i suoi genitori lavoravano per il ministero degli Esteri. Trasferitosi definitivamente a Roma all’età di 18 anni, si sarebbe laureato in Ingegneria, dandosi poi da fare per società italiane e internazionali attive nel campo dell’impiantistica. Conseguendo peraltro un master in Management Science a Stanford, in California. Sin quando si sarebbe accasato come dirigente presso la Luiss Guido Carli di Roma, ateneo dove oggi insegna Negoziazione e Leadership. Un ruolo che gli sta particolarmente a cuore, in quanto a suo dire “confrontarsi con i ragazzi è bellissimo e per di più mantiene giovani”. 
Che altro? Un uomo dal carattere razionale, forte di una passione di vecchia data per la lettura di autori del calibro di Milan Kundera e dintorni, un po’ meno per i giallisti, eccezion fatta per passati interessi legati ai nomi di Raymond Chandler e Giorgio Scerbanenco. Fermo restando il suo legame per la famiglia, che lo vede sposato da una vita con la stessa donna, dalla quale ha avuto due figli, un maschio e una femmina. 


Un altro gradito ritorno è quello di Emilio Martini, in abbinata alle indagini legate al commissario Luigi Berté, detto Gigi, uno dei protagonisti più amati del poliziesco italiano, in scena per l’undicesima volta in Vent’anni prima (Corbaccio, pagg. 230, euro 14,90). Un lavoro, come da titolo, che si rifà a un cold case legato al periodo in cui il nostro poliziotto era ancora un giovane studente universitario e suo padre Toni ricopriva il ruolo di ispettore della Omicidi. 
Sul caso - il brutale omicidio di una prostituta, trovata massacrata in abiti succinti e borsa griffata - le indagini erano risultate superficiali e per il nostro commissario, da uomo di Stato qual è, si tratta di una ferita rimasta aperta. Anche perché un colpevole ha sempre un nome e un cognome. 
Detto questo spazio alla sinossi. Siamo a Milano quando il passato ritorna nella vita del di Gigi Berté, un passato che risale a vent’anni prima e sul quale aveva indagato suo padre Toni. Quando appunto una lucciola era stata uccisa e un ristoratore era stato… suicidato perché non si piegava ai ricatti. Con l’ispettore Toni a ritenersi convinto che i due crimini fossero opera di un clan malavitoso molto attivo in città: quello dei Rizzo. L’inchiesta procede a rilento, nessuno parla, nemmeno l’informatrice Brigitta Berger. Finisce che i vertici della Omicidi gli tolgano il caso. Ma il destino però riporterà l’ispettore, inconsapevolmente e tragicamente, a incrociare ancora la sua vita con quella del clan calabrese. 
Le vicende dei Rizzo intanto si complicano: Oscar, l’erede della famiglia, segnato in modo indelebile dalla morte di Maria, l’unica che abbia mai amato, si convince di averla ritrovata in Silvana Mariuz, una istruttrice di palestra che le assomiglia in modo impressionante. Disposto a tutto pur di averla, non si fa scrupoli ad allontanare da sé la donna che lo ama con passione. Anche Lucia, sorella di Silvana, è inquieta perché sospetta che il marito le sia infedele, ma non sa chi sia la sua rivale. Ognuno di loro lotta per realizzare i propri sogni, ma un delitto imprevedibile scompaginerà i progetti di tutti, trascinandoli alla rovina. 
Solo vent’anni dopo Gigi Bertè, ormai vicequestore aggiunto, riuscirà a far riemergere, grazie a un’indagine poco ortodossa, la folle verità sul caso Mariuz, ma con un carico di sofferenza che lo investirà personalmente… 
Un passo indietro per parlare dell’autore, ma sarebbe meglio dire autrice, o meglio ancora, autrici. Emilio Martini è infatti lo pseudonimo dietro al quale si nascondono (in realtà non è un segreto, in quanto è stato da tempo ufficializzato) due prolifiche sorelle milanesi con un debole dichiarato per la Liguria: ovvero Elena e Michela Martignoni. Per contro Berté si rifà a un vicequestore aggiunto in carne e ossa, che opera in un commissariato italiano e con il quale le due scrittrici risultano in più che buoni rapporti.  
E chissà se - repetita iuvant - il profilo tracciato in un recente passato dalle due autrici rappresenti un suo vero e proprio identikit: un uomo dalla taglia (troppo) large, dal pensiero sottile, dall’intelligenza spessa, dalla gelosia calabra e dalla puntualità lombarda. Un ex fumatore con un debole per le donne e per la buona tavola, insofferente ai locali affollati e ad andare per negozi. Una specie di antieroe, scanzonato quanto basta, spesso in polemica con se stesso. Un uomo soddisfatto di quel che fa, seppure conscio che non riuscirà mai a cambiare la società né a catturare tutti i malviventi, ma a rendere loro la vita dura. 
E per quanto riguarda il carnet narrativo di Elena e Michela Martignoni? Insieme hanno scritto (firmandoli con i loro veri nomi) i romanzi storici Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora e Il duca che non poteva amare, oltre ad aver dato alle stampe la citata serie di gialli imbastita sul commissario Berté, fra i quali ricordiamo Il ritorno del Marinero, La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Grand Hotel Miramare, Il mistero della gazza ladra,  Invito a Capri con delitto, nonché le raccolte I racconti neri del commissario Berté, Talent Show Ciak: si uccide. 
E questo è quanto, anzi no. Le nostre autrici hanno infatti già dato la stura a un nuovo giallo in scaletta per il prossimo mese di giugno, sempre per i tipi di Corbaccio e sempre con protagonista Berté, intitolato Il botto. Romanzo del quale vengono pure anticipate briciole di incipit: “Il commissario non è in ufficio, bensì sulla barca di una conoscente. Ma continua a pensare a quel volto intravisto di sfuggita mentre, poco prima, stava camminando fra le bancarelle di un mercato. Quell’uomo, se era proprio lui, non doveva trovarsi lì, ma in prigione, dove l’aveva sbattuto molti anni prima…”. 


