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Nella saga dei Poldark prende corpo l'ombra di un potente nemico, George Warleggam

In libreria il quarto episodio della serie storica scritta dal geniale Winston Graham e oggetto di due significativi adattamenti Tv


05/03/2018

di Catone Assori


Si rimescolano le carte in casa Poldark, il protagonista della saga - forte delle dodici puntate nate dalla fantasia del rimpianto Winston Graham - che a detta dei più si propone alla stregua di un lungo romanzo storico, con milioni di copie vendute in giro per il mondo e due adattamenti televisivi di grande successo, entrambi prodotti dalla Bbc: la prima volta nel lontano 1975 e la seconda nel 2015 (che in Italia sta andando in onda su laEffe). E proprio nel quarto episodio ci imbattiamo in quello che meno ti aspetti: vale a dire il cedimento sentimentale della pudica e rispettosa, ma anche caratterialmente forte, Demelza, moglie di Ross Poldark. Ovvero l’intrigante figura nata dalla collaborazione dell’autore con Jean Williamson, la donna che aveva conosciuto nel 1926 appena tredicenne e della quale si era innamorato follemente, per poi sposarla tredici anni dopo. 
Pubblicate in Inghilterra a partire dal 1945, queste avventure (incentrate appunto sulla figura di Ross Poldark, ribelle e gentiluomo, nel periodo che va dal 1783 al 1820) hanno trovato casa in Italia per i tipi della Sonzogno che, dopo aver dato alle stampe Ross Poldark nel 2016, Demelza e Jeremy Poldark nel 2017, ha pubblicato ora Warleggan (pagg. 456, euro 19,00), un lavoro anche in questo caso piacevolmente tradotto da Maura Parolini e Matteo Curtoni, capaci di regalare lo smalto giusto ai personaggi nonché a intriganti quanto fosche ambientazioni. Ovvero quelle della Cornovaglia, al centro della storia in un anno caldo e ricco di eventi, il 1792. 
E se il primo volume della saga era incentrato sulla figura di Ross, un uomo orgoglioso in cerca di riscatto, dotato di un profondo senso per la giustizia sociale pur senza proporsi un moralizzatore; se nel secondo la scena veniva riservata a  Demelza, la bella e brillante figlia di un povero minatore nonché domestica in casa Poldark, una donna fiera e dal carattere volitivo andata all’altare proprio con il riservato Ross (nozze che avevano scandalizzato i nobili benpensanti dell’epoca); se il terzo lavoro della serie si era rapportato con la vita privata dei due sposi, alle prese con la drammatica morte della figlia Julia e i guai giudiziari in cui era incappato lo stesso Ross, il quarto episodio ci regala invece ben altre emozioni. Anche se la musica non cambia più di tanto. 
Di fatto la storia si rifà, ancora una volta, a un periodo in preda a tensioni sociali, diritti da difendere e lotte per la sopravvivenza, oltre che impregnato - ci mancherebbe - di tormenti amorosi. Con i nostri due protagonisti a vivere un periodo si stallo. Nel senso che, dopo diversi anni di incomprensioni e amarezze, sembrano aver ritrovato la strada giusta, se non felice. E quanto meno priva di contrasti apparenti: Demelza si prende infatti cura del piccolo Jeremy, Ross è invece alle prese - mentre l’Europa si trova in balìa dei venti di guerra della Rivoluzione francese - con una nuova ricerca mineraria in compagnia del cugino Francis. 
L’impresa, però, non è senza rischi e il successo economico o il collasso finanziario dipendono da una varietà di circostanze, non sempre prevedibili. “Così, quando il destino colpisce i Poldark con un'inattesa tragedia, la prospettiva della bancarotta si fa più concreta. Ed è in queste drammatiche circostanze che l’antica passione (devozione?) di Ross per Elizabeth torna a divampare, trascinandolo oltre i limiti della ragione, mentre Demelza, umiliata e in preda a sentimenti di vendetta, comincia a cedere all’insistente corteggiamento di un fascinoso ufficiale scozzese. Così il loro quotidiano sembra poter incanalarsi, da un momento all’altro, verso la rottura”. 
Non bastasse - a complicare le cose - si fa sempre più pressante l’ombra di un potente nemico, George Warleggan, che questa volta si allunga fino a lambire le zone più intime e segrete del cuore di Ross. Perché su Nampara Cove, la casa dei nostri due protagonisti, grava una forte ipoteca (una cambiale di mille sterline a un tasso da usurai) proprio nelle mani dei Warleggan, una famiglia di origini plebee diventata fra le più ricche della contea. E per quanto riguarda George? È il primo del suo nucleo familiare ad aver studiato, oltre ad aver ricevuto un’educazione aristocratica. Lui che è amico d’infanzia di Francis e, non bastasse, si è invaghito della citata Elizabeth Chynoweth, di stanza a Trenwith, una magione costretta a rapportarsi con i resti di un passato splendore. E proprio Elizabeth, una delle donne più invidiate d’Inghilterra per la sua bellezza, era stata - lo ripetiamo - il primo e mai sopito amore di Ross. 
Detto del libro, come gli altri della saga di piacevolissima lettura, spazio alle note sull’autore. Per la cronaca Winston Graham, nato a Manchester il 30 giugno 1908 (figlio di un importatore di tè), era morto a Londra il 10 luglio 2003 dopo aver vissuto a lungo in Cornovaglia. Proprio nei luoghi dove aveva ambientato la sua storica avventura narrativa tradotta in una quarantina di Paesi. 
Che altro? In gioventù Winston, in seguito all’improvvisa morte del padre a causa di un ictus, si era dovuto confrontare con non poche difficoltà finanziarie, superate lavorando in campo editoriale, oltre che pubblicando racconti sul Windsor Magazine, un mensile di narrativa. E proprio la narrativa (non dimentichiamoci che Graham ha firmato anche il famoso thriller Marnie, portato sul grande schermo nel 1964 da Alfred Hitchcock: un film che a sua volta ha lasciato il segno nella storia della cinematografia) lo avrebbe fatto diventare ricco e gli avrebbe spalancato le porte della presidenza dell’associazione Society of Authors d’Inghilterra e di quelle di membro della Royal Society of Literature. Oltre a essere insignito nel 1983 del titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.

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