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Loriano Macchiavelli: "Un festival del noir con l'amaro in bocca. Ma soltanto per il fatto di non sapere ancora nulla su chi abbia pensato e progettato la strage di Bologna"

Sì, perché nell’ambito della quarta Festa Cantiere Zocca Noir, si è parlato anche di questo. Con numeri uno del calibro di Marco Malvaldi, Sandrone Dazieri, Rosella Pastorino, Tommaso De Lorenzis…  


10/07/2018

Un quarto appuntamento, quello della Festa Cantiere Zocca Noir, che si è chiuso all’insegna dei contenuti e di una apprezzabile partecipazione di appassionati. Una logica conclusione per una manifestazione che ha riunito in un dialogo aperto e conviviale artisti, critici e romanzieri sulle tematiche del noir e dell’attualità vista attraverso la lente della narrazione d’indagine. In buona sostanza - assieme a ospiti che, per la loro particolare sensibilità ed esperienza, hanno un contatto privilegiato con il mondo dei media, della storia e dell’immaginario collettivo - sono stati esplorati gli universi dell’arte e della scrittura, cercando di capire come il genere, facendosi specchio e metafora dei tempi, può indicare la via a un pensiero differente. 
Il pubblico ha partecipato con interesse alla discussione letteraria che ha visto protagonisti nomi d’eccellenza del noir italiano. Ad esempio Rosella Postorino col suo libro sulle assaggiatrici di Hitler e Loriano Macchiavelli con i suoi romanzi storici e i suoi racconti su Bologna ci hanno aiutato a capire come il racconto degli eventi passati diventi racconto di tutti noi e della nostra attualità. A sua volta Marco Malvaldi, uno dei più poliedrici scrittori italiani e autore dei romanzi sulla ‘combriccola’ del BarLume, ha raccontato i diversi risvolti del noir, mostrandoci come, in una sapiente fusione di suspense e umorismo, il romanzo d’indagine sappia mostrare, attraverso la levità, il lato oscuro del mondo in cui viviamo. 
Quest’anno, a cinquant’anni dai rivolgimenti politico-culturali del Sessantotto, il pubblico della Festa Cantiere ha dialogato con artisti e autori anche sui percorsi che l’Italia ha preso a partire dai primi momenti della contestazione studentesca, attraverso gli anni di piombo e la strategia della tensione, fino al tragico epilogo della strage di Bologna. Tommaso De Lorenzis e Sandrone Dazieri si sono così confrontati sulle lotte e le ambizioni politiche di quegli anni e le reazioni per un ritorno allo status quo, così come li hanno vissuti e come li hanno narrati nei loro romanzi. 
Di robusto interesse è risultata anche la collaborazione con l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che si è sviluppata in due direzioni. L’interessante mostra fotografica “È successo quel '68. Appunti fotografici”, coordinata da Luca Molinari della Regione, attraverso lo sguardo di testimoni del tempo come Luciano Nadalini, gradito ospite della manifestazione, Enrico Pasquali, Oriano Zanarini e altri fotografi di Ufo (Unione fotografi bolognesi), ha permesso al pubblico di ripercorrere quei mesi che aprirono ai fermenti culturali degli anni ’70 e alle lotte per i diritti dei cittadini e dei lavoratori. 
In chiusura del festival grande coinvolgimento emotivo al Teatro di Zocca. Alcuni dei narratori del progetto “Cantiere 2 Agosto. 85 storie per 85 palcoscenici”, coordinato dall’Assemblea legislativa per ricordare nel 2017 le vite delle 85 vittime della strage di Bologna, hanno ripetuto i loro racconti, presentati dalla storica Cinzia Venturoli e dal regista Matteo Belli, curatori del progetto. Particolarmente toccante la testimonianza di Agide Melloni, l’autista dell’autobus numero 37 cui spettò il doloroso compito di trasportare sotto lenzuoli bianchi i corpi delle vittime del feroce attentato. “La decisione di una rassegna così importante di valorizzare iniziative culturali pensate e realizzate dall’Assemblea legislativa regionale dell'Emilia-Romagna ci onora e ci fa piacere: è un apprezzamento del lavoro di tutti noi che ci spinge a impegnarci sempre di più", ha spiegato Simonetta Saliera, presidente del Parlamento di viale Aldo Moro. 
“Le due giornate piene di eventi mi hanno però lasciato l’amaro in bocca”, ha commentato a sua volta il decano Loriano Macchiavelli. “Bene, così deve essere! Nella mia lunga carriera di scrittore ho partecipato a un numero infinito di festival e ho capito che non serve a nulla una manifestazione che lascia sorridenti e soddisfatti pubblico e partecipanti. Il noir deve dare fastidio, perché solo così aiuta a pensare”. 
Di fatto il pubblico se ne è andato con maggiore consapevolezza e un grande desiderio di continuare ad approfondire la riflessione: “Ancora non sappiamo chi abbia pensato e progettato la strage - ha proseguito Macchiavelli -. Gli esecutori sono liberi di passeggiare sotto i portici di Bologna e di guardare in faccia i parenti delle vittime con la stessa arroganza e con gli stessi sorrisi ironici e prepotenti che mostravano durante i processi. Dovremmo pretendere una risposta”. 
Insomma, se il binomio “Festa Cantiere” contiene l’idea di lavorare insieme con il piacere di farlo per costruire un sapere condiviso e aperto, allora l’obiettivo è stato raggiunto. In un piccolo paese dell’Appennino si è fatta cultura, si è riflettuto insieme (pubblico e ospiti) sulle dinamiche della storia e dell’attualità, lavorando convivialmente per dar vita a un punto di vista sul mondo che, mostrandoci quanto si nasconde nella parte oscura (noir, appunto) dei tempi che stiamo vivendo, ci può aiutare a trovare strade per costruire un’alternativa.

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