Share |

Lo spettro di Matteo Salvini, adorato e odiatissimo, aleggia sulle stanze del potere

Intanto Roberto Formigoni, l'ultimo democristiano, è andato in carcere mentre la sinistra italiana, in coma, potrebbe anche resuscitare


25/02/2019

di Sandro Vacchi


Si è chiusa una settimana molto intensa, fra decessi, sorprese, minacce, arresti, scandali. 
Se ne sono andati due big, Karl Lagerfeld e Marella Agnelli. Il primo non mi pareva semplicemente il solito stilista gay, poi ho letto che possedeva trecentomila libri. Proprio così: trecentomila. Io ne ho meno di diecimila e la casa scoppia. Vorrei essere il suo cagnolino, che ha ereditato un patrimonio. 
Aveva avuto moltissimo anche la principessa Caracciolo di Castagneto: disgrazie, onori, matrimonio e patrimonio. Tutti a parlare, correttamente ma esclusivamente, di icona dell'eleganza e della riservatezza, della vestale del bon ton appassionata di fotografia e giardinaggio; nessuno – a parte La Verità – che abbia detto della prossima guerra per un'eredità sui quindici miliardi di euro, pari a trentamila miliardi di vecchie lire: pinzillacchere. Gigi Moncalvo è una delle mosche bianche del giornalismo italiano non servilmente appecorate di fronte alla famiglia reale, la casata Agnelli. 
Casata colpita da un'altra icona, questa della volgarità proletaria, come El Cholo Simeone. Il suo Atletico Madrid ha affondato per due a zero l'Invincibile Armata Juventus, ma avrebbe potuto rifilarle quattro pere. Di fronte al mondo intero ha esultato rivolgendo bellicosamente il “pacco” genitale verso le tribune, gestaccio che forse gli costerà la squalifica. Per lesa maestà? Forse. E al ritorno, che si preannuncia al fulmicotone, potrebbe non esserci. 
Veniamo all'arresto. E' finito in carcere Roberto Formigoni, più volte governatore della Lombardia, molti dicono il migliore in assoluto. Lo chiamavano il Celeste, era un narciso con le giacche variopinte e la passione per il lusso, molto insolita fra gli adepti di Comunione e Liberazione come lui. Lo hanno definito l'ultimo democristiano e dovrà scontare quasi sei anni nel carcere di Bollate, che ospita Stefano Savi (banda della Uno Bianca, una ventina di omicidi), Alberto Stasi (omicidio di Garlasco), Rosa Bazzi (strage di Erba). Formigoni ha più di settant'anni, ma non è agli arresti domiciliari, al contrario di Tiziano e Laura Renzi, addirittura più giovani di alcuni anni. 
Il cognome Renzi non è un caso di omonimia. Il loro figliolo Matteo è salito descamisado su un palco e si è detto orgoglioso e fiero dei propri genitori. Credo che i loro ex dipendenti non nutrano i medesimi sentimenti, comunque la vicenda ha senz'altro accelerato la fine politica del Putto Fiorentino, il quale sta tentando di riciclarsi. 
Come conduttore televisivo ha fatto fiasco, come scrittore pare vada molto meglio con il suo libro di memorie scritto alla veneranda età di 45 anni: è d'obbligo pensare al futuro dell'uomo che ha distrutto il Partito Democratico. 
Una sorte, quella della sedicente sinistra italiana pulita, solidale, onesta, corretta e soprattutto intelligente (sempre per dire), che curiosamente si ripropone in casa Cinque Stelle. Marco Travaglio, il giornalista più manettaro e giustizialista che ci sia, ha cantato per anni l'arme e gli onori del “nuovo” che avanzava, ma che oggi ha ingranato la retromarcia. Travaglio è giunto a sostenere che i grillini sono stati infettati dal virus del berlusconismo, per lui la peggiore ingiuria possibile. 
