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Nessuna casa è un luogo sicuro: tutte nascondono qualcosa che è meglio non conoscere

La genialità dell’inglese Sophie Hannah si nutre di un’altra storia psicologicamente disturbante di delitti e di minacce


19/11/2018

di Massimo Mistero


Ogni volta che torna sugli scaffali l’inglese Sophie Hannah non manca di sorprendere per quella sua brillante capacità nel saper scandagliare fra “l’ordinario e lo straordinario”, nel saper dare voce a lavori psicologicamente disturbanti, nel provocare e al tempo stesso intrigare fra le pieghe di un quotidiano che non è mai quello che sembra. Lei capace di spaziare a largo raggio nella prateria letteraria, partendo dalla poesia sino ad approdare ai libri per bambini, ma soprattutto muovendosi con leggerezza nella scrittura del mistero. 
Come nel caso di Non fare domande (Garzanti, pagg. 406, euro 19,60, traduzione di Serena Lauzi), un thriller del 2015 “ambientato” in una splendida dimora, Speedwell House, “liberamente ispirata a Greenway, la casa di vacanza nel Devon che fu di Agatha Christie”, sua grande fonte di ispirazione “sin da quando aveva dodici anni”. Tanto da aver fatto resuscitare il suo Hercule Poirot in tre diversi romanzi. 
Cosa resa possibile dall’accordo con gli eredi della grande Christie (pseudonimo di Agatha Miller, nata a Torquay nel 1890 e morta a Wallingford nel 1976, la Dama dell’Impero che ha venduto la bellezza di oltre due miliardi di copie dei suoi libri), che le hanno concesso di rimettere in pista - a fronte della sua robusta abilità nell’immedesimarsi nelle vecchie atmosfere - il famoso investigatore belga, quello dalle incredibili “celluline grigie” che, strada facendo, avrebbe beneficiato degli onori del grande e del piccolo schermo. 
Ma torniamo al dunque, per ricordare che Sophie Hannah è nata a Manchester il 28 giugno 1971, figlia di un professore universitario e di una scrittrice. Lei che oggi vive a Cambridge con il marito, i due figli e il cane Brewster; lei che si propone come una fra le più interessanti scrittrici inglesi contemporanee, tradotta in una ventina di Paesi e vincitrice di numerosi premi, come il National Book Award Crime Thriller of the Year con il romanzo The Carrier uscito nel 2013. 
Lei che, da noi, ha trovato in Garzanti la sua casa editrice di riferimento (con dieci romanzi già pubblicati), beneficiando del sostegno dei lettori italiani per la sua innata capacità nello scandagliare gli angoli più inquietanti e oscuri della mente umana senza lasciare nulla al caso. E così anche in Non fare domande, dove l’autrice esplora la sottile linea di confine fra quello che sembra e quello che in realtà è. Perché ogni storia affonda le sue radici in un antefatto sconosciuto, sotto la cui superficie allignano menzogne e misteri. 
A tenere la scena in questo libro è Justine, sposata con Alex (un uomo spesso assente per motivi di lavoro) dal quale ha avuto una figlia, che ha deciso di lasciare Londra per rifarsi una vita in seguito a una serie di non meglio definiti problemi sul lavoro. E cosa di meglio per cancellare il passato se non quella bella villa abbarbicata sulle colline del Devon, circondata da rampicanti verdissimi e dalla calma del fiume che la lambisce? Senza ovviamente immaginarsi che tutte le case nascondono una storia, che a volte è meglio non conoscere. 
Sta di fatto che quando si imbatte in Speedwell House, Justine capisce subito che è il posto giusto per lei. Qui potrà infatti ricominciare tutto da capo, lontano dal caos cittadino, e dedicare più tempo a sua figlia Hellen. Ma a soli quattro mesi dal suo trasferimento, quella promessa di tranquillità finisce nel cestino della spazzatura. Ellen diventa infatti introversa e sfuggente. Un comportamento per lei insolito, al quale Justine non riesce a trovare spiegazione. 
Secondo logica narrativa, ben presto la verità verrà però a galla: fra i compiti della figlia Justine si imbatte infatti in un tema che si rifà a una breve storia di omicidi seriali commessi in passato proprio a Speedwell House. Possibile che la bambina si sia inventata tutto? Non bastasse, a inquinare ulteriormente la tranquillità così a lungo cercata, fanno seguito alcune telefonate anonime. L’interlocutrice? Una donna che si rivolge a Justine chiamandola Sandie, minacciandola peraltro di morte se non lascerà al più presto il Devon. 
Quando questa misteriosa voce le parla degli omicidi di cui ha scritto anche la figlia, Justine inizia ad avere paura e a porsi non pochi interrogativi. Cosa vuole veramente da lei quella donna? E quanta verità c’è nel racconto della figlia? E chi è George, il compagno di classe di Ellen che è stato ingiustamente espulso dalla scuola e che curiosamente nessuno ha mai visto? L’unica via di uscita è quella, costi quel che costi, di cercare di capire cosa stia succedendo prima che sia troppo tardi. Perché non può permettere che qualcuno distrugga tutto il suo nuovo mondo. Almeno, non un’altra volta...

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