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Odio, amore, delitti e tradimenti: i Borgia come non li avete davvero mai letti

Un intrigante viaggio nella Roma rinascimentale attraverso l’accattivante penna di Alyssa Palombo. A seguire Maurizio Blini con i suoi collaudati investigatori Meucci e Vivaldi


11/05/2020

di Mauro Castelli


Di tutto un po’: delitti e tradimenti, odio e amore, segreti e scandali, intrighi e alleanze attraverso un viaggio, graffiante e al tempo stesso di piacevolissima lettura, fra le pieghe della famiglia più scandalosa della Roma rinascimentale: quella dei Borgia. A farsene carico l’eclettica americana Alyssa Palombo che, ne Le confessioni dei Borgia (Piemme, pagg. 474, euro 18,90, traduzione di Rachele Salerno), dà voce a personaggi reali, sia pure con qualche dovuta eccezione. Come nel caso della domestica di basso rango Maddalena Moretti, che racconta e si racconta in prima persona: quale modo migliore di esplorare le questioni di potere attraverso gli occhi di una popolana? Anche se risulta fittizio il suo coinvolgimento nella vicenda, sebbene… 
In ogni caso gli eventi storici descritti - annota l’autrice - sono tutti accaduti per davvero. Ad esempio “la carriera di Cesare Borgia nella Chiesa e il suo allontanamento; l’invasione francese e il modo in cui fu gestita da papa Alessandro VI; i matrimoni e il divorzio di Lucrezia Borgia; l’arrivo di Sancia d’Aragona e le sue relazioni con Cesare (che a sua volta parla in prima persona per regalare alla storia un’altra significativa angolatura) e Giovanni Borgia; le campagne militari contro gli Orsini e i francesi; l’omicidio di Giovanni Borgia (rimasto irrisolto nonostante i tanti sospetti e con un interrogativo al seguito: perché papa Alessandro interruppe all’improvviso la ricerca degli assassini senza dare spiegazioni?). Fermo restando il coinvolgimento dello stesso pontefice nell’eliminazione di Girolamo Savonarola a Firenze”. 
Parimenti sono state trattate, “nel modo più accurato possibile”, le tematiche politiche e storiche di quel ruggente periodo. Anche se, trattandosi di un romanzo, qualche libertà narrativa in termini di eventi e cronologie c’è stata. Libertà volte a regalare ulteriore smalto a una storia già di per sé intrigante e per certi versi unica. 
E per quanto riguarda una delle più note accuse rivolte alla famiglia Borgia, ovvero quella secondo la quale Lucrezia abbia avuto relazioni carnali con il padre, suo fratello Cesare e, secondo alcune versioni, anche con Giovanni? “Oggi gli storici sembrano convinti che fosse infondata. Il pettegolezzo sull’incesto iniziò con un commento attribuito a Giovanni Sforza (che con questa famiglia aveva un conto in sospeso), secondo cui il papa e Cesare avrebbero voluto Lucrezia tutta per loro. In realtà la voce fu alimentata dal fatto che i Borgia erano molto legati fra loro. Ingigantendo in tal modo la cattiva reputazione della famiglia, in particolare quella di Lucrezia che non era certo una strega…”. 
Ciò detto non si può giustificare il comportamento di Alessandro VI e di Cesare, che in effetti si macchiarono di una lunga serie di peccati, dalla corruzione all’omicidio. Peccati peraltro di casa anche nelle altre famiglie rinascimentali. In ogni caso con un sospetto al seguito: come mai i Borgia si erano meritati tanta (negativa) attenzione? “A mio giudizio - annota Alyssa Palombo - ritengo che ciò sia dovuto al fatto che erano spagnoli in una città abituata a vedere solo italiani al comando”. 
Detto questo, spazio alla sinossi. “È la torrida estate romana del 1492, e la città è in piena fioritura: artisti da ogni parte d’Europa affollano le sue strade, sorgono monumenti e chiese magnificamente affrescate a rendere la città grande come un tempo. Rodrigo Borgia è appena stato eletto papa con il nome di Alessandro VI: è infatti la sua famiglia, di origini spagnole, a regnare incontrastata su Roma. Ma il primo dei suoi figli, Cesare, costretto a seguire il padre nella carriera ecclesiastica, cova gelosia e rancore per non aver potuto, invece, perseguire la gloria militare. Ed è pronto a cogliere qualunque occasione per rifarsi...”. 
In scena, come accennato, troviamo anche Maddalena Moretti. Una donna che “viene dalle campagne romane, dove ha vissuto sulla propria pelle come i capricci dei potenti possano portare il caos nel quotidiano della povera gente. Adesso, però, la sua vita è cambiata: domestica a Palazzo Borgia, è più vicina che mai al cuore del potere. E al… fascino di Cesare Borgia”. 
Tra intrighi di palazzo, ambizione smodata e segreti di cui è meglio non essere messi a parte, le vite di Maddalena e Cesare si intrecceranno sempre più pericolosamente, mentre la minaccia della guerra incombe su Roma, gettando un’ombra nera sulla famiglia Borgia nonché sul suo potere in città. E “Cesare dovrà scegliere bene le sue alleanze, dentro e fuori dalla camera da letto, se vorrà salvare il proprio posto nella Storia”. 
Che dire: un ben documentato spaccato di Storia, raccontato all’insegna del giallo, di piacevolissima lettura; un romanzo dalla potente forza narrativa che fa rivivere una seducente Città Eterna attraverso le vicende della famiglia più potente e controversa del Rinascimento. Di fatto un’altra prova d’autore per Alyssa Palombo, che vive e lavora a Buffalo (New York), città dove ha peraltro studiato al Canisius College letteratura e musica (detto per inciso suona il pianoforte e ha una formazione classica da mezzo soprano). 
Lei che ama leggere (“I libri non mi bastano mai”), viaggiare (“O quanto meno sognare di farlo”), pianificare con gli amici il prossimo Halloween, gratificarsi con le patatine fritte, collezionare felpe, pigiami e occhiali da sole. Lei che ha trovato nella scrittura il suo punto di forza, dando voce ad alcuni intriganti lavori storici, fra i quali The Violinist of Venice dedicato a una improbabile storia d’amore fra Antonio Vivaldi e la figlia di un ricco mercante.

