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Nella vita di coppia si passa dall'amore al matrimonio e, se va male, anche all'omicidio

Su questo velenoso filo conduttore si snoda l’intrigante thriller psicologico dell’inglese Jane Corry. A seguire le emozioni firmate da Arne Dahl e la leggerezza della coppia Olséni & Hansen


02/10/2017

di Mauro Castelli


«Prima c’è l’amore, poi il matrimonio (e una magnifica luna di miele in Sicilia), poi l’omicidio». È in questa successione che si sviluppa il romanzo che segna il debutto nel thriller psicologico di Jane Corry, una fra le principali autrici della narrativa inglese, che con questo lavoro ha scalato le classifiche di vendita nel Regno Unito e, a ruota, anche di quelle a stelle e strisce. Un successo, La nuova moglie (Piemme, pagg. 454, euro 18,50, traduzione di Rachele Salerno), che per certi versi si rifà a un angolo di vissuto dell’autrice la quale, un bel giorno, alla fine del suo primo matrimonio e dopo che si era persa per strada la collaborazione con un settimanale femminile che durava dieci anni («Il caporedattore era andato via e in redazione c’erano stati dei cambiamenti»), si era trovata costretta a lavorare in un carcere maschile di massima sicurezza. In quanto era stato quello «l’unico lavoro che era riuscita a trovarsi».
E nel periodo passato dentro «avrei scoperto un mondo che non avrei mai potuto immaginare. Un mondo nel quale nessuno era esattamente quello che sembrava. Un mondo al quale avevo finito per abituarmi. Persino per diventarne dipendente e, devo dire, apprezzarlo. Un mondo pieno di contraddizioni, lacrime, risate, gentilezza e rabbia; dove la fiducia bisogna guadagnarsela; dove le apparenze possono ingannare e dove la violenza è all’ordine del giorno. Ed è stato tutto questo, e non solo, a invogliarmi a scrivere La nuova moglie».
Risultato? Una trama compulsiva, a fronte di una narrazione che si addentra nell’intimo, fra le pieghe di una vita familiare segnata dall’amore, ma anche dalla gelosia. In quanto nella vita di coppia non sono sempre rose e fiori. Soprattutto se gli eventi si concatenano e succede tutto troppo in fretta. Come nel Caso di Lily ed Ed che, in men che non si dica, si conoscono, si innamorano, si sposano e vanno in viaggio di nozze in Italia, e più precisamente in Sicilia. Ma al loro ritorno dovranno confrontarsi con la quotidianità, oltre che con un po’ di cose che «non racconteresti a nessuno. Tantomeno a tuo marito».
In effetti Lily è più che mai decisa a ricominciare da zero, a concedersi un nuovo inizio e a lasciarsi alle spalle tutto ciò che del suo passato ancora la tormenta. Lei avvocato alle prime armi, in procinto di affrontare il suo primo vero caso: difendere in appello un uomo già condannato per omicidio. Un uomo nei confronti del quale, per qualche ragione che non vuole svelare neanche a se stessa, Lily comincia ben presto a provare un misto di attrazione e paura.
Intanto, «nella loro vita domestica, compare la piccola Carla, la figlia della vicina di casa. Una bambina spesso troppo sola e di cui la giovane coppia ama prendersi cura quando la mamma è chissà dove, ma che, come solo i bambini sanno fare, osserva e capisce molte più cose di quante gli adulti possano immaginare. Carla ha appena nove anni, ma ha già capito che i segreti sono una cosa potente. E che possono farle avere tutto ciò che desidera...».
Ed è appunto in questa normale quotidianità, almeno all’apparenza, che si nascondono inganni e fallimenti, mentre le bugie si gonfiano e si moltiplicano in un pericoloso crescendo. Il tutto all’insegna di una suspense strisciante, che induce il lettore a non mollare la presa, condizionato com’è dal voler sapere come la storia andrà a finire. Senza trascurare la menzione dell’autrice alla «secolare istituzione del matrimonio, che si può amare od odiare». Fermo restando che “la fede nuziale può essere il preludio di straordinari eventi…”.
Detto questo, brevi note sull’autrice, una piacevole signora di mezza età che si è nutrita, sin da piccola, dei racconti sul passato della sua famiglia, inclusi quelli sui nonni, coltivatori di gomma nel Borneo. Lei che è stata autrice sotto pseudonimo di molti libri di successo, che ha insegnato scrittura creativa alla Oxford University e che ha collaborato, e sta collaborando, con diversi giornali inglesi, tra i quali il Times e il Daily Telegraph. Lei che ora è passata alla corte della Piemme dopo che la Newton Compton le ha pubblicato Il segreto della collana di perle (una saga familiare in cui si narrano la vita, i segreti e le passioni di due donne legate da un travolgente destino), La donna con l’anello di rubini (un canovaccio incentrato su un interrogativo: può bastare un anello a legare due destini?) nonché Il segreto degli orecchini di smeraldo (tre donne, tre artiste, un unico destino: ovvero un affascinante affresco familiare che percorre un secolo di storia).

