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Liberi professionisti: sono i commercialisti e i notai a guadagnare di più


09/07/2018

di Monia Savioli


La crisi che ha colpito il settore del lavoro non lascia scampo anche ai liberi professionisti. 
I redditi dichiarati dal 2007 ad oggi hanno subito delle considerevoli flessioni. Almeno un 15% di media stando ai risultati ottenuti dal confronto dei dati resi noti dalle casse professionali. 
Chi sta peggio sono avvocati, dai 49mila dichiarati del 2007 ai 36 mila del 2014 con trend simile anche nel biennio 2015-2016, geometri, da 22 mila del 2007 a 19 mila del 2016, ragionieri, da 56 mila a 50, biologi, da 23 mila a 16.500 e gli infermieri da 34 a 32 mila. Poi i consulenti del lavoro, da 46mila a 36.500. Chi si salva sono i dottori commercialisti per i quali i redditi medi sono cresciuti da 57 a 61mila euro e i notai che non conoscono flessioni, con un reddito medio di 150mila, in aumento rispetto ai 139mila del 2008. 
Le casse professionali seguono la scia di notai e commercialisti e aumentano le entrate. Sembra strano ma non lo è. Intanto, per le difficoltà contingenti, molti professionisti ritardano il momento di andare in pensione e nel frattempo continuano a pagare i contributi. Poi le casse hanno introdotto via via i minimi contributivi da versare indipendentemente dal livello reddituale raggiunto. 
L’unica eccezione in questo paradiso felice della previdenza è rappresentato dall’Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti che continua a piangere di fronte al buco di 136 milioni di euro accumulato fino al 2016 e all’epocale crisi che la stampa (con annessi e connessi) sta vivendo. A tirare verso il basso la soglia stipendiale è l’ingresso sempre più massiccio delle donne nel mercato del lavoro. La storia è sempre quella: sei donna e quindi a parità di mansioni e responsabilità vieni pagata meno. Se poi sei meridionale ancora meno. E se sei giovane, meno ancora. Ad affermarlo è l’Adepp, l’associazione delle casse professionali che ha rilevato la presenza, in linea generale, di una forbice del 40% fra il reddito medio percepito al Sud – inferiore – rispetto a quello erogato al Nord – superiore. I 30-40 enni guadagnano generalmente un terzo dei loro colleghi over 50. E fra le regioni, quella che paga meglio è il Trentino Alto Adige seguita dalla Lombardia. Il fanalino di coda è la Calabria, con un reddito medio inferiore del 40%. Intanto il numero di chi non riesce a trovare lavoro aumenta. 
Si tratta di 200 mila persone che a partire dal 2007, non riescono ad appropriarsi di ruoli di qualità commisurati alla loro preparazione. La realtà del mondo lavorativo italiano riporta oggi due condizioni preminenti: sempre meno lavoratori autonomi e l’impoverimento progressivo di quelli dipendenti spesso incastrati in contratti a tempo determinato o part time che non permettono stabilità e neppure l’aumento del patrimonio personale.

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