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Nel buio della notte sarà una bambina l’antidoto per i nostri mali?

Un grande dolore legato a una nipotina scomparsa e Ilaria Tuti torna sugli scaffali con un romanzo scritto di getto per esorcizzarne la perdita. Rimettendo in pista il commissario Teresa Battaglia, una donna di una certa età che cattura e intriga per i suoi difetti e le sue debolezze, ma che empaticamente sa mettersi nei panni degli altri


15/02/2021

di MAURO CASTELLI


“Siamo abituati a vedere la notte come qualcosa di negativo, ma è nel buio che possiamo trovare noi stessi, coltivare le energie per rinascere”. Parole inaspettate, da parte di Ilaria Tuti, che avevamo conosciuto alcuni anni fa come persona allegra, solare, positiva. E positiva, nonostante tutto, lo è ancora, seppure segnata lo scorso agosto dalla morte della nipotina Sarah, figlia della sorella di suo marito, portata via a soli nove anni da un sarcoma. “Una bambina che si era preoccupata sino alla fine degli altri bambini, quelli senza mamma e papà. Che ci ha insegnato il sacrificio, la compassione, a soffrire con dignità. Una specie di lezione per noi adulti, troppo spesso fragili nell’affrontare le avversità…”. 
Ilaria Tuti, si diceva, un’autrice che vive in montagna ma che sogna il mare; che ha studiato Economia ma che voleva fare la fotografa; che aveva già elaborato un lutto (quello della scomparsa del padre) scrivendo, perché era “l’unica strada da percorrere quando tutto sembrava andare storto”. E ora eccola confrontarsi con questa nuova perdita, che ha voluto travasare nel suo ultimo romanzo, Luce della notte (Longanesi, pagg. 254, euro 16,80), dove a tenere la scena è un’altra bambina, Chiara, a sua volta di nove anni. 
Un romanzo scritto di getto, in due soli mesi, spinta dalla necessità di “non restare immobile quando la normalità pareva impossibile” e i cui proventi saranno devoluti al Centro di riferimento oncologico di Alviano, a favore della ricerca sul sarcoma di Ewing. E il poter condividere con i lettori questa storia “ha creato il ponte che mi consente di continuare a incontrare Sarah”. 
Di fatto un romanzo nel quale l’autrice ridà voce alla sua riuscita Teresa Battaglia, il commissario di polizia, specializzato in profiling, che lotta con il morbo di Alzheimer. Una donna di una certa età, fragile ma che non molla, peraltro benedetta fra gli altri da quel geniaccio di Donato Carrisi (“Teresa è più di una protagonista: è una luce piena di ombre cui ci si affeziona, uno spazio dentro il nostro cuore”). In buona sostanza una figura dai risvolti stimolanti che aveva tenuto banco nel romanzo d’esordio della Tuti, ovvero Fiori sopra l’inferno, un caso editoriale alla Fiera di Francoforte del 2018 conteso da editori di una ventina di Paesi, che sarebbe stata rimesso in pista nel 2019 in Ninfa dormiente
Giro di volta per contro, lo scorso anno, con Fiore di roccia, dove attraverso la voce di Agata Primus l’autrice “celebra un vero e proprio atto d’amore per le sue montagne, dando vita a una storia profonda e autentica”.  Quella dimenticata delle “portatrici”, donne di tutte le età, che aiutarono i nostri soldati al fronte durante la Prima guerra mondiale. 
Ma veniamo alla trama di Luce della notte, una storia struggente di genitorialità sofferta, di solidarietà tradita, ma anche di riscatto. Peraltro vissuta male da Teresa Battaglia, una donna che incomincia a perdere qualche colpo, che è in sovrappeso e soffre di diabete, che sa ascoltare i bambini e che in ogni caso sa mettersi in gioco. Fermo restando il suo curioso quanto intrigante rapporto con l’ispettore Marini, il poliziotto che fa parte della sua squadra e così diverso da lei, impregnato di battibecchi ma anche di ironia e di grande umanità. 
A tenere la scena è Chiara, una bambina esclusa dalla comunità a causa di un handicap che, grazie appunto all’empatica Teresa, avrà un suo riscatto trasformandosi da “mostro” che vive nell’ombra in una specie di piccolo-grande eroe. In quanto, come tiene a sottolineare l’autrice, a volte basta cambiare il punto di vista e la percezione finisce per mutare. “Forse perché non siamo più abituati a metterci nei panni degli altri”. 
Chiara, si diceva. Una bambina che “ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Che canta e conta in quel sogno, anche se il buio non vuole andarsene. Così si affida alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che trova scavando fra le radici di un albero la sconvolge. Perché forse non è stato davvero un sogno. Forse si tratta di una spaventosa realtà”. 
Manca poco a Natale, il giorno - anzi, la notte che “fumava di nubi” - in cui Chiara compirà nove anni: perché questa bambina non vede la luce del sole da non si sa più da quanto tempo. Ecco perché ci vuole “un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare”. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. 
Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che - pur tra mille dubbi e perplessità - decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un’indagine folle e insensata. Già, perché non ha senso pensare di indagare su un sogno. Però Teresa sa, anzi sente dentro di sé, che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico… E di terribile. 
In buona sostanza una specie di favola nera che si nutre di una indagine fuori dalle righe, di personaggi rodati nonché di una scrittura ben strutturata, agile e veloce, sicuramente di facile accesso. Merito che non certo nelle corde di tutti. 
Detto questo riflettori puntati sull’autrice. Ilaria Tuti è nata il 26 aprile 1976 a Gemona, in provincia di Udine, dove tuttora vive; ha studiato con profitto Economia a Udine; si propone taciturna, un po’ introversa, in ogni caso riflessiva e pacifica. Salvo poi precisare: “In compenso sono una buona forchetta e non disdegno un bicchiere di vino quando mi trovo in compagnia di amici”. 
Che altro? Vive ai piedi delle Prealpi, ma adora il mare; nel tempo libero si dedica alla pittura (ad esempio ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice); ammette di essere stonata, ma di amare le melodie, a partire dalle colonne sonore dei film. Ma soprattutto adora leggere (con un debole dichiarato per Donato Carrisi, Stephen King, Jeffrey Deaver, Joe R. Lansdale e le poesie di Alda Merini), oltre a fare lunghe passeggiate accompagnata dai suoi due cani (“Gingi e Gianni”, due femmine a dispetto del nome). 
E per quanto riguarda la scrittura? Aveva iniziato - da piccolina - a scrivere storielle nel suo diario, per poi passare in seguito a qualche raccontino. Quindi il blackout per un lungo periodo, “sin quando una decina di anni fa riprese la penna in mano per dare vita a un noir. Ferma restando la sua vicinanza alla fantascienza, una vecchia passione praticata soltanto per interposta persona.

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