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Ma che Paese è il nostro che ha fatto salire in cattedra l'intelligenza di Balotelli?

Con un altro interrogativo al seguito: dov’è andata a finire la tutela sovranazionale decantata dai cantori dell’europeismo, la fratellanza e la pace economica sotto forma di euro?


09/03/2020

di Sandro Vacchi


Quando una delle persone più intelligenti d'Italia sembra essere Mario Balotelli, allora qualcosa davvero non va. Il campione mai compiuto, il disadattato perennemente in lotta con se stesso, è sbottato come nessun ministro ha saputo fare in questi giorni, reclamando la sospensione immediata del campionato di calcio in nome della salute. Altroché partite a porte chiuse, altroché diritti tivù, altroché il calendario trasformato in uno spezzatino senza che si capisca più chi è primo e chi ultimo. La sacralità del calcio in Italia? Vada a farsi benedire, ha detto in sostanza Marione nostro, se si devono mettere a rischio calciatori, arbitri e dirigenti. 
Gli spettatori pare siano dementi di loro, viste le folle nei centri commerciali e nelle piazze: come se nulla fosse, come se il Coronavirus non esistesse, come se non minacciasse la salute di tutti dopo aver messo in ginocchio l'economia del Paese in attesa di assestarle il colpo di grazia. 
Un urlo che sarebbe finalmente il caso di inviare al governo più cieco che si sia mai visto nei confronti dei propri sudditi e nel contempo più prostrato ai voleri di una Unione Europea che, semplicemente, non esiste. Prontissima a fare fallire Stati (vedi la Grecia), fulminea nel salvare banche preferibilmente tedesche, scientifica nello stabilire con millimetrica precisione il calibro dei cetrioli, ferrea nel disporre le quote del latte e quelle dei migranti da accogliere volenti o nolenti, puntualissima nel versare ai propri alfieri e feldmarescialli emolumenti che, nel loro grandissimo, sono molto simili al reddito di cittadinanza, di fronte alla sciagura che si è abbattuta sull'Italia che cosa fa? Niente di niente, anzi, manda mascherine antivirus all'Iran anziché allo Stato Fondatore preso sistematicamente per i fondelli come un ebete quale probabilmente è (siamo). 
Elogi a Lampedusa, e giù migranti; cartelli di Pericolo Spread, e giù Berlusconi; dagli all'untore italiano, e giù la nostra economia. Poi si scoprono i giochi. Che i poveri Cristi in barcone gli altri non se li prendono, che il foraggio alle cooperative di accoglienza spetta darlo a noi, che quella dello spread era una scusa, come ha dimostrato anni fa Alan Friedman, non certo un sovranista, che i francesi ci hanno fregato con la guerra a Gheddafi. Adesso salta fuori perfino che il “paziente uno”, l'untore, per intenderci, non era affatto italiano, come si è dato a intendere per settimane, bensì un giovane manager tedesco che aveva partecipato a un meeting della sua azienda a Shangai, e quando rientrò in Germania aveva il virus. 
Uso il passato remoto in quanto la diffusione del virus è avvenuta non in gennaio, come ci hanno fatto credere, ma addirittura in ottobre; cinque mesi fa, cinque mesi di balle, cinque mesi di silenzi tedeschi. Ma porcaccia la miseria! Porken miserien! Se una cosa del genere l'avessimo fatta noi? Ci avrebbero fatto pagare multe da capogiro, ci avrebbero denunciati all'Unione Europea, alla Banca Centrale, all'Onu e alla società Dante Alighieri, affinché con una postilla alla Commedia ci inserisse fra traditori, bari o malversatori. Invece il silenzio l'ha avuta vinta, e noi a fare i quaquaraquà con i proclami giornalieri. 
Il nostro computo quotidiano dei contagi, i bollettini di guerra dal fronte alpino come nel '15-'18, gli appelli degli ospedali assediati, le piazze deserte, le scuole chiuse, le città in quarantena... L'epidemia è stata associata all'Italia, non a chi ufficialmente l'ha subita dopo di noi. In silenzio, però: guai allarmare la gente, ma soprattutto i mercati; guai esporsi come dei latinos qualsiasi, loro sono impavidi junker; guai far sapere al mondo la verità. 
