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Mercato del lavoro: richieste in arrivo dall'economia digitale e anche da quella... sostenibile

Il Rapporto Excelsior - redatto da Unioncamere e Anpal - stima che, nel quinquennio 2019-23, imprese e Pa creeranno tra 2,5 e 3,2 milioni di posti, a seconda dell’andamento dell’economia. Terziario, sanità, istruzione e manifatturiero i settori che assorbiranno più manodopera


24/12/2018

di Giambattista Pepi


Nel quinquennio 2019 - 23 il mercato del lavoro domestico potrà occupare tra 2,5 e 3,2 milioni di persone. Questi posti saranno generati da imprese di diversi settori economici, nonché dalla Pubblica amministrazione, sia per poter garantire il turnover nelle aziende sostituendo le persone che andranno in pensione, sia grazie all’espansione attesa di alcuni settori produttivi in relazione agli andamenti di mercato e del ciclo economico interno e internazionale. 
Queste preziose e incoraggianti indicazioni sull’evoluzione occupazionale scaturiscono dal Rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni di medio termine. E visto che il tasso di disoccupazione in Italia è oggi all’11,6%, ben superiore a quello medio degli anni precedenti e di poco successivi all’esplosione della Grande Crisi, farà sicuramente piacere ai lettori di Economia Italiana.it apprendere che potremo beneficiare di questa gran mole di nuova occupazione in entrata (al momento, si badi bene, soltanto stimata). Fornendo così una risposta a disoccupati e inoccupati sia di mezza età sia giovani, soprattutto nelle aree più deboli come il Mezzogiorno. 
Intanto le imprese dell’industria e dei servizi (monitorate dal citato Sistema informativo Excelsior) prevedono di attivare, tra dicembre 2018 e febbraio 2019, 1,1 milioni di contratti di lavoro (a tempo indeterminato, a tempo determinato, stagionali, a chiamata, apprendistato, in somministrazione, di collaborazione coordinata e continuativa e altri non alle dipendenze) della durata di almeno un mese solare, pari ad almeno 20 giornate lavorative. Purtroppo, solo una parte potrà essere effettivamente coperta dalle assunzioni per carenza delle figure professionali richieste. La difficoltà di reperimento si colloca infatti al 28% delle entrate previste, sei punti percentuali in più rispetto a dicembre 2017. 
Ma torniamo allo studio previsionale sulle future dinamiche del nostro mercato del lavoro, precisando, in particolare, che oltre i tre quarti del fabbisogno è connesso al turnover aziendale (2,1-2,3 milioni), mentre la crescita economica genererà, a seconda della sua intensità ed in maniera molto differenziata nei comparti produttivi, una quota di nuovi posti che si stima oscillerà dai 427mila ai 905mila. 
A trainare la domanda complessiva saranno l’economia digitale (Big data, Intelligenza artificiale, Internet delle cose) e la domanda dell’economia sostenibile (o economia circolare) che richiederanno il coinvolgimento, rispettivamente, di 213mila e 481mila lavoratori. 
In tale ottica Unioncamere ha elaborato i dati sui fabbisogni professionali dei prossimi cinque anni prendendo a riferimento due scenari di previsione economica predisposti da organismi istituzionali internazionali e nazionali, con l’obiettivo di fornire al sistema della formazione e alle politiche attive del lavoro indicazioni utili sulle possibili tendenze del mercato in funzione degli andamenti economici che si potrebbero verificare. 
A fronte delle differenze tra lo scenario A (formulato sulla base delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale contenute nell’outlook di ottobre che prevede per il nostro Paese un Pil in crescita dello 0,6-0,7%) e lo scenario B, che fa riferimento alle previsioni della Nota di aggiornamento del Def su cui si basa il disegno di legge di Bilancio 2019 del Governo. Vale a dire una crescita media del Pil nel prossimo triennio dell’1,4%, sebbene sia già stata ribassata all’1 per cento. Crescita che, secondo alcune fonti, potrebbe addirittura scendere sotto questa quota. Da qui una forbice nel fabbisogno di circa 700mila occupati nel prossimo quinquennio. 
Il comparto suscettibile di offrire più posti è il terziario (608mila-699 mila unità), seguito da sanità e istruzione (513mila-629mila unità), nonché dall’industria manifatturiera (333mila-471mila posti di lavoro). 
Ma quali saranno le figure professionali che serviranno maggiormente alle imprese nel prossimo quinquennio? In primis, trasformazione digitale ed economia sostenibile alimenteranno i piani di assunzione delle imprese, rappresentando circa il 30% del fabbisogno occupazionale. 
Nel dettaglio, le imprese ricercheranno tra 210mila e 267mila lavoratori con specifiche competenze matematiche e informatiche, digitali o 4.0. 
Fra le figure professionali emergenti, gli esperti nell’analisi dei dati le vedono nella sicurezza informatica, nell’intelligenza artificiale e nell’analisi di mercato. L’economia sostenibile, a sua volta, avrà bisogno di 480mila-600mila lavoratori che saranno ricercati dalle imprese per cogliere al meglio le opportunità offerte dall’economia circolare, orientando i propri processi produttivi. L’esperto in gestione dell’energia, il chimico verde, l’esperto di acquisti verdi, l’esperto del marketing ambientale, l’installatore di impianti a basso impatto ambientale, sono alcuni fra i principali lavori “verdi” che saranno maggiormente richiesti dalle imprese. 
Contribuiranno ulteriormente ad alimentare la domanda di lavoro i fabbisogni espressi da alcune filiere che caratterizzano l’economia del Paese. 
Le imprese della filiera “salute e benessere” esprimeranno nei prossimi cinque anni un’esigenza occupazionale che potrà variare fra 323mila e 357mila unità, ricercando prevalentemente medici, infermieri, fisioterapisti e tecnici di laboratorio medico. 
La filiera “education e cultura” esprimerà un fabbisogno occupazionale compreso fra 134mila e 194mila unità e sarà rivolto prevalentemente a figure quali docenti, progettisti di corsi di formazione, traduttori, progettisti ed organizzatori di eventi culturali, esperti in comunicazione e marketing dei beni culturali. 
Il fabbisogno occupazionale delle imprese della filiera “meccatronica e robotica” potrà riguardare tra 76mila e 106mila lavoratori, nell’arco dei cinque anni considerati. 
Le figure più richieste saranno i tecnici per l’automazione e i sistemi meccatronici, i tecnici per la gestione, manutenzione ed uso di robot industriali, i progettisti di impianti industriali e gli addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico. 
La filiera della “mobilità e logistica” sarà alla ricerca di un numero di lavoratori compreso fra 78mila e 99mila. Le principali professioni ricercate saranno gli addetti alla logistica (magazzinieri e responsabili di reparto), i controllori del traffico aereo, navale e ferroviario ed i conducenti di mezzi pesanti. 
Infine, la filiera “energia”, con un fabbisogno compreso fra 38mila e 41mila unità, richiederà in particolare tecnici alla produzione di energia elettrica, addetti ai controlli chimici e conduttori di impianti di recupero e riciclaggio dei rifiuti e del trattamento e distribuzione delle acque.

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