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Mercati finanziari in balìa del "virus". E lasciarsi andare alla paura e all’emotività potrebbe costar caro


09/03/2020

di Tancredi Re


Da metà gennaio i mercati finanziari sono stati in gran parte guidati dalle notizie dell’epidemia di Coronavirus. La portata dell’impatto che questa epidemia avrà sull’economia globale e sui mercati finanziari è impossibile da prevedere. La reazione dei mercati del reddito fisso, delle materie prime e delle valute è stata guidata dalla paura e dall’elevata incertezza che ha limitato la mobilità delle persone, portando a un temporaneo declino delle attività correlate: il turismo, la vendita al dettaglio offline, i trasporti, i servizi di catering e l’intrattenimento. 
Dato che Pechino è al centro di molte catene di fornitura globali, questo potrebbe avere un effetto domino in tutto il mondo. Gran parte di ciò che gli asiatici esportano in Cina sono prodotti intermedi, che vengono poi assemblati prima di essere consumati nel Paese o esportati. Gli sviluppi delle prossime settimane saranno fondamentali per avere un quadro più preciso, anche perché l’entità dello shock di offerta dipenderà dal ritmo della ripresa della produzione. 
Storicamente, le epidemie si sono rivelate grandi opportunità di acquisto per i mercati azionari, ma lo scoppio del Coronavirus non può essere paragonato a nessun’altra. Ad esempio, il virus della Sars (2002-03) colpì in un momento in cui i mercati azionari globali stavano iniziando a calare, dopo lo scoppio della bolla dei titoli informatici: la Fed aveva tagliato i tassi in modo significativo, il dollaro stava scendendo, sostenendo i mercati emergenti e gli Stati Uniti erano appena entrati in guerra con l’Iraq. 
Al contrario, nel caso dell’epidemia Covid-19, l’economia cinese e il commercio globale stavano già vacillando, a fronte di valutazioni molto elevate e mercati azionari alle prese con la fase espansiva più lunga di sempre. Ci si chiede quindi perché i mercati azionari globali siano aumentati del 2% e gli emergenti siano a un livello leggermente più basso rispetto all’anno precedente, nonostante tutta questa incertezza. Perché c’è avidità, voglia di guadagnare, di perseguire profitti sfruttando un evento drammatico, dai risvolti e dalla durata imprevedibili. Un sentimento contrario alla paura che paralizza, scoraggia, limita o dissuade dal fare, dall’investire. 
Attendere un calo prima di acquistare è sempre stata una strategia difficile da attuare nel momento in cui i mercati sono inondati di liquidità.  
L’ultimo allentamento monetario della Banca centrale cinese è stato necessario per affrontare lo shock a breve termine e per evitare danni permanenti all’economia. Dopo che le risoluzioni delle questioni relative alla guerra commerciale in dicembre, l’epidemia di Coronavirus fornisce ora una nuova scusa alle Banche centrali di tutto il mondo per tenersi pronte o per continuare l’iniezione di liquidità: reagendo a ogni crisi allo stesso modo, ogni volta hanno scoperto che è necessaria un’azione più aggressiva per produrre gli stessi effetti. 
Condizioni finanziarie più favorevoli non sono, però, d’aiuto quando l’economia non ha impieghi produttivi per la nuova liquidità: la maggior parte dei settori hanno già sufficiente capacità produttiva e quindi il denaro non ha dove andare se non nelle banche e nelle attività finanziarie. 
Che si chiami quantitative easing (in italiano significa allentamento monetario) o meno, l’acquisto di titoli (scambio di riserve con obbligazioni a breve termine), iniettando liquidità sul mercato e facendo crescere il bilancio, influenza il valore degli asset rischiosi, cioè di tutti quei prodotti più rischiosi come le azioni, o i fondi azionari. 
Il condizionamento del mercato (l’effetto Pavloviano) dalla Grande crisi finanziaria in poi è stato questo: i mercati azionari non calano quando la Fed accresce il proprio bilancio. Inoltre, la risposta estremamente aggressiva della Fed, a seguito dell’avvio del finanziamento pronti contro termine di settembre, rappresenta un altro segnale ai mercati, cioè una tolleranza molto bassa alle fluttuazioni. In altre parole le Banche centrali non vogliono affatto che i mercati finanziari calino e per sostenerne i corsi sono disposte a tutto: a indebitarsi e a far calare ulteriormente i tassi di interesse, anche se questo alla lunga può risultare destabilizzante per gli stessi mercati e i suoi operatori. 
L’operazione pronti contro termine “temporanea” iniziata nel settembre dello scorso anno assomiglia molto alle iniezioni di liquidità del 1999 con un risultato simile. 
La linea di credito speciale iniziata alla fine del 1999 per sostenere il temuto problema informatico del baco del millennio (il cosiddetto millennium bug del 2000) offre un’analogia storica con il periodo attuale. 
Dal 7 ottobre 1999, quando la Fed diede il via all’operazione, il Nasdaq, cioè l’indice tecnologico della borsa di Wall Street, iniziò una crescita del 103% fino al 24 marzo 2000, due settimane prima della sua chiusura. 
È chiaro che il bilancio della Fed e le operazioni pronti contro termine non possono spiegare il movimento del mercato azionario da sole, ma riteniamo che non debbano essere sottovalutate semplicemente perché non si chiamano QE. Quando la Fed inietta denaro, la liquidità in genere dà slancio ai titoli azionari (la maggior parte dei quali si trova attualmente nel Nasdaq). Da quando è stato aperto il finanziamento pronti contro termine lo scorso settembre, il Nasdaq è cresciuto del 21% senza guardarsi indietro. 
L’epidemia è l’ennesima causa di una ripresa globale ritardata e debole e di un commercio globale fiacco. Ha intensificato appena il messaggio contraddittorio che azioni e materie prime hanno dato per un bel po' di tempo. 
Il motivo è semplice: le Banche centrali non sono riuscite a stimolare l’economia reale tanto quanto le attività finanziarie. Ci vorrà un po’ di tempo prima di essere in grado di valutare l’entità del danno, dato che il calcolo delle statistiche macro è stato interrotto durante la lunga pausa di Capodanno. E in questo momento chi ha paura e non riesce a controllare la propria emotività rischia di perdere, a tutto vantaggio di chi è avido e sa approfittare di queste fasi avverse di mercati per guadagnare.

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