In chiusura quello che viene considerato uno dei casi editoriali dell’anno: ovvero il debutto dell’inglese Allie Reynolds - già autrice di diversi racconti brevi pubblicati su riviste britanniche, australiane e non solo - con Brivido (Piemme, pagg. 410, euro19,00, traduzione di Anna Martini e Carla Palmieri), un thriller incentrato su una donna scomparsa e infarcito di segreti, vendette e colpi di scena, tradotto o in corso di traduzione in 23 Paesi, oltre che già opzionato per una serie televisiva. 
Madre di due figli, Lucas e Daniel, nonché affezionata padrona “di un gatto che pensa di essere un cane”, Allie è stata una campionessa di snowboard freestyle (non stupiscono quindi i ringraziamenti agli atleti passati e presenti che “hanno portato avanti questo sport ai livelli incredibili di oggi”) che ha trascorso cinque inverni sulle montagne di Francia, Svizzera, Austria e Canada, oltre a darsi da fare come bambinaia, barista, maestra di scuola elementare a Londra, libraia, traduttrice dal francese nonché come insegnante di inglese, per oltre quindici anni, a Gold Coast, in Australia, dove si era trasferita nel 2003 intenzionata a sostituire la tavola da snowboard (sport praticato sulla neve e diventato disciplina olimpica nel 1998) con quella da surf. 
Un lavoro, Shiver (questo il titolo originale), conteso a suon di assegni dagli editori per la sua capacità di catturare il lettore attraverso una scrittura che travolge e affascina, tesa e tortuosa, capace di regalare mistero e folate di suspense quasi senza darlo a vedere. Fermo restando che “nessun personaggio è immune dal sospetto”. E i brividi che si proveranno non saranno affatto per il… freddo. A partire dal prologo, breve quanto graffiante, legato al momento del disgelo di un ghiacciaio, ovvero il Glacier du Diable, sulle Alpi francesi. E più precisamente quando la voce narrante si dice in attesa della restituzione dei corpi, o meglio, di un corpo in particolare. 
Ma veniamo alla storia. Sono passati dieci anni dall'ultima volta che Milla è salita lassù. La passione dello snowboard, le Alpi che incombono mentre il sole scompare tra le vette, il vento gelido sulla pelle secca. Sono solo alcune delle cose che si è lasciata alle spalle, fin da quella vacanza di tanto tempo prima. Cose, ma anche persone: come Brent, Heather, Dale e Curtis, un gruppo di amici allora, adesso praticamente degli sconosciuti. 
E se lei è tornata da queste parti lo deve solo a Curtis. La voglia di rivederlo è stata più forte di tutto, perciò quando le è arrivato quel messaggio con la firma “C.”, un invito a rivedersi tutti insieme, nel rifugio alpino dove si conobbero, Milla non ha saputo resistere. Tutti insieme, a parte Saskia. 
Già, la bellissima, vincente Saskia. La sua scomparsa, per tutti e cinque, rovinò molto più che una vacanza. Ma adesso che Milla è di nuovo insieme a loro, tra imbarazzi e silenzi, isolata nel rifugio a causa di una tempesta, sulla cima di quello stesso, infido ghiacciaio che aveva giocato spietatamente con le loro vite, è chiaro che quelle persone sono davvero degli sconosciuti. Sconosciuti che custodiscono, però, un segreto fin troppo pericoloso. E una verità che, da quella notte di dieci anni prima, come i corpi dal ghiacciaio, sta finalmente per emergere...

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