Gli improbabili parlamentari pentastellati stanno infatti tentando in ogni modo di salvarsi la poltrona e lo stipendio, alla luce del continuo travaso di voti segnalato dai sondaggi e confermato dal tracollo alle elezioni regionali in Abruzzo, sgretolamento più che confermato alle regionali in Sardegna. Il movimento Cinque Stelle è destinato alla sparizione, e anche piuttosto rapida come è stata la sua apparizione. 
La paura fa novanta, sarebbe paradossale che i parlamentari grillini dovessero fare domanda per ricevere il “loro” reddito di cittadinanza, una volta disoccupati dopo l'avventura politica. A loro, però, l'elemosina non interessa, così cercano sponde da tutte le parti, perfino in Forza Italia dell'aborrito Silvio Berlusconi. 
Chi non abbandona la raffinata teoria fanculista di Beppe Grillo si prepara invece alla scissione a sinistra, dove spazio ce n'è in seguito allo svaporare suicida del PD. Il partito che fu di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti potrebbe rinsanguarsi accogliendo transfughi pentastellati timorosi di non coprirsi adeguatamente le natiche con una migrazione guidata dal Che e dal Trotsky del Testaccio, alias Di Battista e Fico. Più certezze nel PD, a cominciare da quella di dissolversi come la neve al sole con la benedizione di Martina e Zingaretti. 
La sinistra italiana è infatti in coma irreversibile. Potrebbe uscirne, forse, alla lettura dei risultati delle elezioni europee di fine maggio, quando i grillini entreranno anche loro in terapia intensiva e potrebbero cercare scampo sulle traballanti seggiole piddine. Azzardo: secondo me la sinistra pentastellata non fonderà un nuovo partito, ma occuperà invece lo spazio politico del Partito Democratico, saranno i compagni di un tempo a diventare grillini. 
Naturalmente con lo scopo supremo di far fuori l'asso pigliatutto della politica italiana, Matteo Salvini, nuova ossessione dei cervellini pensanti come Silvio Berlusconi lo è stato per un quarto di secolo. Su Libero, Giuliano Zulin ha scritto un articolo che avrei voluto scrivere io, domandandosi che mondo sarebbe senza Salvini. Sai le feste di scafisti, cooperative, radical chic, magistrati sinceramente democratici e antifascisti sinceramente fascisti che augurano giornalmente la morte al ministro dell'Interno! Sai il godimento degli eurocrati, dell'alta finanza, della Chiesa di Francesco, e dei Casamonica, e degli zingari, e dei clandestini. 
E...e...e... 
E sui muri d'Italia il nome di Salvini è associato alle più cruente minacce di morte. Continuo a ripeterlo: il solo modo per fermarlo è quello che certi criminali si augurano, perché rompe le uova nel paniere a troppa gente, a troppe lobby, a troppe consorterie, a troppe mafie... 
Gli italiani vedono un politico che va a trovare in carcere un uomo condannato per aver sparato a un ladro: lui dietro le sbarre, il malvivente libero. Lo vedono esporsi con la richiesta della grazia a Mattarella e con la promessa di accelerare il provvedimento sulla legittima difesa. Vedono un tizio che ha preso un partito locale al 4 per cento dei voti e ne ha fatto la prima forza politica italiana con almeno otto volte le preferenze di un tempo. Vedono un uomo che, con addosso le sbertucciate felpe, non gioisce per l'arresto dei genitori di Renzi. Proprio come fecero i piddini quando Berlusconi fu mandato ai servizi sociali, vero? 
Vedono un tipo salire sulla ruspa e buttare giù le case dei clan, sgomberare quelle abusive e chiudere i centri di accoglienza fuori regola, i vari Cara dove è facile entrare ma ancor più facile uscire per commettere reati, omicidi compresi come quelli dei due coniugi in Sicilia. 
