Share |

Nel 2018 l'espansione dell'economia nell'area dell'euro proseguirà a un ritmo vigoroso: lo assicura il rapporto annuale della Bce


11/04/2018

Nel 2017 la ripresa economica dell'area dell'euro si è diffusa e consolidata. L'economia è cresciuta del 2,5 per cento e alla fine dell'anno si registravano 18 trimestri di crescita consecutivi. È la fase espansiva più vigorosa dell'ultimo decennio e la più estesa degli ultimi venti anni. La dispersione dei tassi di crescita fra i paesi dell'area dell'euro ha toccato il livello minimo dall'avvio dell'Unione monetaria. La robusta espansione ha fatto sì che la ripresa del mercato del lavoro progredisse a ritmo sostenuto: l'occupazione è aumentata dell'1,6 per cento collocandosi al massimo storico; questo andamento è stato sostenuto da tassi di partecipazione mai registrati prima fra donne e lavoratori più anziani. La disoccupazione è scesa al minimo dal gennaio 2009. 
È tutto rosa e fiori il Rapporto annuale 2017 presentato dalla Banca Centrale Europea. Non soltanto per quanto riguarda il 2017, ma anche in prospettiva: infatti, l’espansione economica, a giudizio della Bce, proseguirà anche nel 2018 a un ritmo vigoroso. Pertanto anche le decisione assunte dal Consiglio direttivo dell’Istituto centrale di Francoforte confermano la fiducia sulle prospettive positive sia della crescita, sia dell’inflazione. Ma vediamo ora nel dettaglio i punti salienti del documento della Bce.  Nel 2017 l'occupazione è aumentata di 7,5 milioni di unità compensando interamente la perdita di posti di lavoro registrata durante la crisi. Come negli anni precedenti, la politica monetaria della Bce ha svolto un ruolo centrale in questo percorso di ripresa e di convergenza. 
Sempre nel 2017 le asimmetrie riscontrate in passato nella trasmissione della politica monetaria si sono in larga parte risolte e i tassi di interesse sul credito erogato alle famiglie e alle imprese hanno raggiunto minimi storici in tutta l'area dell'euro. La robusta dinamica dell'economia reale, tuttavia, non è stata accompagnata da un analogo andamento dell'inflazione. Se da un lato l'inflazione complessiva è risalita rispetto ai livelli minimi del passato, collocandosi all'1,5 per cento in media d'anno, dall'altro le pressioni interne sui prezzi sono rimaste nel complesso flebili e l'inflazione di fondo non ha mostrato segnali di una sostenuta tendenza al rialzo. Le diverse prospettive per la crescita e per l'inflazione hanno influenzato le decisioni di politica monetaria assunte dalla Bce nel corso dell'anno inducendola a ricalibrare il programma di acquisto di attività. 
A ottobre il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre ulteriormente gli acquisti, passando da 60 miliardi di euro mensili a 30 miliardi di euro, ma ha anche concordato su un prolungamento del programma di almeno nove mesi fino a settembre 2018. Le decisioni del Consiglio direttivo hanno riflesso l'accresciuta fiducia nelle prospettive economiche; in questo contesto un orientamento di politica monetaria invariato sarebbe risultato sempre più espansivo. Pur generando gli effetti desiderati, la politica monetaria può anche produrre effetti collaterali. Nel 2017 la Bce ha quindi continuato a seguire da vicino i rischi per la stabilità finanziaria, che sono apparsi contenuti. Il rafforzamento della crescita in termini nominali ha contribuito a ridurre i rischi migliorando la sostenibilità del debito per imprese e famiglie. 
In entrambi i settori gli indici di indebitamento sono scesi ai livelli degli inizi del 2008, evidenziando che per il settore privato la ripresa non è avvenuta sulla scorta di un nuovo aumento della leva finanziaria. Di fatto, praticamente per la prima volta dall'avvio dell'Unione monetaria, nel settore privato si sono registrati un incremento della spesa e una contestuale diminuzione del livello di indebitamento. Anche per le banche il miglioramento della situazione economica ha offerto l'opportunità di rafforzare ulteriormente i bilanci. Un'economia più vigorosa ha contribuito a stabilizzare la redditività grazie all'incremento del volume d'affari e ai minori costi connessi alle rettifiche di valore delle attività. Le banche hanno mostrato una crescente capacità di assorbimento degli shock, con un aumento dei coefficienti di capitale primario di classe 1 (CET1) al 14,5 per cento nel terzo trimestre del 2017 e un miglioramento della qualità degli attivi. Le banche dell'area dell'euro hanno accelerato la riduzione dei crediti deteriorati (non-performing loans, NPL), che sono diminuiti dall'8 per cento dei crediti totali nel 2014 al 5,2 per cento nel terzo trimestre del 2017. Gli NPL hanno registrato un calo di 119 miliardi di euro soltanto nei primi tre trimestri del 2017, con una crescente quota di dismissioni derivante dalla cessione di crediti sui mercati secondari. In prospettiva, nel 2018 la Bce si attende che l'espansione economica prosegua a un ritmo vigoroso. 
Pur restando fiduciosa che l'inflazione converga verso l’obiettivo nel medio termine, permangono ancora incertezze riguardo al margine di capacità inutilizzata nell'economia. Occorre quindi proseguire con pazienza, costanza e prudenza nella conduzione della politica monetaria al fine di assicurare il ritorno dell'inflazione verso l'obiettivo prefissato. (G.P)

(riproduzione riservata)