Share |

Lo Stato italiano punta tutto sulla digitalizzazione

Dal Forum di Cernobbio sono arrivate le indicazioni sulle strade da intraprendere per essere competitivi a livello internazionale. In che modo? Aumentando l’efficienza dei servizi attraverso nuove tecnologie


07/09/2020

di Damiano Pignalosa


Digitale, intelligenza artificiale, blockchain, nuove tecnologie, ma l’Italia del 2020 come intende impostare il suo piano di infrastrutture tech per essere competitiva negli anni a venire? Un segnale delle intenzioni dello Stato nei confronti di questo argomento ci arrivano direttamente dal meeting organizzato come ogni anno dallo studio Ambrosetti di Milano nella Villa d’Este di Cernobbio, sul lago di Como. Sono in tanti ad essere intervenuti durante il convegno, in primis il premier Giuseppe Conte che ha detto: «Non possiamo perdere l’opportunità del Piano di ripresa e resilienza per sostenere la nascita di una rete unica in fibra ottica, un’infrastruttura fondamentale per il Paese che il Governo intende promuovere, e rispetto alla quale è stato posto in essere un primo passo importante con la lettera di intenti siglata da Tim e da Cassa depositi e prestiti».
L’intervento dello Stato in politiche di riqualificazione digitale, con conseguente adeguamento delle infrastrutture, ha sollevato non pochi dubbi creando immediatamente dei parallelismi con il passato tanto che sull’argomento è intervenuto direttamente il ministro dello sviluppo economico Stefano Pattuanelli: «Lo Stato non può essere solo arbitro, ma deve essere presente per dare le linee guida». A questo aggiunge il rifiuto di un’etichetta di neodirigismo o l’evocazione di una nuova Iri. «Le grandi trasformazioni degli assetti produttivi devono essere indirizzate da una grande governance pubblica che dia le linee di indirizzo. Questo non significa che lo Stato fa l'imprenditore: lo Stato non può stare in Alitalia per 20 anni, lì affronta una crisi aziendale e ne accompagna l'uscita ma lo Stato nelle grandi trasformazioni dei settori produttivi deve esserci e deve essere guida».
Uno degli argomenti più scottanti affrontati al Forum Ambrosetti è stato quello riguardante la salvaguardia dei dati dei cittadini italiani sempre più in mano ad aziende multimiliardarie straniere. Sull’argomento è intervenuta la ministra per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano: «Buona parte dei nostri dati è conservato in memorie che si trovano altrove, all’estero, ma abbiamo interesse che in prospettiva i nostri dati abbiamo memorie in Italia o nell’Ue». Abbiamo 11mila datacenter per 23mila Pa, uno ogni due amministrazioni. «Vuol dire che la maggior parte ha dei problemi, perché è stato costruito in passato. Sono armadi pieni di ragnatele privi dei servizi richiesti a un cloud». Per la ministra, è necessaria una svolta: «Creare e potenziare un sistema cloud italiano o europeo, la si chiami sovranità digitale o europea». Una base è stata posta nel decreto semplificazioni approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, che spinge sulla formazione digitale dei dipendenti pubblici e sulla progettazione dei servizi digitali ai cittadini.
Insomma un impegno, quello dello Stato, che dovrebbe coinvolgere il settore che più ha bisogno di una mano per poter dare delle piattaforme di utilizzo a cittadini e aziende in modo da essere all’avanguardia e competitivi a livello internazionale. Il tema della digitalizzazione non può più essere affrontato solo come un mero annuncio politico in vista delle elezioni, bisogna agire e bisogna farlo in fretta altrimenti, come spesso accade, saremo costretti a beatificare le altre nazioni che vanno avanti commiserando la nostra, ora più che mai la strada è quella del lavoro con la speranza che hai alle parole possano finalmente seguire i fatti.

(riproduzione riservata)