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Passioni, inganni, un papa oscurantista e un re cattolico (ma con animo italiano) a 150 anni dalla Breccia di Porta Pia

Dalla intrigante penna, mai fuori dalle righe, del giornalista e scrittore Claudio Fracassi uno spaccato per molti aspetti inedito su come si viveva a Roma nel 1870, su come la città fu liberata e su come e da chi fu comprata e saccheggiata


26/10/2020

di LUCIO MALRESTA


Su quel 20 settembre 1870, quando i bersaglieri entrarono nella Roma papale attraverso la Breccia di Porta Pia, se ne sono dette tante. E non sempre rapportandosi ai fatti in maniera corretta e documentata. Questo perché a prevalere è stata, in diversi casi, una “consolidata retorica” volta a celebrare la conquista della patria italiana unita. E se da una parte si alzavano i vessilli dell’impresa, dall’altra (leggi pure la propaganda clericale) si condannava l’oltraggio alla Chiesa e al papa. Ovvero a quel Pio IX che pure viveva all’ombra della sua piccola città oscurantista. 
A fare chiarezza sui fatti, a partire da quella mattinata bellissima che anticipava l’autunno (come riportava nei suoi romantici appunti il giovane cronista Ugo Pesci, redattore del Fanfulla di Firenze, che due settimane prima - ospite per la verità poco gradito - si era messo al seguito delle truppe spedite dal Governo Lanza per occupare la città del papa e completare nei fatti l’unità d’Italia), è stato il giornalista e scrittore Claudio Fracassi, già direttore del quotidiano Paese Sera e del settimanale Avvenimenti
Lui che, nato a Milano il primo ottobre 1940, aveva iniziato la carriera proprio al citato quotidiano romano, guadagnandosi dapprima i galloni di corrispondente da Mosca, poi quello di direttore dei servizi economici, quindi di vicedirettore e infine, nel 1984, la nomina a direttore responsabile, succedendo a Pietro Pratesi. Incarico mantenuto fino al 1989, quando fu sostituito da Giuseppe Rosselli. 
Claudio Fracassi, si diceva, uno studioso di storia e dei meccanismi dell’informazione come ce ne sono pochi in circolazione. Affermazione peraltro avvallata da una lunga serie di saggi pubblicati da Mursia, e precisamente: La lunga notte di Mussolini (2002), Bugie di guerra (2003), Matteotti e Mussolini. 1924: il delitto del Lungotevere (2004), La meravigliosa storia della Repubblica dei briganti. Roma 1849 (2005), Quattro giorni a Teheran. 1943: i Tre Grandi, Hitler, un agguato (2007), La ribelle e il Papa Re (2009), Il romanzo dei Mille (2010), La battaglia di Roma 1943. I giorni della passione sotto l’occupazione nazista (2013) e Cola di Rienzo. Roma, 1347. La folle vita del rivoluzionario che inventò l’Italia (2017). 
Per la cronaca Fracassi aveva debuttato sugli scaffali nel 1972 con Cara Pravda, frutto delle sue esperienze di inviato nell’allora Unione Sovietica, seguito, tre anni dopo, da Il ciclone Natascia, libro sui mutamenti della condizione femminile nella società sovietica. Ha scritto, inoltre, alcune opere sul ruolo dell’informazione nella società contemporanea (tra le quali Sotto la notizia niente e Bugie di guerra). 
Il quale Fracassi, relativamente alla sua ultima fatica sulla Breccia di Porta Pia, tiene a precisare: “In centocinquant’anni il 20 settembre della Breccia è stato imbalsamato dalla retorica: il trionfale ritorno di Roma alla patria, oppure la nostalgia clericale per il tempo in cui il papa era anche re. Io ho scritto questo libro, innanzitutto, per recuperare la ricchezza della Storia: non solo quella militare - le cannonate, i morti - quanto le paure e le speranze della gente, la loro vita quotidiana. In quei giorni finì uno Stato che esisteva da oltre un millennio e che combatteva a colpi di encicliche, ma vennero gettati i germi economici e culturali di un pezzo dell’Italia di oggi. Anche per questo il libro non finisce con l’apertura della Breccia, ma con il racconto dell’ascesa dei nuovi poteri destinati a saccheggiare la Capitale”.


Una rara foto dell’esterno della Breccia, scattata il 21 settembre 1870

In effetti La Breccia di Roma - 1870: le passioni, gli inganni, il papa, il re (Mursia, pagg. 318, euro 18,00), che peraltro contiene un inserto fotografico con scatti d’epoca, è un saggio che si porta al seguito una raffinata considerazione: “Per capire la Roma di oggi non si può che partire da qui”. Ovvero da quel 20 settembre che aveva visto “un esercito cannoneggiare Porta Pia aprendo una breccia nelle mura, dalla quale valorosi bersaglieri e fanti, al segnale dato dal generale Raffaele Cadorna, entrarono nella Roma papale, ponendo fine al potere temporale del papato e ristabilendone l’annessione al Regno d’Italia”. 
In questo lavoro - nel quale l’autore ripercorre un evento di fondamentale importanza storica, ricostruendone gli avvenimenti con il suo stile capace di rendere un saggio accattivante quanto un romanzo - vengono raccontati i fatti anche nei minimi dettagli. Frutto di una ricerca lunga sempre attraverso la lettura di una novantina di libri di storia, biografie e diari. Ma ad aiutare Fracassi nella sua affascinante narrazione sono stati, oltre ai documenti, anche i racconti dei giovani e curiosi cronisti spediti in quei giorni da tutta Europa a seguire l’avventura di un papa, di un re, di una città da liberare (e poi da saccheggiare). 
Insomma, un lavoraccio, certo, ma una benedizione per il lettore che, finalmente, potrà farsi un’idea del come, quando, perché e in che modo avvenne l’operazione militare. Sì, perché questo libro si preoccupa soprattutto di ricostruire i fatti e di spiegarne il perché e il percome. Ad esempio: come si viveva nella Roma di Pio IX? Quali erano i ricchi, come si arrangiavano i poveri, che ruolo avevano il clero e i protettori armati stranieri? Com’era organizzato lo Stato papale, il più antico (e il più famoso) del mondo? Com’erano riusciti i bersaglieri italiani a conquistare l’obiettivo fallito da Garibaldi? E come fu possibile? 
Di fatto quella del Venti settembre non fu un’epica guerra, ma la battaglia sanguinosa di una sola mattinata, agevolata dalla rapida resa dell’esercito pontificio, comandato dal generale Herman Kanzler e costituito, fra regolari e volontari, da 13.624 uomini. Eppure quel che successe nel giro di poche ore ebbe in Italia e nel mondo un’eco enorme. 
Di fatto il lavoro portato avanti da Fracassi è servito alla “riscoperta delle vicende quotidiane nei palazzi del potere e nelle vie della città, oscurate a lungo dai fumi dell’ufficialità”. Così come è servito a cogliere “il grande senso storico della Breccia, e forse anche a interpretare la Capitale di oggi”. Fermo restando il comportamento di Pio IX. Venuta meno la protezione francese, al papa non restò che rifugiarsi in Vaticano e dichiararsi prigioniero politico. L’Italia trovava così la sua Capitale, ma, per contro, esplodeva la questione romana.

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