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Padoan: "Per evitare guai peggiori con l'Europa serve dialogo e convincimento"

Secondo l’ex ministro delle Finanze dei governi Renzi e Gentiloni evitare l’apertura della procedura di infrazione è possibile. A patto che l’Italia eviti la contrapposizione, che avrebbe effetti deleteri (peraltro già sperimentati). E i mini Bot? Dissuadono l’opinione pubblica che l’elevato indebitamento non sia un problema


03/06/2019

di Giambattista Pepi


“La Commissione europea fa il proprio dovere. Anche l’Italia deve fare il suo. Il tempo a disposizione sta finendo e i conti pubblici devono riallinearsi alle regole vigenti nei Trattati, non può continuare a far finta di niente. Se il confronto, anziché rimanere sui binari di un rapporto corretto e leale, degenerasse in una contrapposizione, com’è avvenuto nell’autunno scorso in occasione della stesura della Legge di Bilancio 2019, per il nostro Paese sarebbero guai perché la nostra economia è debole e rischia di arenarsi”. 
Intanto, dopo il “giallo” sulla lettera finta (il cui contenuto, anticipato da indiscrezioni parlamentari e subito smentite dal ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva suscitato proteste e risentimenti del M5S, al punto da indurre il presidente del Consiglio Conte a intervenire minacciando di ricorrere ad azioni giudiziarie) è giunta a Bruxelles la lettera “vera”. Peraltro accompagnata da un documento di 58 pagine sul debito pubblico, con la quale il Governo ha risposto ai rilievi della Commissione europea sul presunto mancato rispetto della regola del debito prevista dal Patto per la Stabilità e la Crescita. Un portavoce della Commissione ha fatto sapere che le conclusioni sul contenuto “finiranno nell’analisi complessiva” del bilancio italiano, ovvero il rapporto sul debito, che sarà pubblicato assieme alle raccomandazioni economiche rivolte agli Stati membri. 
Piercarlo Padoan, ex ministro dell’Economia nei Governi guidato da Renzi e Genitoloni e che ora è parlamentare in quota Pd, intervistato da Economia Italiana.it, dice senza giri di parole ciò che pensa del confronto in corso tra Roma e Bruxelles. 
L’economista teme che l’eventuale avvio della procedura per infrazione potrebbe seriamente ripercuotersi sulle imprese che rinvierebbero gli investimenti programmati, sulle famiglie (i cui consumi verrebbero inibiti) e sui loro risparmi, uno dei punti di forza del nostro Paese. “Un rischio che si può però evitare - sostiene Padoan, che in passato è stato direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale, vicesegretario generale e capo economista dell’Ocse nonché docente in diverse università - con un atteggiamento dialogante verso Bruxelles che, se riterrà plausibili e fondati gli argomenti forniti dal Governo a giustificazione degli scostamenti dai vincoli europei, non darà seguito all’ipotetica apertura della procedura per violazione del debito”.

Nuovo round di confronto tra Italia e Ue. Si tratta della riproposizione di quanto visto lo scorso anno sulla Legge di Bilancio 2019 o questa volta sarà diverso? 
Mi auguro che la lettera che il Governo ha trasmesso a Bruxelles fornisca una risposta soddisfacente. Altrimenti ci sono i presupposti per avviare una procedura per violazione della regola del debito che verrebbe applicata per la prima volta nei confronti di uno Stato membro inadempiente e sicuramente avrebbe un impatto molto duro.

Tenuto conto dell’esito delle elezioni che ha visto i partiti pro-Europa ridimensionati e i partiti sovranisti conseguire un successo notevole, ritiene che la Commissione europea, il cui mandato scadrà nel prossimo mese di ottobre, sarà più conciliante verso l’Italia? 
Tutt’altro. Sono invece convinto che la Commissione europea, proprio perché è alla fine del suo mandato, starà bene attenta a far rispettare i Trattati e il Patto per la stabilità e la crescita, specie da parte di quei Paesi come l’Italia che nei fatti, non solo nei numeri, ha mostrato una certa riluttanza ad applicarli e a discostarsene. Questo nonostante i precedenti, pressanti inviti che Bruxelles ha fatto al Governo di far convergere il proprio bilancio verso l’equilibrio e a ricondurre su un percorso discendente il proprio debito. 
L’Italia non può continuare a traccheggiare, il tempo sta finendo e deve allinearsi alle regole vigenti. Nei prossimi giorni, se la Commissione non sarà convinta, al Governo resterà quindi poco più di un mese per indicare come correggere la rotta, altrimenti l’Ecofin (l’organismo che riunisce i ministri delle Finanze degli Stati membri dell’Ue - ndr) del 9 luglio darà mandato formale per l’apertura dell’infrazione.