Così, quando la verità viene a galla, la frittata è fatta, il nostro turismo azzerato, la nostra economia in ginocchio, tanto l'Italia non si ribella mai, il suo governo mette meno paura di una mosca, è fra gli Stati più ricattabili al mondo. E i tedeschi, con i loro lacché francesi, hanno ancora una volta buon gioco a mettere noi dietro la lavagna, additandoci come cicale spendaccione e incuranti della salute. 
In compenso la Cina è quasi sparita dai radar. Possono morire mille, diecimila, centomila persone, che a Pechino sanno benissimo come nasconderlo: il virus si è palesato al mondo con almeno tre mesi di ritardo, ed ecco il risultato. I padroni dell'Europa non sono meno furbi dei cinesi, né meno attenti agli affari di quanto lo sia la fabbrica del mondo, la Cina. Tacere, nascondere, sviare, sono maestri insuperabili. Anni fa la Merkel e Sarkozy non additarono forse l'Italia come responsabile della crisi dei debiti sovrani, mentre ne era la vittima principale? Chi la difese, chi salvò i nostri risparmi? 
Oggi abbiamo un primo ministro che mette un intero Paese in quarantena e che si prepara ad andare, con la pochette nel taschino e il cappello in mano, a chiedere a Bruxelles di poter spendere i nostri soldi. Nostri! I due miliardi e mezzo di euro che ogni anno versiamo nelle casse comunitarie più di quanti ne incassiamo in aiuti, che peraltro spesso sciupiamo. 
Adesso che ne abbiamo bisogno come il pane, invece? Adesso chi ci ringrazia per aver portato allo scoperto le dimensioni reali di un contagio che sembra l'Ebola? Dov'è la tutela sovrannazionale decantata dai cantori dell'europeismo a tutto tondo? La fratellanza europea, il continente senza più guerre, la pace economica sotto forma di euro e di Banca centrale, la solidarietà fra popoli che nei mille anni precedenti si erano sempre combattuti? Balle! L'Unione Europea è un grande baraccone autoreferenziale teso esclusivamente al proprio “particulare”, a non disturbare il manovratore e a distribuire stipendi faraonici... 
Magari fosse solamente così, amici: sarebbe un enorme sciupio e poco più. Il Coronavirus, e tutto quello che ci hanno fatto in questi anni, schiude però - e purtroppo - una finestrella su una mostruosità antiumana. Un'aristocrazia di produttori-padroni formata da una élite di Stati, quattro o cinque in tutto, e tutti gli altri come lavoratori a buon mercato, schiavi. Lo spostamento di interi popoli è apparentemente irresponsabile: è spostamento di denaro e rientra appieno in questa manovra ultracontinentale. 
L'Europa è un aggregato di Stati, tutti piccoli: nessuno è come gli Stati Uniti, la Russia, né tanto meno la Cina. Per sopravvivere, i suoi capi devono mantenere uno Stato di dimensioni adeguate ai grandi della Terra, uno Stato-continente, pur con mille diversità al suo interno. La soluzione? Sacrifici umani: finora in termini economici, di salari, di pensioni; con il Coronavirus si comincia a parlare di priorità nelle terapie, prima i giovani, poi i vecchi. 
Stiamo entrando in un mondo che sembra fantascienza da Isaac Asimov, ma al Grande Fratello di George Orwell siamo già arrivati da tempo. Cos'è, la Cina, se non il più grande impero totalitario al mondo? Una dittatura comunista, con tanto di campi di lavoro forzato, i laogai, infiltrata da un'altra dittatura, quella della finanza, del denaro, della rendita. I cinesi dispongono di un'enormità di denaro e un'enormità di uomini. Noi su che cosa possiamo contare? Un debito incommensurabile, un Paese che si spopola, e quello che resta è sempre più povero. Grazie, Europa! I tedeschi hanno almeno la Merkel, che da quindici anni li fa primeggiare nel mondo, costi quel che costi. Noi rispondiamo con monsieur Pochette?

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