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Mentre lo Spallanzani riesce a isolare il "Coronavirus", a Wuhan muore il medico che...

Intanto, mentre cresce la tensione, si tenta a tutto campo di trovare nel più breve tempo possibile una concreta soluzione


03/02/2020

di Damiano Pignalosa


Il grado di attenzione è altissimo e gli occhi del mondo intero sono puntati sulla Cina, con misure di emergenza e prevenzione che si sono attivate in ogni angolo del pianeta. Oltre 28mila contagiati e circa 600 morti, in uno scenario apocalittico destinato ad aumentare giorno dopo giorno. Il numero dei deceduti per il coronavirus ha ufficialmente superato quelli causati dalla Sars, che nel 2003 fece 349 vittime. I contagi, invece, sono più del triplo di quelli della Sindrome respiratoria acuta grave, che contagiò 5327 persone. Un malato contagiato dal coronavirus si è suicidato a Wuhan, impiccandosi a un cavalcavia. Lo riferisce France24, precisando che l’uomo non sarebbe stato accolto in un ospedale e avrebbe deciso l’estremo gesto per non tornare a casa e contagiare di conseguenza la famiglia. Intanto, sempre a Wuhan, è morto a 34 anni, contagiato da un paziente, il medico Li Wenliang, che per primo diede l'allarme ma non fu creduto e censurato. 
Uno dei primi spiragli arriva come spesso succede proprio dall’Italia dove l’equipe dello Spallanzani di Roma, istituto per le malattie infettive, è riuscito ad isolare il coronavirus. La notizia è stata data dal ministro della Salute Roberto Speranza nel corso di una conferenza stampa: «Abbiamo isolato il virus — ha detto Speranza — e questo significa che abbiamo molte opportunità di poterlo studiare, capire e verificare meglio cosa si può fare per bloccare la diffusione. Il virus sarà messo a disposizione di tutta la comunità internazionale. Ora sarà più facile trattarlo». «Aver isolato il virus tempestivamente pone l'Italia in una posizione di vantaggio - ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito -, perché diventa un interlocutore incredibile».
Si tratta di un passaggio importante: nonostante il virus fosse già stato analizzato in Cina, l'Italia è tra i primi Paesi europei (insieme all’Istituto Pasteur di Parigi) ad aver raggiunto questo risultato. La disponibilità dei dati sul virus consentirà - spiegano i ricercatori - «di perfezionare i metodi diagnostici esistenti ed allestirne di nuovi», un riferimento, soprattutto, ai test per capire in tempi rapidi se una persona è infettata o meno. Non solo: sarà più semplice «studiare il meccanismo della malattia per lo sviluppo di cure e la messa a punto del vaccino». L’isolamento del virus 2019-nCoV era già stato ottenuto da Cina, Giappone, Australia. Italia e Francia sono gli ultimi Paesi in ordine di tempo e hanno raggiunto il risultato quasi in contemporanea.
«Avere a disposizione il virus in un sistema di coltura - ha aggiunto Maria Capobianchi, direttore del laboratorio di virologia dello Spallanzani - ci permette di provare farmaci in vitro e di fare studi di patogenesi, cioè sui meccanismi di replicazione. Sempre quando si scoprono dei virus nuovi il materiale di partenza cruciale è il virus - ha spiegato -, perché averlo a disposizione significa avere uno strumento per perfezionare la diagnosi e mettere in piedi test sierologici che ancora non ci sono e che significano la ricerca degli anticorpi, quindi la risposta delle persone all'infezione, anche in termini di risposta neutralizzante, ovverosia protettiva, capace di inattivare il virus».
Fondamentale in questo percorso di conoscenza e prevenzione per tutti restano le fonti dove recepire le informazioni corrette. Proprio per questo l’Oms si scaglia contro le fake news intorno al Coronavirus. L’epidemia del coronavirus 2019-nCoV è stata “accompagnata da una massiccia ‘infodemia’, ovvero un’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno”. Così l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel focus del report pubblicato oggi, sottolineando di essere a lavoro “per rintracciare e rispondere a falsi miti e voci” sul virus di Wuhan. Attraverso la sua sede centrale a Ginevra, i suoi sei uffici regionali e i suoi partner, l’organizzazione delle Nazioni Unite “lavora 24 ore su 24, ogni giorno per identificare le voci più diffuse che possono potenzialmente danneggiare la salute della popolazione, come le false misure di prevenzione e cure”. Tali ‘falsi miti’, tra cui il fatto che gli antibiotici e alimenti come l’aglio possano essere utili alla cura del virus, oppure la possibilità che l’infezione venga trasmessa anche attraverso lettere e pacchi postali provenienti dalla Cina, “vengono quindi confutati con informazioni basate sull’evidenza” e rese disponibili sui canali social (incluso Weibo, Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest) e il sito web dell’Oms.
Prestando la massima attenzione e mettendo in pratica le regole che giornalmente vengono comunicate dai medici per una buona prevenzione da un ipotetico contagio, il consiglio è quello di mantenere un comportamento corretto nei confronti di tutta la popolazione senza diffondere terrore e paure infondate senza un minimo di fondamento.

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