Proseguiamo. Per i tipi della Marsilio, a un anno di distanza dalla sua pubblicazione in Svezia, è arrivato sui nostri scaffali Il tempo del male (pagg. 410, euro 18,50, traduzione di Alessandro Borini), l’ultimo lavoro di quel geniaccio di Arne Dahl (pseudonimo di Jan Lennart Arnald, nato l’11 gennaio 1963 a Sollentuna, editor, critico letterario, collaboratore dell’Accademia di Svezia per i Nobel nonché curatore di una rubrica sul quotidiano Dagens Nyheter). Ultimo dei suoi romanzi, certo, ma primo episodio di una nuova serie dal ritmo serrato (una prerogativa dell’autore) e ricca di colpi di scena, che ha come protagonista un brillante sovrintendente della polizia di Stoccolma disposto a non lasciare nulla di intentato pur di arrivare alla verità, persino a spingersi oltre i confini del lecito. Dahl, si diceva, un autore tradotto in una trentina di Paesi che aveva debuttato nel 1999 con Misterioso, primo degli undici romanzi della serie del Gruppo A. Serie premiata con il Palle Rosenkrantz Prisen e con il Deutscher Krimipreis, ambientata a Stoccolma e che ha per protagonista Paul Hjelm. In seguito, nel suo percorso narrativo, Dahl avrebbe seguito strade alternative, bene e spesso fondendo il meglio dei thriller nordici con le tematiche di quelli a stelle e strisce («In questo modo - ha avuto occasione di ironizzare - si riescono a maneggiare meglio le paure»). Per poi trovare, a partire dal 2011 con Brama (che ha vinto il premio come miglior giallo dell’anno dell’Accademia Svedese del poliziesco, oltre a risultare selezionato per il Danish Academy of Crime Writers’ Award), un’ulteriore variazione sul tema, complice una nuova serie battezzata OpCop, attualmente forte di quattro lavori. E ora eccolo battere l’ennesima strada con Il tempo del male, un thriller dal taglio cinematografico, che si nutre di una storia intrigante quanto ben orchestrata e ricca di suspense. Perché a Stoccolma succedono cose strane, fatti inspiegabili; perché niente è quello che sembra, in quanto l’ovvio tende a non esserlo più e pagina dopo pagina la storia si ribalta. O forse no. Detto questo, spazio alla sinossi. Sam Berger, come detto in forza alla polizia di Stoccolma e portatore di una maniacale passione per gli orologi e i loro ingranaggi, sta cercando una ragazza di cui si sono perse le tracce da tre settimane. Alcuni testimoni dicono di averla vista salire su una macchina all’uscita da scuola, nel quartiere più in della città. Ellen Savinger, quindici anni, potrebbe essere - di questo Sam è quasi convinto - l’ennesima vittima di un serial killer ritenuto responsabile della sparizione di altre adolescenti, anche se alla centrale di Kungsholmen quasi nessuno è disposto a dargli retta. In effetti Sam Berger ha il dono di vedere «indizi che nessun altro vede, e chi se li lascia alle spalle deve conoscerlo molto bene. Una minuscola ruota dentata, per esempio, ritrovata nel labirinto sotterraneo di una casupola in rovina a nord della capitale. Una rotellina molto piccola, che conduce a una rimessa per le barche nascosta fra gli alberi e riaccende ricordi che lui pensava di avere rimosso per sempre». Sta di fatto che all’improvviso l’inchiesta si capovolge e chi indaga si ritrova a essere indagato. Il mistero attorno a Ellen «rivela infatti inquietanti connessioni con il passato di Berger, minacciando di portare alla luce un’antica verità su cui a lungo, in tanti, hanno voluto tacere».

