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Mezzo milione di statali in uscita e il ministro Bongiorno punta su una legge incostituzionale


20/05/2019

di Artemisia


Tenetevi pronti, ci attendono lunghe file agli sportelli, liste di attesa sfibranti, personale ospedaliero ridotto all’osso e tempi biblici per qualsiasi pratica. E’ questo il risultato della fuga in massa verso il pensionamento. Ben 600 mila dipendenti pubblici lasceranno la pubblica amministrazione. Il 2019 sarà l’anno del grande esodo. Si sommeranno diverse situazioni favorevoli. Già secondo le stime del precedente governo, nel triennio appena iniziato, 450 dipendenti pubblici matureranno i requisiti per andare in pensione. A questi si aggiungono coloro che possono lasciare con Quota 100, cioè in possesso di 62 anni di età e 38 di contributi. Sono nel 2019 sono stimati 140 mila statali. Poi ci sono coloro che hanno i requisiti della legge Fornero, ovvero circa 100 mila persone. 
Un’uscita in massa che rischia di far collassare il sistema dei servizi pubblici per il brusco ridimensionamento degli organici. Già l’Inps ha lanciato l’allarme sulla liquidazione delle pratiche in giacenza, mentre negli ospedali si teme che non ci sia personale a sufficienza per far fronte non solo alla quotidianità ma anche alle emergenze. 
E’ vero che la pubblica amministrazione richiede da tempo un turn over che è stato bloccato negli anni per mancanza di fondi. Il risultato è un invecchiamento dei dipendenti chetano un’età media di 50,6 anni con un 16,4% di over 60 mentre appena il 2,8% è under 30. 
Il pensionamento massiccio potrebbe essere quindi l’occasione giusta per un’altrettanta infornata di giovani leve. Il problema però sono sempre le compatibilità con il bilancio pubblico. I sindacati sostengono che i risparmi dall’uscita di dipendenti possono essere reimpiegati per le assunzioni. Il ministero della Pubblica amministrazione non ha però fatto ancora alcuna pianificazione dei concorsi. Le prime assunzioni, in attesa dei bandi, potrebbero partire solo a metà del prossimo anno. Questo significa il rischio di avere corsie di ospedali vuote, meno agenti di polizia nelle strade e l’allungamento, come detto, dei tempi per l’erogazione delle pensioni. Insomma si rischia il collasso. Ed è quanto i sindacati hanno riferito al ministro Bongiorno. Alla questione delle nuove assunzioni si somma quella del rinnovo dei contratti. Secondo i sindaci le risorse stanziate non bastano a garantire l’aumento medio di 85 euro assicurato con gli accordi precedenti. Per incalzare il governo, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso un manifestazione per il prossimo 8 giugno. 
Intanto il ministro Bongiorno ha annunciato, al Forum della pubblica amministrazione, un disegno di legge per la creazione di un corso che consenta a chi studia all’Università, di accedere direttamente nel sistema pubblico. Si tratterebbe di un percorso accelerato. Ma i sindacati obiettano che la Costituzione prevede l’accesso alla pubblica amministrazione tramite un concorso e non è consentito il passaggio diretto dall’Università. La soluzione potrebbe essere di attingere alle graduatorie degli idonei. Si risparmierebbe tempo e la staffetta tra uscite e nuove entrate sarebbe immediata.

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