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Marzio Bonferroni: “Il Rinascimento può insegnarci ancora molto”

L’impresa, secondo lo studioso, non deve considerare l’uomo come un consumatore, ma come persona da rendere felice ascoltandone e soddisfacendone i bisogni


16/12/2019

di Giambattista Pepi


Il Rinascimento fu un periodo artistico e culturale della storia dell’Europa che si sviluppò in Italia, soprattutto a Firenze, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, in un lasso temporale che va all’incirca dalla metà del XIV secolo fino al XVI secolo con ampie differenze tra discipline e aree geografiche. Un periodo fecondo, unico e irripetibile, dunque, che naturalmente non è riproponibile, come del resto niente del nostro passato lo è, ma che, tuttavia, a distanza di secoli, può essere considerato ancora un modello virtuoso.  
Il Rinascimento può ispirarci a rinnovare il tempo presente, a riassumere in una visione globale l’uomo, inteso come persona umana, con un’anima e dei valori, non come un semplice “consumatore” da sfruttare nella logica dell’impresa orientata a massimizzare il profitto a breve termine. 
È questa la cifra e la prospettiva che Rinascimento oggi a cura di Marzio Bonferroni (Egea, pagg. 325, euro 38,00) vuole provare a dischiudere ai contemporanei. Un libro che, con i contributi di qualificati studiosi e professionisti, illustra l’eredità rinascimentale e la sua concreta utilità, in questa fase storica complessa e ardua, per rilanciare un nuovo umanesimo sociale ed economico. Economia Italiana.it ha intervistato il curatore.

Perché tornare a guardare al Rinascimento che fa parte del nostro passato remoto? Che cosa può insegnarci? 
È una domanda che ci porta a considerare una svolta epocale del capitalismo e dell’economia. Tornare ai concetti ed alle idee creative rinascimentali e umanistiche, che partono dal Duecento e da Dante Alighieri con la nuova lingua italiana e che hanno avuto in Raffaello, Brunelleschi, Michelangelo e Leonardo da Vinci i massimi rappresentanti di quell’epoca. Può voler dire creare una svolta decisiva per ritrovare la centralità dell’essere umano integrale e la sua felicità e soddisfazione come obiettivo di base per lo sviluppo del lavoro e delle professioni, come anche per lo sviluppo del bene comune. Ho la fortuna di essere ufficialmente indicato come ideatore della “Human Satisfaction”, evolutiva del vecchio e riduttivo “consumatore”, già con il primo libro del 2005 edito da Franco Angeli dove l’ho per la prima volta presentata nei presupposti e nelle varie fasi. 
Nel Rinascimento Brunelleschi in particolare è stato il genio iniziatore della prospettiva, dell’architettura, dell’ingegneria; Leonardo ha attinto molto dal Brunelleschi. Questi quattro geni e molti altri ci parlano ancora e ci dicono che dobbiamo rimettere l’uomo al centro della società, dobbiamo metterci all’ascolto delle esigenze umane, dobbiamo approfondirle e se le facciamo veramente nostre possiamo ottenere ottimi risultati. Possiamo sintetizzare questo nell’amore per il prossimo. Amando il prossimo si ottengono grandi risultati anche di profitto, perché diventa la conseguenza della felicità dell’uomo. Questo è il lascito e l’insegnamento del Rinascimento. È quello che ho definito con il termine “Human Satisfaction”. Questo concetto è agli antipodi rispetto a quanto sostiene l’economista americano, premio Nobel, Milton Friedman, il quale sosteneva che l’impresa deve tendere a fare profitto come unico suo scopo e tanto più ne fa e tanto meglio è. E si è visto con le crisi, come quella del 2008, e con quali disastri finanziari che hanno travolto milioni di famiglie.

La misura del successo dell’impresa si valuta in termini di ricavi e di utili, più che di soddisfazione del cliente e del consumatore? 
Ci stiamo finalmente rendendo conto come sia un grande errore considerare l’essere umano solo nella veste di acquirente di beni e di servizi, nella veste di riduttivo “consumatore”. Etica, razionalità, emotività sono le tre grandi aree, che con illustri sociologi, psicologi ed economisti ho avuto la possibilità di analizzare a fondo e che sono state trascurate nel modello economico basato sul consumismo e sulla persona vista egoisticamente solo come “consumatore”. In ognuna di esse agiscono i nostri gruppi di neuroni. Andate a vedere sui grandi Dizionari il significato di “consumo”: vuol dire logorìo, distruzione, sciupìo etc. È arrivato il momento di abbandonare la visione egoistica per passare a progetti orientati alla felicità della persona e, quindi, anche della nostra.

Ricollocare la persona umana al centro della scena della società e dell’economia. Quali potrebbero essere i vantaggi per i cittadini da cui promanano esigenze e bisogni? 
Il metodo umanistico che rimette la persona umana al centro sta conquistando consensi tra gli imprenditori e anche nell’ambito accademico. È concretamente misurabile nei suoi risultati di sviluppo delle relazioni umane oltre che professionali, ed anche nei risultati di incremento della fiducia e della fedeltà ad un’impresa, oggi misurabile anche nella determinante web reputation. I vantaggi essenziali sono certamente nella soddisfazione ottenibile dai cittadini per un incremento costante della qualità dei servizi a loro destinati.

Ma questo non presuppone il cambio di paradigma nelle imprese che pur perseguendo ciascuna la propria politica commerciale e di approccio al mercato, sembrano ancora prigioniere di una logica meramente consumistica che considera le persone più che come soggetti finali, piuttosto che come mezzi per massimizzare il profitto a qualsiasi costo? 
Per uscire da questa “prigionìa” è necessario soprattutto oggi considerare un cambio di paradigma, ovvero una revisione della filosofia di base come approccio alla persona e alla società basato sul “servizio” e non sulla ricerca immediata del profitto a tutti i costi. Il profitto, se origina dal “servizio”, arriva di conseguenza come fosse un “premio” liberamente generato dalla soddisfazione delle persone. Sottolineo come sia importante partire dall’ “ascolto” delle necessità dei collaboratori e dei clienti, con il metodo Ere (Emozione-Ragione-Etica) che permette in modo scientifico di essere realizzato, oggi anche in collaborazione con l’area scientifica del Politecnico di Milano.

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