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Luigi Einaudi e l’associazionismo economico in Italia

Francesco Dandolo ricostruisce il pensiero di questo statista sulla nascita e lo sviluppo delle associazioni di imprenditori e lavoratori all’inizio del secolo scorso


07/12/2020

di Tancredi Re


Approfondire il pensiero einaudiano sull’associazionismo economico: questo l’obiettivo del libro Luigi Einaudi e l’associazionismo economico nell’Italia liberale 1899-1919 (Bancaria Editrice, pagg.256, euro 35,00) scritto da Francesco Dandolo. Nel quale l’autore ricostruisce il pensiero di questo grande statista (ricordiamo che fu Governatore della Banca d’Italia dal 1945 al 1948, ministro del Tesoro e del Bilancio nel IV Governo De Gasperi dal 1947 al 1948, presidente della Repubblica dal 1948 al 1955 nonché docente di scienza delle finanze e legislazione industriale ed economica politica all’Università e al Politecnico di Torino e alla Bocconi di Milano) sulla nascita e sullo sviluppo delle associazioni di imprenditori e lavoratori nel primo ventennio del secolo scorso. 
Il volume accoglie anche il saggio “Le associazioni degli imprenditori in età liberale (1861-1920)” curato da Filippo Sbrana e Valerio Torreggiani, che inquadra lo sviluppo delle riflessioni einaudiane nel contesto storico di riferimento, analizzando genesi e sviluppo delle realtà associative imprenditoriali dell’agricoltura, dell’industria e del credito nel periodo post-unitario. 
Questa pubblicazione segna l’avvio della collana editoriale “Istituto Luigi Einaudi”, frutto della collaborazione tra l’Istituto Einaudi e Bancaria Editrice. 
Prendendo le mosse dalle riflessioni maturate dallo statista durante il suo esilio svizzero (1943-44), l’Istituto ha deciso di approfondire ruolo e valenza di quelle che Einaudi definiva “le leghe dei lavoratori e degli imprenditori, associazioni volontarie e non coattive, che si accordino fra loro senza mediazioni statali di alcun tipo”. Sindacati e associazioni datoriali, dunque, cui veniva riconosciuta da Einaudi una fondamentale funzione di collegamento, in qualità di “organismi e corpi intermedi”, tra il cittadino e lo Stato. 
“La perdurante rilevanza dell’intuizione einaudiana - si legge nella prefazione del presidente dell’Istituto Einaudi, Maurizio Sella - ha convinto l’Istituto ad approfondirla, investigandone natura e fondatezza attraverso un programma di ricerca articolato in tre anni e volto alla ricostruzione della genesi e dell’evoluzione storica dell’associazionismo economico in generale, con specifica attenzione a quello bancario e finanziario”. 
“Risulta evidente - scrive Dandolo - che la nascita e i primi sviluppi dell’associazionismo industriale si connettono alla crescente esigenza, ampiamente diffusa anche fra altri gruppi professionali, che i propri interessi debbano essere rappresentati e tutelati in maniera coesa e unitaria. È un lungo e complesso processo, non sempre progressivo, che però nelle sue linee generali procede in simbiosi, tanto che nel biennio 1919-1920 trova il punto di arrivo con la creazione di importanti organismi di rappresentanza nazionali, mediante la “rifondazione” di Confindustria insieme con la nascita di Confagricoltura e dell’Associazione Bancaria Italiana”, che ha celebrato appunto il centenario nel 2019. 
Un biennio cruciale, dunque, “in cui termina - si legge ancora nell’introduzione - la prima fase della riflessione di Einaudi, che ha il “punto di approdo” nell’avvio dell’attività degli enti di rappresentanza appena citati”. 
Al termine della lettura viene agevole enucleare i concetti chiave che ispirarono la posizione del “giovane” Einaudi sull’associazionismo economico, secondo il quale la formazione di associazioni di rappresentanza degli interessi degli industriali e dei lavoratori costituiva un frutto maturo del capitalismo liberale e contribuisce tuttora ad assicurare la pace sociale. A Einaudi va inoltre riconosciuta piena libertà alla dialettica fisiologica fra le rappresentanze collettive dei lavoratori e degli imprenditori, così come deve essere ferma la determinazione nel considerare il lavoro come strumento di sollevazione e sviluppo dell’uomo. Infine, lo Stato deve svolgere un ruolo distaccato, ma non indifferente, nel rapportarsi alle dinamiche sociali, cioè deve porsi come regolatore, ma non anche come fattore dinamico della produzione. 
Il volume Luigi Einaudi e l’associazionismo economico nell’Italia liberale inaugura una trilogia con altri due testi che, rispettivamente, ricostruiranno il pensiero einaudiano sull’associazionismo economico nel periodo fascista (1920-1939) e negli anni del secondo conflitto mondiale e della Repubblica sino all’anno della sua morte.

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