Share |

Non facciamoci illusioni: dopo l'emergenza la "normalità" richiederà tempi lunghissimi

La pandemia non è infatti solo un baratro sanitario, ma un fenomeno capace di cambiare le nostre vite


23/03/2020

di Artemisia


Non facciamo tante illusioni. Quando l’emergenza sarà finita, e nessuno sa dire ancora quando accadrà, comunque non sarà totalmente finita. Ci vorrà tanto, tanto tempo per archiviare questa esperienza globale e epocale, quella che viene definita sempre più spesso, anche da capi di Stato e di governo, come una guerra. Pensavamo di essere stati messi a dura prova dalla crisi finanziaria dei mutui subprime, ma allora il nemico era la speculazione, e siamo stati in grado di affrontarlo con gli strumenti della politica monetaria e fiscale. Ora ci troviamo di fronte ad un mostro sconosciuto, subdolo, di cui ignoriamo i meccanismi di vita. I virologi sostengono che dopo aver raggiunto il picco, il contagio dovrebbe lentamente fermarsi. Ma non sappiamo, perché nessuno è in grado di fare previsioni, quanto lentamente avverrò questa regressione. 
Comunque quando le bare cominceranno a diminuire e il numero dei contagiati a regredire e quando il Governo avrà le conoscenze scientifiche per decidere che si può uscire di casa e i negozi potranno essere riaperti e le fabbriche riprendere l’attività, ebbene anche in quel momento nessuno si illuda di poter spazzare via questa esperienza in un batter d’occhio. Le stime, per quanto è possibile farne, indicano che l’emergenza potrebbe essere sospesa tra fine aprile e maggio. Questo non vuol dire cominciare preparare le valige per le vacanze, tirar dal cassetto il passaporto per tour esotici. Gran parte dei Paesi, tradizionali mete dei viaggi, saranno ancora alle prese con l’epidemia e chi ha avuto pochi contagi si guarderà bene dall’aprire le frontiere in modo indiscriminato soprattutto a chi, come gli italiani, hanno subito l’epidemia in modo più importante.
Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo della task force lombarda per l’emergenza Covid19, la vita riprenderà lentamente, tenendo a casa le persone più fragili quindi i più anziani e coloro che hanno criticità. Bisognerà comunque osservare determinate precauzioni. Gli epidemiologi sono concordi nel ritenere che andrà conservata la distanza tra le persone nei luoghi di assembramento. Bar, ristoranti, luoghi di ritrovo ma anche musei, cinema, teatri dovranno in qualche modo riorganizzare gli spazi in modo da evitare contatti ravvicinati. Lo stesso varrà per le palestre, i circoli ricreativi, i centri di incontro per gli anziani. Che ne sarà delle manifestazioni di piazza e dei cortei? Mantenere la guardia alzata sarà un obbligo anche dopo l’emergenza. 
Il Coronavirus non è stato solo un fenomeno sanitario ma sta diventando un fenomeno sociale capace di cambiare le nostre vite. Le nuove tecnologie verranno in aiuto. E’ pensabile che sarà accelerata l’informatizzazione dei luoghi di lavoro che dovranno comunque rispettare le precauzioni per evitare il riesplodere del contagio. Infatti se, come gli studiosi dicono, ma anche con tanti dubbi, l’estate, il caldo è in grado di far regredire il virus, non vuol dire che lo uccide. Potrebbe cadere in una sorta di “letargo” dal quale risvegliarsi ai primi freddi dell’inverno portato dalla consueta influenza. Per quell’appuntamento l’Italia non può farsi trovare impreparata. Con la speranza che nel frattempo si sia trovato un vaccino.

(riproduzione riservata)