La chiusura di rubrica? All’insegna della leggerezza con La pallina assassina (Bompiani, pagg. 380, euro 16,00, traduzione di Carmen Giorgetti Cima), un lavoro firmato a quattro mani da Christina Olséni e Micke Hansen, la nuova coppia proveniente dal Grande Freddo. Una coppia nata peraltro dal caso: si sono infatti conosciuti frequentando lo stesso circolo tennistico, scoprendo di essere entrambi innamorati di Falsterbo, una cittadina sulla costa svedese della Scania. Ed è qui che hanno ambientato una serie di romanzi (battezzata appunto I delitti di Falsterbo), pronti a nutrirsi della passione per i gialli investigativi di lei e lo stile umoristico di lui. Il risultato di questo abbraccio letterario è una lettura leggera, che si dipana fra la commedia e il brivido. Ma soprattutto una piacevolezza narrativa che, regalando sorrisi, si discosta dal corposo filone del panorama letterario nordico, spesso segnato da ombrosi paesaggi, personaggi sfuggenti, trame cupe e misteriose. Insomma, in questo caso si tratta di un giallo di evasione, peraltro ambientato nell’allegro mondo degli anziani. Detto questo, briciole di trama. In Svezia, si sa, giugno è il mese migliore per giocare a golf. Lo sanno bene i due maturi amici Egon Hjort (un ottantaduenne in forma come pochi) e Ragnar Persson (un ottantenne dal doppio apparecchio acustico, che non esce mai di casa senza il suo berretto a visiera e il suo astuccio di sigaretti), che come di consueto sono già in campo di primo mattino. E sul green vengono raggiunti da Elisabeth Ljung (signora di 78 anni di grande classe, che ama vestire di rosso ciliegia) e da sua sorella Märta Wall (a sua volta ottantenne, oltre che fresca vedova e già amante di Ragnar in gioventù). Durante la partita fra questa allegra brigata di arzilli vecchietti succede quello che non ti aspetti: il nostro quartetto trova infatti in un bunker il corpo di Sven Silfverstolfe, ricco imprenditore nonché proprietario del campo. Il morto ha un vistoso livido sulla tempia, e i quattro amici si convincono di essere responsabili della sua morte grazie a un tiro mal riuscito. Il nipote di Egon, Fredrick, interpellato sul da farsi, consiglia loro di cancellare le tracce e lasciare tutto com’è. I quattro decidono invece di inscenare un suicidio, ma vengono ovviamente smascherati. Va da sé che non sono loro i colpevoli, tanto più che Sven era detestato da molti: in primis dall’amante Madeleine, che aveva abbandonato dopo la nascita del figlio svuotandole il conto; poi da Sophia, la giovane moglie che gli rivela di aspettare un bambino che non può essere suo; per non parlare degli investitori di un suo progetto fallito. L’interrogativo è quindi uno solo: il vero assassino chi è, e, soprattutto, riuscirà a farla franca? Leggere per sapere. E sarà, statene certi, una piacevole lettura.

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