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Luci e ombre sul "decreto-dignità"

Dure le critiche da parte di politici, imprenditori, datori di lavoro, sindacati e via discorrendo. Ma il Governo tira dritto


04/07/2018

di Valentina Zirpoli


Limiti al ricorso dei contratti a termine, misure contro la pubblicità del gioco d’azzardo, norme per disincentivare le “delocalizzazioni” di imprese all’estero, interventi nel campo delle procedure fiscali. Sono questi i temi principali, affrontati in 12 punti, del primo provvedimento del governo M5S-Lega in materia socio-economica: il decreto legge, già ribattezzato come “decreto dignità” dal ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, approvato dal Consiglio dei ministri, dovrà ora essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. 
Il provvedimento, però, non convince tutti. E non solo l’opposizione. «Lasciamo stare la dignità – scrive l'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni –. Il mini decreto di ieri non favorisce gli investimenti in Italia e il lavoro di qualità. Introduce soltanto ostacoli per lavoro e investimenti». Gli fa eco il presidente del Partito democratico, Matteo Orfini: «Prima era solo improbabile propaganda. Ora che sono passati ai fatti diventa tutto più chiaro: la chiamano dignità ma è solo un ritorno al tempo in cui si favoriva il lavoro nero». 
Duro anche il giudizio di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia: «La parte del decreto dignità sul precariato sembra scritta dal Partito Comunista anni '80. La ricetta Di Maio è irrigidire il mercato del lavoro e punire gli imprenditori cattivi per combattere il precariato». 
Ma che cosa ne pensano di questo decreto i diretti interessati, vale a dire gli imprenditori, i datori di lavoro, i sindacati, le società di gaming e via discorrendo? 
Secondo Confindustria le nuove regole saranno poco utili per il raggiungimento dell'obiettivo dichiarato dal governo, cioè il contrasto alla precarietà. Il provvedimento, che prevede anche una stretta sui contratti a termine e alcune misure contro la delocalizzazione delle imprese, causerà, infatti, un risultato opposto, rispetto a quello dichiarato, con la diminuzione del lavoro, non della precarietà. Non la pensano bene neppure i professionisti del settore turistico, che bocciano le nuove disposizioni e le annunciate restrizioni, in quanto nel decreto le norme che riguardano i lavoratori stagionali, impiegati soprattutto nel turismo, non sono ancora chiare. 
Sul fronte del gioco d’azzardo interviene anche la Lega di Serie A, l’organismo che rappresenta i club del massimo campionato, la quale ritiene che le misure non siano realmente efficaci per arginare la ludopatia. Secondo gli operatori delle società di gioco il proibizionismo favorirebbe, per contro, realtà illecite. La Cgil poi si definisce preoccupata, in quanto le nuove norme potrebbero reintrodurre i voucher (anche se al momento non previsti), mentre in caso di licenziamento non si reintroduce il diritto al reintegro. 
In materia fiscale intervengono gli avvocati, critici sulla disattivazione del redditometro e dello split payment per i professionisti, strumenti che avevano dato ottimi risultati nella lotta contro l’evasione. 
Nonostante i malumori e le criticità espresse da più parti, il governo tira dritto. «Sono particolarmente lieto, come responsabile dei questo Governo, che il primo decreto che ha contenuto economico sia intitolato al recupero della dignità dei lavoratori – ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte –. Abbiamo adottato misure che contrastano la dimensione precaria del lavoro». 
«Con il decreto Dignità diamo un colpo mortale al precariato, licenziando il Jobs Act – ha precisato a sua volta Di Maio –. Le critiche vengono da chi ha massacrato i diritti sociali, invece di difenderli. Finalmente siamo un Paese orgoglioso di essere l'Italia, con un Governo che comincia a difendere le fasce più deboli della popolazione». 
Come detto, il testo dovrà ora esser sottoposto al vaglio del Quirinale, prima di approdare in Parlamento, per la necessaria autorizzazione all'invio alle Camere. Dal Colle non dovrebbero tuttavia giungere rilievi tali da poter bloccare il testo.

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