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Lotta all'evasione: si è fatto troppo poco e il perché è sotto gli occhi di tutti

Se vogliamo essere onesti - chi più chi meno - siamo tutti evasori: ma la colpa è di chi ci governa


07/10/2019

di Mauro Castelli

Ogni volta che i signori del Palazzo devono varare il cosiddetto Def, Documento di economia e finanza, la prima voce che si tira in ballo per raccattare quattrini è quello di una battaglia senza quartiere agli evasori. Già, come se fosse facile. Certo la task force messa in campo dagli ultimi Governi, onestamente, di risultati ne ha portati a casa. Ma si tratta pur sempre di gocce rispetto al mare del sommerso, quantificato dal nostro ministero dell’Economia fra i 225 e i 275 miliardi di euro all’anno (un valore pari a circa il 18 per cento del nostro prodotto interno lordo). Cui ne andrebbero aggiunti altri 200 derivanti, altra nota dolente, dall’attività criminale. 
Andando nello specifico e lasciando perdere (si fa per dire) i furbetti dell’Irpef, dell’Irap e i mancati introiti derivanti dal lavoro in nero (contributi non versati e tasse non pagate), secondo l’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, l’evasione dell’Iva (la tassa più odiata dagli italiani) rappresenta la punta di diamante del nostro sommerso. E ci mancava soltanto che l’Esecutivo non si facesse carico delle clausole di salvaguardia - con aliquote per il 2020 orientate al 25 e al 13 per cento - volte a garantire il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. 
A titolo di cronaca, l’evasione Iva in Italia è stimata intorno al 26 per cento, contro una media europea dell󈧏-12 e a fronte di un Paese virtuoso come la Svezia dove si evade soltanto l𔃻,42 per cento (ma il paragone è improprio: un conto è avere a che fare con dieci milioni di abitanti, un altro doversi raffrontare con 60. Ferma restando la correttezza - furbizia? - scandinava: al momento del rimborso di una cifra di Iva versata, ma non dovuta, lo Stato riconosce degli interessi). 
Una evasione, quella appunto dell’Iva, che viaggia a macchia d’olio in tutta Italia, anche se con alcune anomalie, legate a quel che succede ad esempio in Sicilia, ma anche nella piccola Valle d’Aosta, dove i contribuenti spendono in media 130 euro per ogni 100 dichiarati al Fisco. Una zona grigia analoga a quella riscontrabile in Molise e in Campania, dove il divario personale fra consumi e redditi dichiarati supera il 32 per cento, contro il top del 50 raggiunto dalla Calabria. 
Ma di chi è la colpa di questa allarmante situazione? Se vogliamo essere onesti di noi tutti. Scagli la prima pietra chi non ha mai contribuito a questo tipo di evasione. Proviamo quindi a farci un esame di coscienza: quando in casa abbiamo bisogno di un aiutino - falegname, idraulico, imbianchino, elettricista, muratore… - il pagamento avviene sempre senza fattura. E il perché è semplice: se te la fanno, sempre che te la facciano, paghi molto di più. E allora, cari governanti, perché non interveniamo, come succede in diversi altri Paesi (in primis gli Stati Uniti), per consentire anche ai comuni mortali non in possesso di una partita Iva di detrarre questa gabella? 
Risposta: per non gravare di un ulteriore deficit il bilancio dello Stato. Ma quando mai: se lo Stato mi consente di dedurre l’Iva in fattura la controparte (il citato idraulico, imbianchino, elettricista…) dovrà pagare le tasse, che saranno sempre molto più alte di quanto avrebbe rappresentato l’evasione dell’Iva. Insomma, semplice come bere un bicchier d’acqua. Ma quanti voti i politici rischierebbero di perdere alle prossime elezioni? Meditate gente, meditate…

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