Share |

O ci riprendiamo l'autonomia o finiremo sepolti dalle tasse

Dazi punitivi, Flat tax, migranti...: una disamina sulle ultime uscite di Trump, Gentiloni, Renzi & C.


29/01/2018

di Sandro Vacchi


Da un lato c'è chi mette dazi punitivi delle importazioni straniere, abbatte le tasse, di fatto svaluta la moneta e fa volare l'economia e la Borsa; e già che c'è dice che i lavoratori devono avere buste paga più alte e diventare imprenditori. Dall'altro lato c'è invece chi promette porti aperti a tutti gli stranieri e auspica arrivi in massa di immigrati, attaccando chi parla di aiutarli a casa loro: semmai è più importante aiutare le cooperative di assistenza e distribuire soldi agli amici degli amici, vero? 
Il primo si chiama Donald Trump e fa il presidente degli Stati Uniti, il secondo è Paolo Gentiloni, quarto premier italiano consecutivo che non è stato eletto da nemmeno mezzo connazionale. Entrambi parlavano a Davos al consesso dei grandi della Terra: il primo ha suscitato molti meno sorrisetti sarcastici di un anno fa, quando le Anime Belle piangevano accorate per la vittoria elettorale di quel Buzzurro Platinato; il secondo ha fatto ridere i polli, però in modo molto educato e pacato come gli è proprio. 
A distanza di poche ore, altri due fenomeni italici hanno dato ragione alle ricette suicide del premier nostrano. Matteo Renzi, segretario del partito che ha rottamato, ha detto che la Flat tax proposta dal centro destra è una cosa ridicola, in quanto non si può consentire che un miliardario paghi la stessa percentuale di tasse di un impiegato del catasto. Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha aggiunto, con la supponenza tipica delle menti superiori della sedicente sinistra, che la proposta di Matteo Salvini di mettere dazi a difesa del made in Italy, come Trump ha fatto per il made in Usa, è l'idea più fessa che abbia mai sentito, in quanto i dazi li può imporre soltanto l'Unione Europea. 
Toh, in vista delle elezioni del 4 marzo, che minacciano di essere per lui una debacle peggiore di quella del 4 dicembre 2016, il signor Renzi cerca di recuperare voti a sinistra, fra i compagni duri e puri che detestano i ricchi, i benestanti e la classe media, visto che li hanno decimati, e peggio hanno trattato solo i poveri, i quali infatti hanno smesso di votarli, anche se aumentano mese dopo mese. Ma nel cinquantennio del mitico Sessantotto, università di tutti gli sfasciacarrozze, si poteva fare diversamente? 
La Flat tax è una tassa proporzionale e non progressiva, nel senso che si paga tutti in modo proporzionale all'imponibile. Mettiamo che la tassa sia del 20 per cento e che voi incassiate centomila euro: ne pagherete ventimila. Ne incassate cinquantamila? Pagate diecimila. 
L'imposta progressiva cresce invece in misura più che proporzionale, è sancita anche nella Costituzione ed è basata sulle aliquote: fino a ventimila euro si paga una percentuale, fino a quarantamila una percentuale maggiore, fino a sessantamila una ancora più alta e così via. Come è facile intuire, si tratta di un modello di tassazione punitivo per chi incassa, guadagna e, per i compagni, ruba di più. 
Fatto sta che se tutti pagassero il 20 per cento, al riccastro affamatore che incassa centomila euro ne resterebbero in tasca ottantamila: li spenderebbe, quindi darebbe benzina all'economia, o li investirebbe in qualcosa, quindi spingerebbe ugualmente l'economia. Se invece dovesse pagare, mettiamo, la metà del reddito in tasse, gli rimarrebbe meno da investire, sempre che non voglia fare il furbo evasore lasciando lo Stato a secco. Risultato: tasse meno strozza-cristiani significano una economia florida, come capiscono e predicano tutti gli economisti, eccezion fatta per i marxisti. 
Veniamo al secondo saputello, il ministro Calenda. Ah sì? I dazi li può mettere solamente l'Unione Europea? Non si rende forse conto di aver fatto un bell'assist proprio a Salvini, che da quando era in fasce attacca questa Europa che calpesta l'autonomia dell'Italia. Il leghista non la finisce di puntare il dito contro un euro troppo forte e insostenibile per l'economia italiana, mentre è la fortuna di quella tedesca, che era penalizzata nelle esportazioni da un marco troppo muscoloso. 
Dunque, Salvini dirà cose da fesso, secondo Calenda, che però sarebbe il caso si rivolgesse anche all'economista Alberto Bagnai, autore del fortunatissimo “La fine dell'euro” e docente di economia all'università di Pescara. «L'euro favorisce le divergenze fra le economie dell'eurozona. O diventeremo una colonia franco-tedesca oppure il sistema esploderà. Le verità sono scientificamente accertate finché qualcuno non vorrà scientificamente contestarle», ha dichiarato pochi giorni fa. 
Appunto: la sinistra italiana di sinistra non ha nulla di nulla, è quanto di più ottuso, supponente e conservatore esista in campo politico ed economico. In quello ideologico è addirittura reazionaria, capace di proporre ricette che di moderno, liberale e favorevole alla classe operaia non hanno niente, e che si richiamano invece a slogan da piano quinquennale. 