Vedono anche che, dopo decenni di latitanza dorata, il delinquente vezzeggiato dagli intellettualini da salotto, Cesare Battisti, è stato acciuffato e consegnato alle patrie galere. Postilla: ha già incaricato gli avvocati di fargli commutare l'ergastolo in 30 anni di reclusione. Poiché ha 65 anni, a meno che non sia un ottimista al cubo che conta di tornare fuori a 95 anni, sa benissimo che di riffa o di raffa uscirebbe molto prima. 
Gli italiani vedono poi i migranti della nave “Diciotti” entrare a piedi uniti nel ridicolo, rivolgendosi alla magistratura per chiedere i danni perché costretti a bordo senza poter sbarcare in Italia. Da 40 a 70 mila euro a testa! Quando dalle loro parti il reddito pro capite annuo è sui duemila dollari! Perché non chiedono i danni agli scafisti, o alla ONG che li ha “salvati” al largo, o alle cooperative dell'accoglienza pelosa? E come mai non chiede i danni l'equipaggio, che pure era rimasto a bordo della nave? Scommettiamo che dietro c'è l'ispirazione di qualche politico moribondo? 
Lo spettro di Salvini aleggia su tutto ciò che si muove nelle stanze del potere in Italia. I giornali moribondi, come il debenedettiano Espresso in veste rinnovata, sparano ad alzo zero contro il Ruspa, che quattro mesi fa avrebbe incontrato Vladimir Putin a Mosca per farsi finanziare. Scandalo? Ricordo però che fino al 1991 esisteva in Italia un partito non certo minore che per mezzo secolo fu foraggiato con i rubli del Cremlino. Si dà il caso che il nostro fosse un Paese della Nato e che l'Unione Sovietica fosse dunque un Paese nemico. Se prendi i soldi dal nemico che cosa sei? Per tradimento negli Stati Uniti c'era la sedia elettrica, e nell'umanitaria Urss la fucilazione, però dopo una ventina d'anni di Gulag. Vogliamo parlarne? E vogliamo parlare del fatto che Putin invece non è comunista, quindi è “cattivo”? 
E vogliamo parlare anche della cacca pestata da Salvini? Ha violato il silenzio nella giornata del voto in Sardegna mandando un messaggio su Facebook per invitare a scegliere il suo candidato. E' grave, soprattutto perché lui è ministro dell'Interno e dovrebbe vigilare sul rispetto delle procedure. Scandalo anche qui, scandalissimo, ed è giusto. Peccato che nessuno abbia rilevato come un messaggio analogo per sponsorizzare il candidato della sinistra sia stato inviato nelle stesse ore da un esponente di spicco del PD, addirittura un ex presidente del consiglio. Si chiama Paolo Gentiloni. 
E' uno sport popolare in tutto il mondo quello di vituperare gli altri insabbiando le proprie magagne. Prendiamo Santa Romana Chiesa, sgretolata da uno dei più grandi scandali dei suoi duemila anni di storia, quello dei preti pedofili. Secondo un libro appena uscito sarebbero addirittura l'80 per cento del clero, una percentuale bulgara. Bene, il buon papa Bergoglio, che tanto vuole (farci) accogliere i nordafricani del mare, ha come secondo massimo impegno quello di far pulizia fra i suoi dipendenti, corre anche il rischio di risarcimenti miliardari, altroché la barzelletta dei “sequestrati” della “Diciotti”! 
Gli anziani cardinali avrebbero versato lacrime all'udire i racconti delle vittime; prelati, vescovi e porporati tremano, l'epurazione si preannuncia tremenda. 
Peccato che un cardinale tedesco membro del direttorio istituito dal pontefice, una specie di squadra mobile di indagine, abbia rivelato che i dossier con i nomi dei maiali in tonaca siano stati distrutti. 
Ohibò! Poffarbacco! Sarà mica stato il maligno? Per inciso, il commissario (pardon, il cardinale) si chiama Reinhard, ma di cognome fa Marx. Non era quello che definiva la religione l'oppio dei popoli? 
La pedofilia è oggi l'oppio dei religiosi.

(riproduzione riservata)