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Nel cuore antico della provincia con quattro amici d'annata

Claudio Calzana mette in scena, facendo sorridere, una scombinata compagnia di giro alle prese con Buffalo Bill e il magico mondo del "sinemà"


18/05/2015

di Massimo Mistero


Ogni tanto ci vogliono autori che ti prendano per mano, facendoti dimenticare le negatività di questi ultimi anni, conditi di crisi, di mancanza di lavoro, di tasse da farti venire l'orticaria, di politici più attenti alle loro poltrone che non ai problemi della gente, di immigrati che, con tutto il rispetto che meritano, non sai più dove mettere... E il bergamasco Claudio Calzana, classe 1958, è uno dei pochi a saper giocare, piacevolmente intrigando e divertendo, con le parole e il canovaccio di una curiosa storia. Regalando sorrisi e spunti di imprevedibile comicità all'insegna di un garbato quanto surreale affresco di provincia (seppure di vecchia data).
Una storia proposta da Giunti sotto il titolo Lux (pagg. 192, euro 12,00) che, pur essendo frutto della fantasia dell'interessato, attinge però da avvenimenti realmente accaduti. In primis il fatto che il mitico Buffalo Bill (in quanti ne sono a conoscenza? «E se non sapete chi è il colonnello Cody - aggiunge l'autore - potremmo anche lasciar perdere») fosse arrivato, con il suo mitico circo, per ben due volte in quel di Bergamo: la prima nel 1894 con tanto di sfida vinta, in sella al suo cavallo, contro un ciclista locale; la seconda dodici anni dopo, ma con rivincita negata. «Sempre incrociando per un verso o per l'altro i nostri eroi, tanto da venir ripagato con egual moneta». Così come è altrettanto vero che Bergamo sia stata una città pioniera nel mondo della celluloide, con diversi locali adibiti alla settima arte. Una radicata passione ancora viva nel presente.
Detto questo, e ferma restando la realtà di buona parte dei luoghi e dei toponimi, sia pure riportati indietro negli anni, non si può disconoscere la fantasiosità del contesto. Con una annotazione dell'interessato al seguito: «Se qualcuno dei miei pochi lettori - ma speriamo proprio di no, vista la piacevolezza narrativa - sentisse risuonare un'aria familiare nei titoli dei capitoli di questo romanzo, beh, non avrebbe torto: sono altrettanti titoli di libri, e dunque autori, in qualche modo a me cari per frequentazione, affinità, persino risonanza». Un gioco, certo, ma «in forma di tributo».
Claudio Calzana, si diceva, che nella sua vita lavorativa ha amato diversificare: così, dopo essere stato insegnante, ha gestito come titolare un'impresa e attualmente si propone come direttore dei progetti editoriali e culturali della Sesaab, azienda attiva nel campo dei quotidiani. Lui che nel 2004 si era messo in evidenza con un racconto (che gli aveva fruttato il Premio Galbiate) dal quale - su suggerimento di Andrea Vitali, il noto scrittore lacustre di Bellano - avrebbe tratto, quattro anni dopo, il suo primo romanzo, Il sorriso del conte. Per poi riproporsi nel 2012 con un altro romanzo, Esperia, in abbinata al docufilm Gli anni e i giorni, sceneggiato a quattro mani con Beppe Manzi. 
E per quanto riguarda la trama di Lux? Siamo negli anni Venti del secolo scorso, nel cuore antico della provincia bergamasca. Dove incontriamo uno scombinato quartetto di amici («E io potrei essere il quinto», non manca di ironizzare l'autore) alle prese con il magico mondo del sinemà. Ovvero Carlo Milesi (fornaio e gran cacciatore di gonnelle), il fratello Dante (meccanico e pilota di automobili, uomo dotato di grande senno e notevole inventiva), Romeo Scotti (fotografo, oltre che "artista" della congrega) e Spiridone Curnis (ciclista, anzi "biciclista", spacciatore di vino da messa, nonché contumace e fedifrago).
Un manipolo di sciamannati (peraltro già in scena nel precedente romanzo Esperia) affiancato da alcune altre gratificanti figure, che vanno da don Giacomo (dalle cui devote mani passa tutto il campionario dei sacramenti) all'Enricomaria Locatelli (misterioso pianista e cantante, che al suo nome "tutto attaccato" ci tiene da matti), dall'Esperia Milesi (la tenace figlia del Dante, ancorché capace di sospiri amorosi) all'Ulderico Manzi (pignolo archivista del quotidiano locale). Senza trascurare Gervasio Berlendis (un commissario di pubblica sicurezza "corto al garrese") e ovviamente il colonnello Cody.
L'antefatto - come da sinossi - ci riporta al 1906, quando Buffalo Bill nega la rivincita al Curnis, a suo tempo sconfitto in un confronto diretto - come accennato - dal mitico eroe americano. In buona sostanza non c'era stata trippa per gatti per l'amico in "bicicletto" e quindi... Ma ai quattro amici la cosa non va giù e decidono di vendicarsi rubando quel che si può dalla cassa del suo circo. Ma il malloppo sarà sottratto solo dal Curnis e dalla sua bella (Elen)Ona, in fuga d'amore a Parigi. Adesso che il Curnis è tornato con un borsone nero, gli amici sperano in chissà cosa, ma dentro la borsa ci sono solo alcune bobine di film e, con loro, il sogno del sinemà. Aprire cioè un cinema a Bergamo, uno dei primi, per far sognare tutti davanti al lenzuolo bianco.
I film, anzi "le film" al femminile, sono però muti. Serve allora un pianista, e si recupera il sacrestano musicista che, essendo cieco, ha bisogno di qualcuno che gli racconti le scene. Ovvero Esperia, la bella e giovane figlia di Dante, che porta il nome di un'automobile e di una stella. Morale della favola? La storia d'amore tra i due giovani è praticamente assicurata.
Come si sarà capito, Lux è un romanzo strampalato e divertente che, «tra Piero Chiara e Andrea Vitali, passando dal grande cinema di Mario Monicelli», si addentra in una quotidianità di vecchia data, condita di beghe e di amori, di sogni e di birichinate. Regalandoci - a fronte di una scrittura fresca e intrigante - momenti di piacevolissima lettura. Un lavoro, quindi, che sarebbe un peccato non portarselo a casa.

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