Ricordate i manifesti con su scritto “Anche i ricchi piangono”? Beh, i figli del Sessantotto la vedono così: se uno ha successo e ha fatto i soldi, deve pagare e andare all'inferno. In Italia la classe media che dichiara oltre 35 mila euro lordi l'anno paga il 53 per cento dell'Irpef complessivo, cioè fa affluire nelle casse dello Stato più della metà di quanto incassa: per mantenere finti invalidi e immigrati più o meno clandestini, per lasciare andare a pezzi la rete ferroviaria, per non alzare nemmeno le pensioni minime, per mettere su una strada gli italiani tartassati dalle banche, per rendere quello di politico il mestiere più ambito. 
Capito perché gli operai americani votano per Trump? Quelli italiani si sono estinti, avvelenati dal PD, ma il 20 per cento di voti perduti dal partito una volta di Gramsci saranno pur usciti da qualche parte, o no? 
D'Alema, la gente non è mica scema. Gentiloni, non siamo dei c... Più immigrati? Certo: per abbassare il livello delle buste paga, assumere più gente in posti precari, cosicché Renzi possa farsi bello con l’“occupazione che cresce”, ridurre le retribuzioni degli italiani e ottenere in un amen ciò che in quarant'anni nemmeno i padroni più cinici erano riusciti ad avere. E i sindacati? Fanno finta di esistere, se difendessero i dinosauri sarebbero più utili. 
Lo sa, il povero Paolino Gentiloni, che i Paesi che crescono di più sono quelli che controllano le frontiere? Quello dell'immigrazione è il grande inganno del secolo in Italia, quando non è una truffa vera e propria ricoperta dalla panna del politicamente corretto. Teniamo per loro corsi di cucina, di sci, perfino di approcci per “cuccare” le ragazze per strada. Un paradiso, per chi viveva in condizioni subumane, e non è un caso che l'avvocato Giulia Bongiorno dica che gli immigrati rappresentano un pericolo per le donne italiane. Le cronache non parlano abbastanza chiaro? 
L'Italia ha quattro milioni di stranieri, pari a quasi il 7 per cento della popolazione, e quest'anno dovrebbe crescere dell'1,3 per cento. 
L'Ungheria cresce dell'1,9 per cento, ma ha 183 mila stranieri extra UE, pari all'1,9 per cento della popolazione. La Slovacchia ha 31 mila stranieri, pari allo 0,6 per cento della popolazione. La Repubblica Ceca ne ha 261 mila (2,5 per cento), la Romania 202 mila (uno per cento), la Bulgaria 87 mila (1,2). La Francia ha sei milioni di stranieri, pari all'8,5 per cento della popolazione totale, ma moltissimi sono originari delle ex colonie africane. E dobbiamo forse ricordare gli attentati di Parigi e di Nizza? 
Il sunto di tutto questo è che ormai siamo una colonia, altroché una potenza economica, e di sovranità non ci rimane niente. Niente! Siamo al punto di doverla recuperare, per non finire estinti, a cominciare dalla sovranità monetaria. Il centro-destra propone di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con i minibot, che dovrebbero servire anche a pagare le tasse e i consumi: di fatto una moneta nazionale parallela all'euro, che aggirerebbe i trattati. 
Ci siamo auto-castrati con due revisioni costituzionali che hanno introdotto vincoli esterni limitanti la sovranità nazionale, al punto che lo Stato deve rispettare le norme dell'Unione Europea. Solo estirpando questa norma da una Costituzione ormai ridicola, e solo abrogando il vincolo di pareggio di bilancio, quindi soltanto mettendo la Costituzione e l'Italia al di sopra di ogni norma sovrannazionale, potranno essere tutelati il lavoro, il reddito, il risparmio. Altroché le barzellette del tipo “L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. 
Per recuperare sovranità dobbiamo sforare i parametri di Maastricht, come ha fatto più volte il gendarme d'Europa, proprio la Germania. Le politiche di austerità non hanno certo ridotto il debito pubblico, anzi l'hanno fatto aumentare: a dimostrazione di quanto si diceva prima, più dobbiamo pagare e stringere la cinghia, più ci impoveriamo. 
L'Istat calcola che l'economia in nero valga più di duecento miliardi di euro, pari al 12,7 per cento del Prodotto interno lordo, e abbiamo perfino inserito nel PIL l'economia sommersa, compreso traffico di droga, prostituzione, annessi e connessi: per abbellire la contabilità nazionale. Una tipica operazione all'italiana, che però fa sballare tutti i conti e i rapporti che si riferiscono al PIL, dai parametri di Maastricht sul deficit e il debito complessivo fino agli indicatori della pressione fiscale. 
E cosa si dovrebbe dire di chi ha rottamato, in combutta con la Merkel e Sarkozy, l'ultimo presidente del consiglio democraticamente eletto? 
«Ci sono oggi in Europa, in Paesi come Ungheria e Polonia, i segni di una grave regressione illiberale. E mentre in Europa risorgono i nazionalismi, l'amministrazione Trump rilancia il protezionismo. Nazionalismo e protezionismo sono nemici mortali della democrazia liberale e riformista», ha dichiarato al “Corriere della Sera” il presidente emerito Giorgio Napolitano. Ungheria e Polonia, sembrano una fissazione per lui, che dichiarò sacrosanta l'invasione sovietica di Budapest nel 1956 e non condannò certo la divisione in due della Polonia ad opera di conclamate democrazie come la Germania nazista e l'Unione Sovietica di Stalin. 
Adesso si scopre liberale ed europeista a 360 gradi. Come dovrebbe trattare la gente seria quello che si definiva popolo di santi, poeti e navigatori?

(riproduzione riservata)