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Negozi chiusi? Gli italiani scelgono lo shopping online

Le piattaforme e-commerce fanno segnare numeri da record, mentre il comparto degli esercizi fisici dovrà seriamente pensare a un cambiamento immediato nelle strategie di vendita


07/12/2020

di Damiano Pignalosa


Il lockdown, la chiusura dei negozi e le restrizioni sugli orari hanno dato un incentivo all’esplosione definitiva dello shopping online con la stragrande maggioranza degli e-commerce che hanno fatto registrare un incremento delle vendite superiore al 40% rispetto agli anni precedenti per cifre che valgono diversi miliardi di euro.
Per capire meglio le abitudini dei consumatori è intervenuta Capterra, una società statunitense specializzata nella fornitura di marketplace on line che tra il 12 e il 19 ottobre ha intervistato quasi 4mila consumatori di cinque Paesi. Oltre che sull'Italia, dove l'indagine ha coinvolto un campione di 600 persone, l'indagine si è concentrata su Francia, Spagna, Germania, Olanda.
Rispetto agli altri cittadini europei gli italiani tendono ad affidarsi più ai commenti degli utenti che già hanno acquistato i prodotti sullo store di turno piuttosto che seguire i consigli di influencer pronti a sponsorizzare qualsivoglia oggetto.
I ricercatori hanno posto a tutti le stesse domande. Sugli stili di acquisto, sulle strategie messe in atto per la verifica della qualità di un prodotto e della serietà dell'azienda che lo propone. Questo per ogni settore, passando dalla ristorazione agli hotel, dalla moda e dalla cosmesi all'elettronica. La prima novità e che praticamente tutti gli italiani, il 90%, prima di procedere con l'acquisto leggono le recensioni, al contrario di francesi, spagnoli, tedeschi e olandesi, che lo fanno solo nel 62% dei casi. E la stragrande maggioranza (il 64%) si fida abbastanza o molto dell'opinione di quanti prima di loro hanno fatto acquisti, a differenza degli altri consumatori europei, la cui fiducia si ferma al 50%.
Da questo si capisce come per gli italiani valga ancora la regola del passaparola che più di qualsiasi altra cosa risulta essere il feedback preferito per invogliare l’acquisto. Quello su cui bisogna però riflettere riguarda il cambiamento in atto nelle abitudini legate allo shopping che puntano sempre di più agli e-commerce mandando i negozianti in una crisi che sembra non avere una fine. Da una parte abbiamo i consumatori che si affidano agli Amazon di turno per la convenienza sul prezzo e la rapidità di consegna della merce. Dall’altra ritroviamo i negozianti che purtroppo sono ancorati a sistemi di vendita e promozione uguali da 40 anni a questa parte.
Partiamo dicendo che anche nelle visioni più futuristiche o catastrofistiche al momento non si corre il pericolo che gli e-commerce distruggano completamente il mercato dei negozi fisici. Come tutte le cose nel lungo periodo si troverà un equilibrio tra le due anime del commercio ma sta di fatto che, se si vogliono aumentare gli introiti, i commercianti devono per forza di cose adottare strategie e tecniche di vendita differenti e in linea con i tempi che stiamo vivendo.
Senza alcun dubbio la strada è quella della coesione, le città devono e possono vivere di commercio, ma i negozianti devono iniziare a fare rete tra di loro offrendo al pubblico, oltre la qualità dei prodotti e del servizio in loco, anche una serie di vantaggi nell’acquisto che possano essere proposti durante tutto l’anno disabituando finalmente il consumatore ad effettuare le sue spese solo in alcuni periodi ben precisi (vedi Black Friday), aspettando la promozione giusta.
Le città devono diventare un grosso Amazon a cielo aperto capace di offrire gli stessi vantaggi ma aumentando notevolmente la qualità nell’acquisto, solo così i negozianti avranno una speranza nei confronti dei colossi dell’on line, in caso contrario, l’immobilità perenne o il dito puntato verso la concorrenza digitale non farà altro che decretare il fallimento di tantissime attività e del commercio al dettaglio così come lo conosciamo.

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