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Nuovo Dpcm: in auto senza conviventi in che modo dobbiamo comportarci?


09/11/2020

Nonostante il tempo passi, continuano a tenere banco i dubbi sull’applicazione del Dpcm varato lo scorso 4 novembre ed entrato in vigore dal 6. Uno per tutti, lasciando perdere per una volta il guazzabuglio legato alle diverse colorazioni delle regioni italiane: come ci dobbiamo comportare, in auto, quando trasportiamo persone non conviventi? 
Lo facciano in quanto vigili sin troppo zelanti, magari facendo orecchio da mercante sugli affollamenti in diverse zone cittadine, si sono lasciati andare a discutibili sanzioni da quando è tornato l’obbligo di spostarsi sul territorio nazionale muniti di autocertificazione. Modulo che deve essere compilato in ogni suo campo e serve appunto per giustificare gli spostamenti. 
Purtroppo, essendo ancora molti i dubbi su ciò che è vietato, sconsigliato o su quello che invece si può fare. Il Governo ha dovuto aggiornare il suo decalogo anti-Covid cercando di venire incontro ai dubbi dei cittadini. 
Passando al dunque, come ci si deve comportare quando si hanno persone a bordo che non fanno parte del nostro nucleo familiare, vale a dire amici o parenti? Intanto è obbligatoria la presenza del solo guidatore nella parte anteriore della vettura, ferma restando una presenza massima di due passeggeri per ogni altra fila di sedili posteriori. 
Attenzione, però: è obbligatorio per tutti indossare la mascherina in tutta Italia. A meno che, cosa altamente improbabile, siano stati installati nella vettura dei separatori fisici fra la fila anteriore e quella posteriore. La qual cosa consente a chi è alla guida di non portare la mascherina. Ne consegue che non è obbligatoria la mascherina per chi guida l’auto da solo. 
Già che ci siamo, ricordiamo che anche gli spostamenti interregionali ci sono nuove regole. Ad esempio recarsi presso le seconde case è consentito solo nelle zone gialle quando entrambe le abitazioni risultino nello stesso Comune. In quelle arancio e rossa invece i cittadini possono invece spostarsi nella seconda casa (sempre all’interno del medesimo Comune) solo ed esclusivamente se vi sia la necessità di porre rimedio a rottura di impianti idraulici, crolli e altri danni gravi. Seguendo ovviamente le modalità strettamente funzionali a sopperire alle problematiche in essere. 

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