Share |

Papa Francesco: per un mondo migliore serve l’impegno di tutti

Il Santo Padre - attraverso la penna di Austin Ivereigh - ci invita a trasformare la crisi pandemica in un nuovo inizio. A sua volta il vaticanista Marco Politi racconta lo smarrimento della Chiesa davanti alla peste, ma anche la forza e il coraggio di rimettersi in gioco


07/12/2020

di Giambattista Pepi


“Da una crisi come questa non si esce uguali, come prima. Si esce o migliori o peggiori”. È il monito lanciato da Papa Francesco, che ci riguarda tutti, credenti e laici, interroga la coscienza di ciascuno, ci chiama a cogliere la tragedia che si è abbattuta con violenza sottile e perfida sull’umanità causando un’ecatombe, per farne un’occasione di riflessione su noi stessi, un’opportunità per ripensare il mondo, rinnovare le relazioni con il prossimo, condividere la responsabilità per costruire insieme un mondo migliore. 
Marco Politi
, nel libro Francesco, la peste, la rinascita (Laterza, pagg. 138, euro 12,00), racconta il momento epocale che sta vivendo la Chiesa cattolica, uno dei momenti più oscuri e drammatici della sua plurimillenaria storia. Chi non ricorda le immagini trasmesse dalle Tv o le fotografie pubblicate sui giornali del 27 marzo 2020 che riprendevano Jorge Mario Bergoglio affacciarsi solitario sul sagrato abbandonato della basilica di San Pietro? Il vecchio pontefice avanzava zoppicando, i capelli schiacciati sotto lo zucchetto, una macchia bianca, irreale sotto il cielo nerastro. 
Da quasi tre settimane la Chiesa sembrava aver cessato di esistere. Mai nella storia aveva disertato il dolore degli uomini. Con il suo gesto straordinario Francesco riempì questa assenza. Pensò allora e pensa tuttora soprattutto al dopo. Al mondo che verrà dopo la fine della pandemia. Chiede una società inclusiva, un’economia al servizio di tutti, una politica che dia voce ai più vulnerabili. Cattolici e laici hanno capito da che parte sta Jorge Mario Bergoglio. E colgono il pungolo della sua ironia quando dice: “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla”. 
Anche nel libro Ritorniamo a sognare (Piemme, pagg. 176, euro 15,90) di Papa Francesco, frutto di una conversazione con il giornalista Austin Ivereigh (tradotto dall’inglese a cura di Giuseppe Romano), il Vescovo di Roma manifesta la volontà della Chiesa di aprirsi al mondo in un modo nuovo e a un impegno rinnovato soprattutto rivolto a coloro che sono rimasti indietro e che devono essere raggiunti, salvati, recuperati, risanati, portati a vivere in una dimensione di dignità, libertà, rispetto. 
Più volte nelle omelie e nelle lettere, il Santo Padre aveva indicato la strada che l’uomo deve percorrere per sopravvivere alle sfide pressanti, urgenti, inquietanti che lo sovrastano: dalla povertà all’emergenza climatica. A maggior ragione, in questo volume, ci invita a progettare un mondo migliore dove ciascuno sia una persona da amare e l’amore e la misericordia di Dio siano le fiamme che rischiarano il nostro cammino e ci danno la forza di superarne gli ostacoli che si frappongono nella relazione tra gli uomini impedendoci di tornare a sognare. 
Nel momento più cupo della pandemia, lo abbiamo ricordato sopra presentando il volume di Politi, Francesco infranse inaspettatamente e per primo il silenzio angoscioso delle città deserte raccogliendo le domande inespresse della gente impaurita, di fronte ad una Chiesa che aveva quasi cessato di esistere: templi chiusi, fedeli spariti, niente messe, nessun sacramento somministrato. 
Proprio nel momento in cui i preti e la Chiesa avrebbero dovuto consolare gli afflitti, confortare i malati, dare l’estrema unzione ai moribondi, essere vicini al dolore di quanti hanno visto spegnarsi i loro cari nella solitudine, la Chiesa tace, è immobile. Francesco la rimette in gioco, la pone nuovamente al cento della scena del mondo, dove deve stare. 
Il Papa ha capito che le risposte di scienziati, politici ed esperti sulle cause e i rimedi di quella prova inattesa e durissima non potevano bastare e ha invitato tutti, fedeli e non credenti, a guardare più lontano, ad aprire strade verso il futuro. “Oggi il Signore ci chiede una cultura del servizio, non una cultura dello scarto. Ma non potremo servire gli altri se non lasceremo che la loro realtà ci riguardi. Per riuscirci, dobbiamo aprire gli occhi e lasciarci toccare dalla sofferenza che c’è attorno a noi”. 
Le sue riflessioni, approfondite nel lungo periodo di isolamento, sono raccolte in questo libro in cui, con parole dirette e potenti, ci invita a non lasciare che questa prova risulti inutile. 
Dopo una critica tagliente dei sistemi e delle ideologie che hanno contribuito a produrre la situazione attuale - dall’economia globalizzata, ossessionata dal profitto, all’egoismo e all’indifferenza per il prossimo e l’ambiente -, il Papa offre un piano al tempo stesso visionario e concreto per costruire un mondo migliore per tutti, un progetto che parte dalle periferie e dai poveri per cambiare la vita sul pianeta. “Dobbiamo ridisegnare l’economia in modo da offrire a tutte le persone una vita dignitosa e al tempo stesso proteggere e rigenerare la natura” raccomanda il pontefice. 
Con un’autenticità senza precedenti, e la schiettezza delle espressioni della lingua madre, Francesco confessa come, in momenti diversi, tre esperienze molto dolorose lo abbiano cambiato profondamente, migliorandolo. E intreccia il racconto di ciò che ha imparato percorrendo le periferie di Buenos Aires a sorprendenti osservazioni sulle proposte e gli interventi di vari pensatori, politici e attivisti. 
Un libro coraggioso, che semina speranza e chiama a raccolta tutti coloro che credono possibile un mondo più giusto e più sano. Mai come in questo momento Francesco si rivela pastore, padre e guida non solo per i credenti ma per tutta l’umanità. “Per uscire migliori da questa crisi - è la sua conclusione - dobbiamo recuperare la consapevolezza che come popolo abbiamo un destino comune. La pandemia ci ricorda che nessuno può salvarsi da solo”. 

(riproduzione riservata)