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Lo strano omicidio di un uomo di colore. “Lontano da casa”

Torna Enrico Pandiani con un lavoro complesso, peraltro svincolato dai suoi precedenti protagonisti, nel quale si fa carico di problematiche tanto attuali quanto capaci di indurre alla riflessione


01/03/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


Enrico Pandiani, basta la parola. Un autore capace di dare voce a noir incalzanti, ben costruiti e di grande leggibilità, nei quali si addentra, con cognizione di causa, negli abissi dell’animo umano. Una penna che, romanzo dopo romanzo, ha saputo regalarsi e regalare ai lettori storie vincenti che spaziano fra i meandri di una società malmessa e incongruente. Lui che, nato a Torino il 16 luglio 1956, aveva iniziato la sua carriera scrivendo e disegnando storie a fumetti per il Mago di Mondadori e per la rivista Orient Express
Abbandonata la strada del fumetto avrebbe iniziato l’attività di grafico editoriale fondando con alcuni compagni di viaggio uno studio di comunicazione. Per poi iniziare una lunga collaborazione con il quotidiano La Stampa occupandosi della parte infografica. 
Lui che - da sempre attratto dal poliziesco in quanto questo genere permette di scavare nella parte più nascosta della società, quella di cui si parla di meno” - aveva esordito nel 2009 con il romanzo Les italiens, con il quale aveva inaugurato la saga del commissario Pierre Mordenti, un uomo complicato, a tratti insicuro, che piace alle donne e per il quale i suoi agenti rappresentano una famiglia. Saga composta anche da Troppo piombo, Lezioni di tenebra, Pessime scuse per un massacro, Una pistola come la tua, Un giorno di festa e Ragioni da vendere
Les italiens, si diceva, un organismo complesso, dal rapporto quasi simbiotico. Una specie di famiglia, se vogliamo anche un po’ mafiosa, che fa quadrato (in una Parigi irrequieta, globalizzata e alle prese con le problematiche in essere in tutte le grandi città europee) attorno ai suoi componenti. Nel senso che se un estraneo se la prende con un membro se la dovrà vedere con tutti gli altri. “In quanto la ferita non può rimanere impunita”. Logico quindi che ogni tanto finisca per scapparci il morto. Una collana che si sta rapportando con una serie televisiva, prodotta da Fulvio Lucisano e che vede Nicolas Winding Refn nel doppio ruolo di coproduttore e regista. 
Che altro? Nel 2013 Pandiani  - un uomo, a detta di chi lo conosce bene, gentile quanto elegante - avrebbe pubblicato con Rizzoli la La donna di troppo, un romanzo ambientato a Torino - una città che “non manca di sorprendere anche a chi la abita da sessant’anni e che non ha nulla da invidiare a tante altre sparse in Europa” - con protagonista la poliziotta privata, ex agente della scientifica, Zara Bosdaves, personaggio apparso per la prima volta in un breve libro scritto per conto della distilleria di grappa Fratelli Brunello, La testa e la Coda
Tempo un anno e avrebbe partecipato con un racconto lungo, assieme ad altri cinque autori (Carlo Bonini, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois e Bruno Morchio), all’antologia I semi del male, per poi tornare sugli scaffali, sempre con Rizzoli, con una nuova storia - Più sporco della neve - incentrata sulla citata Zara. 
E ora eccolo di nuovo in libreria - questo autore che non manca ironicamente di raccontare di essere stato battezzato da sua moglie come l’autistico per la capacità, quando scrive, di estraniarsi da quel che lo circonda (ad esempio “posso farlo in treno, in aereo, al gabinetto, ai giardinetti, ovunque…”) - con Lontano da casa (Salani, pagg. 390, euro 16,80), un romanzo svincolato dai suoi soliti contesti e dai suoi precedenti protagonisti. 
Un canovaccio che, come da sua consuetudine, ha comunque ancora a che fare con quegli stati di paura e di ansia che, volenti o nolenti, “giorno dopo giorno, ci stringono in una specie di stato d’assedio”. In abbinata - ci mancherebbe - alla violenza, che spesso si identifica “nella sensazione di non poter controllare il futuro, di dover vivere a contatto con persone delle quali ignoriamo tutto…”. 
Detto questo spazio alla trama che si rifà, a detta dell’autore, a una storia complessa con protagoniste due donne molto diverse tra loro, sullo sfondo della periferia più difficile. Ed è qui che il lettore si raffronta con un uomo di colore, nudo e ferito, che sta scappando nel buio. Dopo ore di fuga, trova finalmente un muro di cinta, ma i suoi inseguitori in tuta mimetica lo raggiungono e lo uccidono brutalmente. Il corpo dell’uomo, senza documenti, verrà ritrovato in un parco giochi alla periferia di Torino. 
Per identificarlo la polizia convoca Jasmina Nazeri, italiana d’origine iraniana, in virtù del suo lavoro di insegnante di lingua agli immigrati del quartiere. La ragazza lo riconosce: si chiama Taiwo ed è, o meglio era un rifugiato che viveva alla giornata e voleva fare il meccanico. Per lei la storia potrebbe anche finire lì, visto che di dolore ne ha già visto abbastanza, ma quando sul luogo del ritrovamento incontra Pandora Magrelli, un ispettore di polizia con discutibili idee sociali, capisce di essere l’unica interessata a scoprire la verità. Ad ogni costo. E poi non è detto che anche due nemiche non possano per una volta giocare nella stessa squadra... 
Una storia, quella che Pandiani racconta in questo suo nuovo romanzo, che non vuole essere “soltanto la periferia di una città, con il fermento che si porta dentro; semmai lo stato primordiale verso il quale tutti stiamo tornando, pronti a trasformare chiunque in un nemico”. Una storia al femminile in quanto, a detta dell’autore, le donne lo incuriosiscono molto più degli uomini. “Ritengo infatti che oggi sia molto più interessante essere una donna che essere un uomo. Per tutte le possibilità che vengono loro negate. E poi i personaggi femminili sono più introspettivi, umorali, complessi…”.

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