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Morte e misteri all’ombra della Madonnina. E a indagare è Zarotti, il collaudato commissario della squadra Omicidi

Con il garbo che gli è congeniale è lo stesso autore - forte di 12 presenze sugli scaffali e altre 13 storie in attesa - a introdurre il lettore fra le pieghe delle sue tre ultime storie. Costellate di personaggi ben caratterizzati, luoghi più o meno noti della sua Milano, cambi di scena ben orchestrati che invogliano alla lettura…


05/11/2020

di FILIPPO GENZINI


Premetto che sono un grafomane, che spesso si interroga se non sarebbe meglio una minor quantità a vantaggio di una maggiore qualità. Ma tant’è: sono fatto così. Motivo per cui da quando ho avuto la soddisfazione di giungere alla parola fine della prima avventura del commissario Zarotti non mi sono più fermato arrivando a metterne nero su bianco venticinque (dodici delle quali già pubblicate). E riuscendo - sempre nel tempo libero - ad applicarmi anche ad alcuni altri progetti tra romanzi e divagazioni di vario genere. 
Una bella distrazione dalla scrittura di nuove inchieste, tuttavia, è giunta insieme alla fortuna di aver trovato nel 2009 un editore. Infatti, tra il 2010 e il 2015 insieme a Robin - Edizioni del Vascello ho pubblicato nella collana I Luoghi del Delitto le prime nove storie del commissario. Un lavoro che, da neofita, avevo sottovalutato. Infatti, un conto è scrivere per sé, un altro sapere che qualcuno leggerà quello che hai creato, partendo dalla redazione e dall’editor per finire con il pubblico dei lettori. 
Quindi, fin dalla prima volta, ho ripreso in mano l’opera scelta per adeguarla all’evoluzione del mio gusto, ho lavorato con l’editor all’identificazione di quelle incongruenze che capita di lasciare tra le righe e alla ricerca di tutti gli errori di battitura, o peggio, che comunque affollano le versioni provvisorie degli scritti. Tutte attività che mi hanno tenuto abbastanza impegnato, impedendomi di produrre più di tanto nuovo materiale. Forse una storia all’anno, o poco più. 
Questo fino alla pubblicazione di Lo Scrittore di Romanzi Rosa a dicembre del 2015, appunto la nona uscita, che mi è parso aver rappresentato un’occasione persa. La trama, infatti, insieme all’enigma investigativo che lascia il lettore nel dubbio fino alla fine, resta una delle mie preferite. E anche i personaggi li ricordo come se li avessi descritti oggi, proprio perché penso di aver attribuito loro un certo spessore. Lo scrittore dalla penna fine e dal carattere ruvido e infido e i suoi due più cari amici, sui quali si concentrano i sospetti della squadra omicidi guidata da Zarotti. Uscito in un periodo di cambiamenti contingenti all’interno della casa editrice e di altri più strutturali nel mercato editoriale, purtroppo ha avuto poca risonanza sia di pubblico che di critica. 
Così, proprio questo titolo ha rappresentato la fine della prima fase della mia esperienza nella pubblicazione delle indagini di Zarotti, essendo a quel punto necessario un periodo di riflessione su cosa avesse funzionato e cosa no, facendo tesoro delle osservazioni, dei consigli e dei suggerimenti tanto da parte degli amici che sono così cortesi da leggere le mie storie che dei professionisti del settore che ho avuto la fortuna di incontrare strada facendo. 
Quando nel 2018 ho ritenuto soddisfacente il lavoro svolto sui nuovi testi, ovvero la parte di mia più diretta competenza, con la redazione di Robin - alla cui guida nel frattempo c’era stato l’avvicendamento tra la prima e la seconda generazione - abbiamo identificato altri tre titoli che ci siamo prefissati di pubblicare nel corso dei successivi diciotto mesi. 
Tutti e tre questi libri riguardano indagini che si svolgono a Milano e descrivono zone specifiche più o meno note della città, in ossequio alla cornice di riferimento della collana I Luoghi del Delitto di cui fanno parte, dedicata a scrittori di gialli radicati sul territorio. 
Il primo, che ha visto la luce nell’autunno del 2018, è Il Cacciatore di Levrieri (pagg. 396, euro18,00), che narra le indagini relative a una strage compiuta tra i corridori che frequentano i parchi e le strade milanesi, assurti agli onori delle cronache come potenziali untori in occasione della serrata di marzo. Il racconto prende avvio dal Parco Sempione, dove io stesso ho cominciato a correre quando, diciasettenne, dovevo fare fiato per partecipare a dei tornei di calcio amatoriali. Per poi spostarmi nelle altre aree verdi all’interno delle quali i milanesi possono sfogare le proprie energie represse: i Giardini di Corso Venezia, la Montagnetta di San Siro e il Parco di Trenno. Con qualche sortita in zone periferiche dove la mia fantasia ha collocato invece i poligoni nei quali gli appassionati si esercitano al tiro con l’arco o con la balestra, strumenti usati dall’assassino per colpire i corridori. 