Cosa rischia il Paese nel caso in cui la Commissione decidesse di aprire la procedura per debito eccessivo? 
Anzitutto il rischio più grande che corre è una manovra finanziaria immediata per l’aggiustamento dei conti e, in seguito, in sede di predisposizione della Legge di Bilancio 2020 che avverrà ad ottobre, gli investimenti dovranno essere ridotti proprio perché sarà data priorità alla riduzione del debito.

Il Governo Conte, però, il debito lo ha ereditato, non l’ha creato e i conti pubblici hanno risentito della frenata dell’economia. 
Sì. Ma non è la prima volta che la Commissione europea esorta il Governo a procedere nel rispetto dell’articolo 126.3 del Patto per la Stabilità e la Crescita che prevede che, in presenza di circostanze eccezionali, ci si possa discostare dalle regole. Lo aveva già fatto a novembre 2018. Fin da allora Bruxelles aveva avvertito l’Italia di aver violato le regole con uno scostamento di 11 miliardi di euro nel biennio 2018-19, pari allo 0,7% del Pil e che una procedura per deficit eccessivo basata sul debito era “giustificata”. L’Italia, in passato, ha sempre potuto dimostrare che c’erano state circostanze eccezionali: ricordiamo la crisi economica particolarmente dura e persistente degli anni scorsi, il terremoto nel Centro Italia e così via. Allora fu possibile ottenere una deroga perché erano state varate misure di riforma strutturale che avrebbero consentito di stabilizzare il debito e inoltre perché il sentiero di aggiustamento della finanza pubblica era considerato coerente con il rispetto dell’equilibrio di bilancio. Cosa che, invece, non è avvenuto con questo Governo.

C’è anche il rischio che cresca il deficit e non solo il debito? 
Il rischio c’è, ma bisognerà vedere come evolvono i conti nel quadro dell’andamento dell’economia nazionale, che risente di quanto sta avvenendo nello scenario internazionale.

Borghi e Bagnai, economisti della Lega, propongono il lancio dei mini Bot: titoli di Stato di piccolo taglio per pagare i debiti della Pubblica amministrazione verso imprese e professionisti. Sarebbe stata approvata una mozione bipartisan votata anche dal suo partito, il Pd. Che ne pensa? 
Non penso che funzionerebbe. E non lo dico solo da studioso, ma chiunque abbia una conoscenza di esperienze di questo tipo in molti Paesi emergenti si rende conto che ci si troverebbe in presenza di un caso di moneta parallela. E tutti i Paesi che l’hanno introdotta sono finiti in un disastro. Quindi sono fortemente contrario non solo da un punto di vista scientifico, ma anche come policy making. I mini Bot servono a illudere il Paese dissuadendo l’opinione pubblica che l’elevato indebitamento raggiunto non costituisca un problema.

Cosa rischiano gli investitori e i risparmiatori da una nuova stagione di contrapposizione tra il nostro Paese e la Commissione europea? 
L’economia potrebbe arrestarsi del tutto. Negli ultimi mesi, lo si è visto, l’economia ha ristagnato. A maggior ragione con un atteggiamento aggressivo del Governo nei confronti delle autorità europee l’economia ne soffrirebbe. Gli imprenditori rinvierebbero i loro investimenti, i consumi verrebbero inibiti e il risparmio, che è uno dei punti di forza del Paese, verrebbe falcidiato come si verificò nell’autunno scorso. Ma tutto questo, ripeto, si può evitare mediante un’interlocuzione dialogante che è possibile e auspicabile.

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