Share |

Partite iva: nel decreto Cura Italia i primi interventi per i professionisti e gli autonomi

Come richiedere i 600 euro volti a fronteggiare l’emergenza e relativi (per ora) al mese di marzo


30/03/2020

di Damiano Pignalosa


Dopo aver vissuto nel limbo delle ipotesi più disparate riguardanti gli interventi da parte dello Stato nei confronti dei detentori di partita iva, arriva da aprile una sezione dedicata nel decreto Cura Italia emanato dal Governo. Sarà possibile richiedere il bonus di 600 euro previsto per fronteggiare l’emergenza Coronavirus che, come chiarisce il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, «sarà una tantum e si riferisce per adesso soltanto al mese di marzo». 
Per quanto riguarda i requisiti obbligatori per ottenere il bonus – che non concorre alla formazione del reddito e non è cumulabile con altre indennità – è indispensabile essere iscritti alla Gestione Separata dell’Inps; non essere titolari di un trattamento pensionistico diretto; non essere iscritti ad altre forme di previdenza sociale obbligatoria a esclusione della Gestione Separata dell’Inps.
Potranno beneficiare del suddetto bonus:
– i liberi professionisti con partita Iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 (commercialisti, consulenti del lavoro, architetti, giornalisti, ingegneri, avvocati, etc.);
– i collaboratori coordinati e continuativi che abbiano un rapporto attivo al 23 febbraio 2020 e siano iscritti alla Gestione Separata dell’Inps.
– lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni Speciali dell’AGO, l’Assicurazione Generale Obbligatoria (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri);
– lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali il cui rapporto di lavoro è stato cessato in modo non volontario nel periodo dal 1° gennaio 2019 al 17 marzo 2020;
– gli operai agricoli a tempo determinato con almeno 50 giornate di lavoro agricolo dipendente nel 2020;
– lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri nel 2019 e reddito inferiore a 50mila euro.
Quindi il bonus potrà essere richiesto anche dai lavoratori autonomi o professionisti iscritti agli Ordini che non versano i contributi all’INPS, ma ad altre casse previdenziali. Tutto questo attraverso un Fondo denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza”, con criteri di priorità, modalità di attribuzione e quota del limite di spesa da definire entro trenta giorni dall’entrata in vigore del Decreto stesso. L’asticella si sta posizionando intorno ai 35mila euro di redditi dichiarati con in più una autocertificazione di un significativo calo del fatturato. La procedura coinvolgerà sempre le Casse: «I beneficiari dovranno presentare domanda presso le casse professionali di appartenenza». 
Ogni cassa previdenziale si sta anche muovendo autonomamente. Un esempio su tutti può essere quello dell’Inarcassa, di ingegneri e architetti, che prevede una proroga delle prime due rate dei contributi fino al 31 dicembre. I versamenti rateali riprenderanno, invece, dal 31 agosto. In caso di ricovero per Covid-19 prevista indennità giornaliera di 30 euro per massimo 30 giorni. Previsto per l’iscritto e per la sua famiglia un sussidio di 5mila euro in caso di decesso; 3mila euro per ricovero; 1.500 euro per positività senza ricovero. Infine il budget per il welfare, ora di 42 milioni, aumenterà di 100 milioni presi dall’avanzo di bilancio 2020.
Tutti gli enti hanno deciso lo stop dei versamenti (tranne la Cassa ragionieri che comunque non applicherà sanzioni e interessi ai ritardatari fino a giugno), ognuno con un calendario diverso. C’è chi si è allineato alle proroghe decise dal Governo ad aprile (geometri e psicologi) e chi si è spinto oltre, persino al 2021 (periti agrari). Le sospensioni riguardano tutti gli adempimenti: sia i contributi 2019-2020 che le rateizzazioni pregresse.
Una corsa affannosa che mira a tendere una mano alle categorie più colpite dal lock down figlio del Coronavirus, ma che di certo non risolve i problemi di liquidità e di blocco dei lavori con un contributo che sembra essere più che irrisorio. Questo piccolo tampone non risolve l’enorme buco che si sta creando e soprattutto non dà quelle certezze di cui aveva bisogna l’esercito delle partite iva italiane.
Provvedimenti immediati e risolutivi devono essere presi nel minor tempo possibile, i giochetti al rimando non fanno altro che aggravare una situazione che già di per sé risulta essere drammatica. All’emergenza sanitaria si somma quella economica ed è in momenti come questi che il Governo deve gestire il tutto in modo intelligente, senza cedere a ricatti ma soprattutto salvaguardando il benessere salutare e lavorativo di tutta la popolazione. Lo Stato faccia lo Stato, perché una volta finito tutto a far ripartire l’Italia ci penseranno come sempre i cittadini…

(riproduzione riservata)