In questo caso la scintilla all’origine della trama è stata rappresentata da un’associazione d’idee tra i corridori e un fatto di cronaca di qualche anno prima, quando uno squilibrato aveva usato arco e frecce per uccidere proprio i cigni che vivevano nel laghetto all’interno del Parco Sempione. Scritto nel corso del 2015 e ambientato l’anno prima, questa inchiesta ancora più della precedente Enigma per Zarotti rappresenta anche un pretesto per fotografare la città ai tempi dell’Expo, mentre si sta scrollando definitivamente di dosso la patina di muffa accumulata tra i tardi anni Ottanta, quando è svanita in modo definitivo la Milano da bere e la grave crisi economica del 2008-2009.  
Il secondo racconto, pubblicato nella primavera del 2019, è Omicidio al Villaggio dei Giornalisti (pagg. 476, euro 18.00) che, come si desume dal titolo stesso, ruota intorno all’omonimo quartiere. Scoperto nelle sue più intime sfaccettature recandomi presso gli uffici di un cliente che si trovano in zona e amato al punto di preferire la metropolitana all’auto per potervi passeggiare con calma, osservando i dettagli raffinati di certe ville e dei loro giardini lussureggianti nelle varie ore del giorno e della sera. In questo caso, l’ispirazione per la dinamica e il movente del delitto mi è venuta ascoltando alla radio un fatto di cronaca nera che - in quanto piuttosto banale - ben si prestava a un capovolgimento di prospettiva. Un inganno che confonderà anche il commissario, distratto tra l’altro nel corso delle indagini dalla gelosia nei confronti della moglie. Aggiungerò solo che essendo stato scritto nel 2016, Omicidio al Villaggio dei Giornalisti riflette in pieno il rinnovato splendore della città che, rifattasi il look, torna a essere davvero internazionale. 
Completa il trittico delle uscite più recenti Pubblico e Privato (pagg. 592, euro 20,00), titolo che rappresenta i due principali aspetti della vita che si intrecciano nella trama. Infatti, poiché ai tempi lavoravo al Centro Uffici in via Caldera, proprio tra il Parco di Trenno e quello delle Cave, mi era piaciuta l’idea di ambientarvi una storia sentimentale sfociata in un delitto passionale, la cui vittima fosse un dirigente di primo livello di un’azienda di distribuzione ospitata all’interno della grande struttura. 
Anche questo un pretesto per fare una sortita in un ambiente - quello del retail - che conosco piuttosto bene, essendomene occupato per circa trent’anni per motivi di lavoro. 
Tuttavia, nonostante movente e assassino non fossero poi così scontati, la trama mi è parsa un po’ troppo banale. Così ho pensato di intrecciare questa vicenda con una seconda, se possibile ancora più drammatica. L’uccisione in una piazza del centro e in pieno giorno di un magistrato con cui Zarotti stava collaborando nello svolgimento di un’inchiesta che, partita da un omicidio mascherato da suicidio, ha portato alla luce uno sconcertante intreccio di interessi tra criminalità organizzata, tessuto economico e mondo politico. 
Una complicazione quella introdotta che, innanzitutto, mi ha consentito di richiamare l’attenzione sul malaffare diffuso in Lombardia e in particolare a Milano, di cui si trova spesso traccia sui principali mezzi di comunicazione e al quale avevo peraltro già fatto cenno in alcune delle indagini precedenti. Alle quali cerco sempre di affidare anche il compito di fotografare e tramandare alcuni aspetti critici della società nella quale viviamo, considerandole un po’ tutte come dei messaggi in bottiglia destinati a essere letti chissà quando e da chissà quale tipo di lettore. 
Rendendo più complicata la vita a Zarotti ho conseguito poi un secondo obiettivo, ovvero di costringerlo a delegare completamente - benché a malincuore - le indagini sulla morte del manager della catena distributiva a Francesca Disanzio, l’ispettrice della squadra omicidi della Questura di Milano da anni al suo fianco, ma al suo battesimo di fuoco per quanto riguarda la gestione di un caso in totale autonomia. 
Il commissario, così, può concentrarsi sul movente, l’assassino e i mandanti dell’omicidio del magistrato amico insieme al suo vice Cesare Mongilli e agli altri due ispettori, Totò Quasimodo e Massimo Polillo. In un’inchiesta che lo vede rischiare la vita in prima persona. Il che non accade poi tanto spesso nei miei racconti, in quanto Zarotti e la omicidi preferiscono l’analisi degli indizi a disposizione e la formulazione di ipotesi che richiedono di ricercarne di nuovi, con un’attività prevalentemente intellettuale, all’azione che caratterizza l’operato di tanti suoi famosi colleghi. 
Se Il Cacciatore di Levrieri e Omicidio al Villaggio dei Giornalisti sono stati pubblicati nel giro di pochi mesi dalla scrittura, la prima stesura di Pubblico e Privato risale addirittura al 2005 mentre la complessità della sua genesi deriva dal fatto che, temendo la lunghezza del racconto e le dimensioni del volume, ho voluto qualche anno fa compiere l’esercizio di separare le due inchieste dando vita ad altrettanti racconti. Un lavoro che mi ha consentito di approfondirle entrambe, per poi decidere che ciascuna per conto proprio non fosse abbastanza ‘sostanziosa’. Le ho così pazientemente ricollegate, cercando di mantenere un ritmo nei cambi di scena tale da tenere chi legge incollato capitolo dopo capitolo. Ci sarò riuscito? Come sempre ai lettori l’ardua sentenza.

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