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Nella relazione con il prossimo, l'uomo riscopre se stesso

L’antropologo Marc Augé esorta a farsi promotore di una rivoluzione che rimetta al centro non l’individuo ma la persona, non il consumo ma la creatività


24/09/2018

di Giambattista Pepi


“Per vivere nei luoghi contemporanei è necessario eseguire una serie di azioni liminali (la latino limen, che significa “soglia”), in particolare quando siamo costretti a dichiarare la nostra identità per passare da uno spazio all’altro. Oggi è quasi necessario fornire le generalità; forse in futuro questa pratica sarà obbligatoria ed in ogni caso lo è già all’uscita, se si paga con una carta. Si fa la stessa cosa per poter entrare in un qualsiasi ministero, o ufficio amministrativo o grande impresa. L’esistenza di un “limen” nei mondi contemporanei costituisce uno stato intermedio tra il luogo ed il non luogo”. 
È Marc Augé (antropologo, filosofo e scrittore francese, presidente dell’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales dal 1985 al 1995 e autore di best seller tradotti in tutto il mondo) a definire non luoghi (in contrapposizione ai luoghi) quelli “in cui non siano simbolizzati né l’identità, né la relazione, né la storia” (anche se precisa “ciò che è luogo per alcuni può essere non luogo per altri e viceversa”). Non luoghi sono quelli di passaggio, come ad esempio, le stazioni ferroviarie e della metropolitana, i porti, i luoghi di confine, i treni, le navi, gli aerei “dove gli individui sono costretti a transitare per vari motivi, ma in cui non sono obbligati a tessere rapporti interpersonali”. 
In questi non luoghi che sono anche i tablet, i cellulari, i computer, Augé riscontra un deficit di identità, di relazione e di storia. L’uomo si spersonalizza, perde la sua identità, la capacità di essere una persona umana, di entrare in relazione con gli altri suoi simili, diventa un uomo cyber, solo ed evanescente come le immagini riflesse in uno specchio d’acqua. 
Nel libro Cuori allo schermo. Vincere la solitudine dell’uomo digitale (Piemme, pagg. 162, euro 16,50), tradotto dal francese a cura di Anna Maria Foli (l’opera è stata pubblicata nel 2004 da L’Harmattan con il titolo Dialogue avec Marc Augé. Autour d’une antropologie de la mondialisation), Augé dialoga con Raphael Bessis (psicologo e dottore di ricerca in antropologia e filosofia alla Sorbonne Université) intorno ad un’antropologia della globalizzazione il cui programma viene da lui stesso definito in questi termini: “Non è più una questione di etnografare le società “pure”, costituite in totalità chiuse e autonome, ma studiare il fenomeno stesso della convivenza tra mondi diversi all’interno dello stesso spazio, quello che è contemporaneo con noi e di cui siamo allo stesso tempo attori e spettatori”. 
Secondo Augé oggi “il mondo intero è diventato un non luogo”. Di fronte infatti agli schermi di tablet, telefoni cellulari e computer il tempo planetario viene percepito in accelerazione e, allo stesso tempo, ridotto ad un puro presente che ci condanna all’ostentazione superficiale ed all’oblio immediato. In questo presente segnato dalla velocità e dal potere dell’immagine, l’ordine sequenziale delle nostre esistenze risulta frammentato, trasmettendo la sensazione di disorientamento del viaggiatore d’affari, che passa da un albergo all’altro, sentendo che la vita scorre altrove. 
“Nell’individualismo passivo dedito al consumo di notizie, immagini ed oggetti” promosso dalla mondializzazione di internet, il singolo è costretto a cercare da solo il senso della propria esistenza, vivendo, proprio per questo, una “solitudine vertiginosa” all’interno di una crisi profondamente relazionale, e, quindi, sociale. 
Oggi il web ci dà l’illusione di partecipare in prima persona al dibattito pubblico e di mostrarci agli altri per come siamo, ma in realtà ci trasforma da esseri fatti di corpo, reciprocità e parole in “fantasmi digitali”. 
Con questo libro Augé esorta l’uomo contemporaneo a farsi promotore di una “rivoluzione” gentile che rimetta al centro del mondo non l’individuo ma la persona, non il consumo ma la creatività.

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