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Parigi fa l'offesa, benché i francesi abbiano sempre fatto la guerra economica all'Italia

Una crisi che cade in un momento delicato per l'Ue, alle prese con la ridefinizione degli equilibri interni


11/02/2019

di Artemisia


La diplomazia è al lavoro per disinnescare la miccia accesa dal vicepremier Luigi Di Maio, che potrebbe mandare in frantumi le relazioni tra Italia e Francia. L’incontro tra il ministro grillino e uno dei leader dei Gilet Gialli e il conseguente richiamo da parte dell’Eliseo dell’ambasciatore (per trovare un precedente bisogna tornare al 1940 quando il governo fascista di Mussolini dichiarò guerra alla Francia), hanno creato una situazione al limite della rottura tra i due Paesi con il rischio di ripercussioni economiche. Si è anche parlato dell’ipotesi, ventilata solo a livello di rumors, di un disimpegno dei francesi dal salvataggio di Alitalia. Se questo venisse confermato, la compagnia italiana dovrebbe cercare un partner alternativo a AirFrance-KLM da affiancare alle Fs. I tempi per tirar fuori Alitalia dalle secche si allungherebbero mettendo in pericolo la sua sopravvivenza. Al momento attinge al prestito ponte da 900 milioni ma così non può continuare. È un macigno per le casse pubbliche in questa fase di recessione e di ulteriore crescita del debito pubblico provocate dal governo gialloverde. 
La crisi dei rapporti tra Italia e Francia inoltre cade in un momento delicato in quanto si stanno ridefinendo gli equilibri all’interno dell’Europa. La firma del trattato di Aquisgrana tra Parigi e Berlino ha messo il nostro Paese in fuorigioco da un asse privilegiato. In sostanza rischiamo l’isolamento proprio nell’ambito di relazioni economiche importanti. 
Con la Francia i rapporti commerciali sono intensi. 
Nel 2017, gli scambi commerciali sono arrivati alla cifra record di 76,5 miliardi di euro (nel 2018 dovrebbe essere aumentati ancora): l’Italia con importazioni per 35,1 miliardi è terzo cliente della Francia, ma è anche il suo terzo fornitore con esportazioni per 41,4 miliardi di euro. Di più: il saldo della bilancio pende a favore di Roma. 
Secondo un calcolo di Kpmg, tra il 2006 e il 2016, la Francia ha investito in acquisizioni di aziende italiane 101,5 miliardi di euro. Quasi il doppio di quanto investito dalle imprese tricolori: 52,5 miliardi. Solo tra il 2008 e il 2017 il contro arriva a 32 miliardi di euro per 214 acquisizioni da parte dei francesi. E così la Francia è fra i paesi più impegnati in Italia dove controlla oltre 1.900 imprese in cui lavorano 250 mila dipendenti. L’Italia, invece, è all’ottavo posto fra gli investitori stranieri nelle imprese francesi. 
Parigi ha sempre mostrato grande interesse per le imprese italiane e ha alzato un muro alle mire espansionistiche delle nostre aziende. Gli investimenti francesi in Italia, dalla moda all’alimentare fino al settore bancario, sono stati un fattore positivo perché hanno mantenuto posti di lavoro e know how; è altrettanto vero che le imprese italiane in terra di Francia hanno spesso trovato muri invalicabili. E i francesi non fanno che dire che si sono comprati il meglio dell’Italia.

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