Voltiamo libro e affidiamoci alla penna del torinese Maurizio Blini, che rimette in pista, con il solito garbo narrativo, gli inseparabili investigatori Alessandro Meucci (responsabile della sezione omicidi della polizia del capoluogo piemontese) e Maurizio Vivaldi (un ex poliziotto che si dà da fare come investigatore privato). Ovvero due amici fraterni, dai cognomi importanti, che “si integrano persino nelle loro debolezze e nelle loro fragilità”. E le cui complesse indagini si dipanano su quanto, quasi sempre, “affiora nel corso delle loro discussioni in trattoria”. 
Due personaggi “figli del loro tempo, ai quali ho regalato - ci aveva tenuto a precisare l’autore in occasione dell’uscita de La strategia del coniglio - una parte di me” e che si offrono al lettore all’insegna di quel “delicato equilibrio che attinge dalle componenti del nostro vissuto: passioni e sentimenti, dolori e inquietudini, speranze e sofferenze”. 
Meucci e Vivaldi che ora tornano in scena ne Le bugie della notte (Fratelli Frilli, pagg. 268, euro 14,90). Con Meucci (siamo nei locali della Questura di Torino) a festeggiare a suon di spumante e di pasticcini due promozioni: quelle di Federico a commissario e di La Porta a ispettore. Un’occasione per riflettere anche sul tempo che passa, su chi è andato in pensione e su chi non c’è più, oppure su chi è appena arrivato, come l’agente Claudia Morra da poco assegnata alla Omicidi. Della combriccola fa parte - poteva essere diversamente? - anche Vivaldi. Ma non dureranno molto i festeggiamenti. Anche per via di un cadavere che “galleggia leggero sul Po, impigliato in chissà che cosa”… 
In realtà in questa storia - dove alla fine tutti ne escono sconfitti - non c’è un omicidio vero e proprio da risolvere, semmai l’autore usa il suo feeling con il giallo per raccontare le devianze dell’animo umano, insinuandosi da par suo fra le crepe e le contraddizioni della nostra società, fra le sue menzogne e le sue dolorose ferite. 
A tenere la scena sono due personaggi all’apparenza normali (che so, due amici, due vicini di casa), capaci di nascondere vizi privati e pensieri malati. Di fatto Paolo Buzzi e Davide Bazzani sono due affermati professionisti. Brillanti, eleganti e convincenti. Soprattutto a parole. Il primo sostiene di essere una sorta di sensitivo e con una serie di stratagemmi coinvolge, loro malgrado, proprio le forze dell’ordine, in un susseguirsi di situazioni paradossali. Il secondo, invece, affascinato dal lato oscuro della perversione umana, decide di osare sovvertendo regole, convenzioni, morale e logica. 
In sintesi: “Due storie che scorrono senza mai incrociarsi, legate però da un pericoloso intreccio di bugie, dissimulazioni, millanterie, inganni. Perché dietro all’apparenza si cela un qualcosa di misterioso, di inaspettato”. Ma allora chi sono veramente Buzzi e Bazzani? E cosa vogliono in realtà? Un bel mistero per gli investigatori Maurizio Vivaldi e Alessandro Meucci... 
