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Il massacro di tre carabinieri nel 1986, nelle campagne di Reggio Emilia, ai tempi del terrorismo: la storia d'Italia è una questione privata per Annibale Canessa, ex colonnello dell'Arma

Dalla penna raffinata e intrigante di Roberto Perrone, che si racconta ai lettori di Economia Italiana.it, un romanzo d’azione (e anche d’amore) che affonda le sue radici nei recessi più oscuri del nostro passato. Senza fare sconti ad alcuno


23/05/2019

di Roberto Perrone


Annibale Canessa compie tre storie. L’ex colonnello dei carabinieri che ha vissuto due vite e forse una terza che sta arrivando, vive la sua seconda avventura. La affronterà in questo romanzo della collana Rizzoli Noir, L’ultima Volontà (pagg. 412, euro 19,00), ambientato principalmente a Reggio Emilia e nella sua provincia. Annibale, per chi si fosse perso le puntate precedenti, è un ex colonnello dei carabinieri tornato in azione dopo un auto-esilio di un quarto di secolo, più o meno, quando a Milano, in una mattinata placida di fine aprile, vengono uccisi suo fratello Napoleone e Pino Petri, ex terrorista che lo stesso colonnello, allora maggiore, aveva arrestato alla fine della sua carriera come uomo di punta del nucleo anti-terrorismo durante gli anni di piombo. Questo primo romanzo era, appunto, La Seconda Vita di Annibale Canessa
Nel secondo Annibale, con la sua squadra, il maresciallo Ivan Repetto, fedelissimo fin dai tempi cupi in cui davano la caccia ai brigatisti, il miliardario italo-svizzero Piercarlo Rossi, detto il Vampa che, in virtù di una vecchia promessa fornisce appoggio logistico, e l’anomalo hacker Matteo Bernasconi, indagherà su una delle stragi più tremende che hanno insanguinato l’Italia. 
Questa, infine, L’ultima Volontà, è la sua indagine più complessa perché lo porterà a scavare non solo, come sempre avviene, nella stagione del terrorismo - in questo caso in uno scampolo terminale della violenza brigatista - ma anche più in là, risalendo addirittura ai tempi caotici della fine della Guerra Civile, dopo il 25 aprile del 1945, con tutto quello che accadde. 
Mi viene da dire che questo, al fondo, è un romanzo d’amore. Tutto ruota attorno a questo sentimento, l’amore che ti cambia la vita, l’amore per un’altra persona ma anche quello per sé che, portato fino alle estreme conseguenze, diventa cupo egoismo, feroce narcisismo, totale mancanza di empatia. Il primo amore è quello che dà il via al romanzo, mentre la rivelazione del secondo lo chiude. 
Tutto parte da una confessione al contrario che Sara, la cognata di Annibale Canessa, riceve da un uomo moribondo che dimostra più degli anni che ha, nella struttura protetta di Reggio Emilia dove svolge volontariato. L’uomo le racconta di aver trascorso 25 anni in carcere per un delitto che non ha commesso, il massacro di tre carabinieri in una notte di pioggia nelle campagne reggiane. Lui e altri due brigatisti sono stati condannati per quel delitto, sono stati zitti da veri soldati, ma non erano loro gli assassini. Così parte il romanzo. La confessione al contrario dell’uomo moribondo arriva a Canessa che decide di andare a fondo. E quando lo fa lui, ai tempi soprannominato “Carrarmato”, non ce n’è per nessuno. 
Più di così non si può raccontare. Solo che i nemici, come sempre, sono potenti e decisi a difendere quello che hanno, soldi, potere, influenza. Ho disegnato Canessa, l’ho scelto apposta così, facendolo diverso dagli investigatori più noti e conosciuti. Volevo qualcosa diverso. Canessa ha i suoi dubbi e le sue fragilità, ma sa governarli. Il suo tormento è il buco di una pallottola nel fianco che si fa sentire quando la valanga dei fatti e delle storie lo sta per travolgere, trascinandolo, spesso, in luoghi della sofferenza che non vorrebbe visitare. Ma neanche questo lo fermerà. 

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