Per la cronaca Maurizio Blini - un uomo solare, possessivo, legato agli affetti e alle cose - è nato il 17 maggio 1959 a Torino (il padre Luigi originario di Treviglio, in quel di Bergamo, la madre Dorina di estrazione vicentina); lui che dopo aver frequentato a lungo Scienze politiche si era laureato in Scienze dell’investigazione presso l’Università dell’Aquila, “unico corso del genere in Italia, peraltro soppresso dopo il terremoto, sulla scia di quello americano con base a Quantico”. 
Lui appassionato di cucina, ma anche con un debole dichiarato per le arti marziali (“Sono cintura nera di karate, una disciplina che ho praticato per 25 anni, sin quando ho dovuto mollare per via di un grave incidente a una spalla”); lui che si sarebbe sposato due volte, con un figlio di primo letto che si chiama Alessandro e ha 35 anni. 
E ancora: lui che non manca di ricordare con entusiasmo - repetita iuvant -la bellissima avventura nella Polizia di Stato, iniziata nel 1978 quando ancora si chiamava “Corpo delle guardie di pubblica sicurezza”, spinto da una doppia passione: quella per l’investigazione e quella per il sindacato. “Un organismo, quest’ultimo, illegale sino al 1991, nell’ambito del quale avrei contribuito prima alla fondazione del Siulp regionale e poi del Silp-Cgil”. Portando la divisa per oltre trent’anni: il congedo risulta infatti datato 2009 con il grado di commissario, la qual cosa ha ovviamente inciso sul suo sapere in fatto di indagini. 
Che altro nel privato di questo autore? Un periodo segnato dalla pittura (“Ho fatto qualche mostra e venduto alcuni quadri prima di rendermi conto di non avere un gran talento”), seguito da un altro dedicato alla musica. Risultato? “Ho iniziato suonando la chitarra per poi passare alla tromba; ho sostenuto gli esami di ammissione alla Siae; ho inciso un paio di 45 giri come cantautore; ho fatto parte per quasi quindici anni di una band di un certo successo che si chiamava Niguarda. Infine ho seguito corsi di jazz, la qual cosa rappresenta il mio ultimo flirt”. 
Ma il suo vero amore è quello per la scrittura (fra l’altro è cofondatore dell’associazione giallisti subalpini Torinoir), che lo ha portato a dare voce, oltre a diversi racconti, a una lunga serie di romanzi. “Tutto iniziò per caso, quando 14 anni fa quando partecipai a un concorso indetto dalla rivista Polizia Moderna. Proposi un lavoretto intitolato Giulia, con protagonisti i miei Meucci e Vivaldi, successivamente messi in scena in dieci dei miei undici lavori. Un racconto che si classificò, ex aequo, al secondo posto con i complimenti al seguito di Carlo Lucarelli. 
 “Si trattò di una bella soddisfazione, che mi portò a proseguire su questa strada. Fu così che l’anno successivo arrivai sugli scaffali, per i tipi di Ennepilibri, con un’antologia intitolata Giulia e altre storie”. Raccolta seguita da Il creativo (un noir che racconta di un killer seriale e della follia legata ai traumi infantili”), poi dall’apprezzato L’uomo delle lucertole, quindi da Il purificatore, Unico indizio un anello di giada, R.I.P. Riposa in pace, Fotogrammi di un massacro, Figli di Vanni (con Gianni Fontana) e Rabbia senza volto. Nel 2018 l’approdo alla Fratelli Frilli con La ragazza di Lucento seguito a ruota dal citato La strategia del coniglio e, ora, da Le bugie della notte. 

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